Se ti è capitato di sentirti in ritardo rispetto agli altri, sappi che non sei il solo. Sempre più studenti universitari sperimentano quella che viene definita FOMO, acronimo di Fear Of Missing Out, ovvero la paura di essere esclusi da esperienze importanti o di perdere opportunità che gli altri sembrano cogliere con facilità.
Apri Instagram e trovi il collega che ha appena concluso un tirocinio prestigioso. Su LinkedIn qualcuno annuncia una nuova certificazione. Nel gruppo WhatsApp del corso c’è chi ha già dato tre esami mentre tu stai ancora cercando di recuperare le lezioni arretrate.

Quando questa sensazione si trasferisce nel contesto accademico, possiamo parlare di una vera e propria “FOMO accademica”: la percezione costante di non fare abbastanza, non studiare abbastanza velocemente o non essere abbastanza competitivi.
L’illusione della corsa perfetta
Uno degli aspetti più insidiosi della vita universitaria moderna è il confronto continuo.
Attraverso i social media vediamo soltanto una piccola parte della realtà degli altri: i successi, i traguardi, le pubblicazioni, le lauree e i nuovi inizi. Molto più raramente assistiamo alle difficoltà, agli esami falliti, ai momenti di crisi o alle pause necessarie.
Questo genera una distorsione cognitiva: iniziamo a credere che tutti stiano procedendo senza ostacoli mentre noi siamo gli unici ad arrancare.
La verità è che ogni percorso universitario è diverso. Alcuni studenti lavorano mentre studiano, altri affrontano problemi economici, familiari o psicologici. Alcuni hanno bisogno di più tempo per comprendere determinati argomenti, altri scoprono la propria strada dopo aver cambiato facoltà.
Eppure continuiamo a confrontare il nostro “dietro le quinte” con il “palcoscenico” degli altri.
Quando il confronto diventa sofferenza
Sentirsi motivati dal successo altrui può essere positivo. Il problema nasce quando il confronto diventa una misura costante del proprio valore personale.

In questi casi possono comparire:
- ansia legata alle prestazioni accademiche;
- senso di colpa durante i momenti di riposo;
- difficoltà a riconoscere i propri progressi;
- paura di fare scelte diverse rispetto alla maggioranza;
- sensazione di essere sempre in ritardo.
Si entra così in una spirale in cui il risultato ottenuto perde significato quasi immediatamente, perché l’attenzione si sposta subito verso il traguardo successivo.
La produttività non coincide con il valore personale
Uno dei messaggi più diffusi nella cultura contemporanea è che il nostro valore dipenda da ciò che produciamo.
Voti, certificazioni, esperienze extracurriculari e competenze diventano indicatori attraverso cui giudichiamo noi stessi. Ma una persona non è la somma dei propri risultati.
L’università rappresenta certamente un luogo di formazione professionale, ma è anche uno spazio di crescita umana. Imparare a gestire le emozioni, costruire relazioni significative, sviluppare spirito critico e conoscere se stessi sono competenze altrettanto preziose.
Ridurre la propria identità al rendimento accademico significa ignorare gran parte della complessità che ci rende individui unici.
Come contrastare la FOMO accademica
Contrastare questa forma di pressione non significa smettere di avere obiettivi, ma imparare a viverli in modo più sano.

Alcune strategie possono essere utili.
Limitare il confronto automatico
Ricorda che ciò che vedi online rappresenta solo una porzione della realtà.
Celebrarsi per i piccoli progressi
Ogni pagina studiata, ogni esame preparato e ogni difficoltà affrontata meritano riconoscimento.
Accettare i tempi personali
Non esiste una tabella universale che definisca quando dovresti raggiungere un determinato traguardo.
Coltivare interessi al di fuori dello studio
Avere spazi dedicati al benessere, alle amicizie e alle passioni aiuta a costruire un’identità più equilibrata.
Chiedere supporto quando necessario
Confrontarsi con amici, tutor, docenti o professionisti della salute mentale può alleggerire il peso delle aspettative.
Dai un occhio al PuntoPsi – Sportello Psicologico di Univox
Conclusione
Viviamo in una società che ci invita continuamente a correre, migliorare e performare. Tuttavia, la crescita personale non segue una linea retta e non può essere misurata soltanto attraverso i risultati.
L’università non è una gara contro gli altri, ma un percorso di scoperta che procede con ritmi diversi per ciascuno.
Forse la domanda più utile da porsi non è “Sono avanti o indietro rispetto agli altri?”, ma “Sto costruendo un percorso che abbia senso per me?”.
Ed è proprio in questa domanda che può nascere una forma più autentica di benessere.
