La nostra prima riunione tematica ha affrontato i temi tanto delicati della transessualità e della transfobia, con una dedica speciale a Cloe Bianco, la donna che si è suicidata lo scorso giugno a causa dell’odio transfobico che ha dovuto subire per anni. La riunione è stata presentata dalla psicologa Gioia Iannitti, mentre come ospite ha parlato Ginevra Morsilli, splendida donna e violinista transgender.
Originaria di Marcon, in provincia di Venezia, Cloe Bianco aveva 58 anni. Scriveva i suoi pensieri, i suoi tormenti, su un blog, proprio quello dove poi ha annunciato la sua morte. Nella sua vita ha lavorato come docente in diverse scuole superiori e, nella sua zona, era conosciuta perché nel 2015 aveva fatto coming out anche a scuola, cominciando a presentarsi con abiti che la facevano sentire a suo agio. Da lì, nacque una gravissima polemica che ha coinvolto anche la politica, che si è dimostrata essere di un’insensibilità inaccettabile.

Di recente, è stata pubblicata una petizione che ad oggi ha 62mila firme per far dimettere l’Assessora della Regione Veneto all’istruzione, formazione, lavoro e pari opportunità Elena Donazzan, che si è macchiata di transfobia nei confronti della docente Cloe Bianco, mancando di rispetto alla donna anche dopo il suo tragico suicidio e che nel 2015 «fu una delle prime rappresentanti istituzionali a scagliarsi contro Cloe e contro il suo ruolo di docente, anche sui social».
La sua storia ha colpito tantissime persone, in particolare tantissimi giovani che da più di un anno stanno lottando per far sì che la politica approvi il DDL Zan, il decreto contro l’omobitransfobia, per proteggere dalle discriminazioni e dalle violenze per orientamento sessuale chiunque ne abbia bisogno. Univox, quindi, ha deciso di dedicare proprio a Cloe Bianco la sua prima riunione tematica, con la speranza che lei sia solo l’ultima delle troppe vittime di un’Italia omofoba.
Transessualità e transfobia: per Cloe Bianco
I dati sui suicidi delle persone LGBT
La psicologa Gioia Iannitti, collaboratrice di Univox, ha aperto la riunione tematica esponendo quanto la situazione di Cloe Bianco fosse davvero tragica. La donna si è suicidata, e già questo presuppone provare tanta, troppa, sofferenza. Ma lo stesso modo che la docente ha scelto per togliersi la vita è testimonianza di quanta sofferenza e intenzionalità ci fosse in lei:
- suicidio per sparo: circa 2 secondi
- suicidio per impiccagione: dai 2 ai 5 minuti
- suicidio per fuoco: dai 15 ai 20 minuti

I giornali poi hanno cominciato a enfatizzare la morte di Cloe, non parlando del cosa l’ha portata al gesto estremo, bensì del come l’ha fatto, arrivando persino a feticizzarla in quanto persona trans, senza neanche citare il fatto che nel 2022 la comunità LGBTQIA+ in Italia e non solo presenti tassi di autolesionismo e suicidi estremamente preoccupanti. L’Italia, fa presente la psicologa, è 33esima su 49 Paesi europei per la tutela delle persone LGBTQIA+. Il
- 35% dichiara difficoltà di accesso e minori opportunità nel lavoro dopo il coming out
- 22% disparità di accesso ai servizi in ambito pubblico (25% in quello privato maggiormente medico)
- 15% denuncia mobbing, stalking, revenge porn sul lavoro (più esposte le persone trans)
- 19% aggressioni e minacce
- 15% bullismo e atti discriminatori
Ginevra si apre con Univox
«Adesso siete voi i maestri»: con queste parole Ginevra Morsilli, ospite della prima riunione tematica di Univox, apre il suo intervento, ringraziando anche tutti i presenti. Perché nei tempi moderni ci accorgiamo troppo spesso come siano i giovani che hanno il compito di insegnare agli adulti cosa sia il rispetto verso il prossimo.
«Io sono Ginevra, una donna transessuale, ho iniziato la terapia ormonale un anno e tre mesi fa», ha spiegato, per poi dire una frase che ha colpito molto chi l’ascoltava:
Io considero il primo giorno di terapia, come il mio compleanno.
Ginevra Morsilli
L’ospite, poi, ha fatto vedere un suo video fatto «in modo dilettantistico, quasi per scherzo perché avevo delle cose da dire e mi piaceva pensare che potesse essere utilizzato un giorno nel modo in cui lo stiamo utilizzando oggi». Nel video si parla di transfobia, del percorso che una persona trans deve vivere, anche per più di 50 anni della propria vita, finché non trova il coraggio di sbocciare, il coraggio di essere, il coraggio di rinascere, il coraggio di essere davvero felice, il coraggio di essere libera dai pregiudizi e dai giudizi delle altre persone.
«Io aspettavo di morire per essere felice, pensavo che la felicità mi fosse preclusa»: delle parole tanto forti che ci fanno comprendere come spesso le persone trans vadano solo stimate e protette da quello che la società, «purtroppo ancora molto arretrata», fa pensare loro. «Adesso devo dire che questa tematica che era un po’ un tabu (perché comunque le persone transessuali ci sono sempre state) si sta aprendo a livello mediatico e questo è un bene. La paura spesso nasce dall’ignoranza, dal non conoscere».
Ginevra poi parla della sua prima lotta quando ha iniziato la transizione, «che in realtà non è iniziata il 25 marzo del 2019 ma qualche anno prima, ed è stata una battaglia di libertà e di vivermi alla luce del sole, perché io da uomo non avevo iniziato nessuna terapia ormonale, non avevo trucco, smalto, avevo i capelli corti, ero un uomo a tutti gli effetti, che però andava in giro vestito da donna. Ad oggi mi chiedo con quale coraggio. Io avevo messo in campo anche aggressioni, ma constatando la serenità che mi dava vivermi così, ho iniziato il percorso psicologico e ormonale».
I messaggi per Ginevra e per Cloe Bianco

Fonte foto: Pinterest
«Il suicidio di Cloe è un suicidio di Stato, un omicidio di Stato, solo che ovviamente l’omicidio viene sempre visto solo se c’è un’arma, un movente, qualcosa, ma anche la psiche può ammazzare», ha detto uno dei collaboratori presenti alla riunione tematica di Univox. «La storia di Cloe mi ha proprio toccato perché lei cercava aiuto e la scuola, le istituzioni, gli amici le hanno chiuso la porta in faccia, e vedere una persona come te, Ginevra, che apri le porte da sola è un esempio anche per le donne che non si accettano a causa del patriarcato».
«Chi non ti accetta è perché è invidiosa, perché lei non può essere se stessa. Ma la bellezza è essere se stessi», ha concluso. Ginevra a questo punto ha ribadito che adesso siamo noi i professori, siamo noi che dobbiamo «insegnare l’accettazione e la libertà».
Io parlo a nome della classe 23 e ti dico che io e tutti i presenti faremo ogni cosa affinché questo pensiero diventi staccato dalla mentalità chiusa e malata della classica famiglia. E più che definirti vergogna per l’umanità io ti reputo un dono e non perché sei qui a raccontarcelo, ma perché hai vissuto tutto con la piena consapevolezza di quello che sei e che saresti diventata dopo. E se sei qui a raccontarcelo significa che hai scelto la vita, piuttosto della morte, cosa che molte persone non sono riuscite a fare, quindi tu in nome di queste persone devi portare avanti questo messaggio. E noi lo faremo con te, insieme a tutti quelli che ti ascolteranno.
Serena De Sandi, Univox
«Grazie, perché la tua testimonianza mi aiuterà ad aiutare una persona che mi è vicina e che sta prendendo consapevolezza di sé», ha detto un altro membro di Univox, visibilmente commosso. E noi ci accodiamo, ringraziando Ginevra Morsilli per essere una splendida persona, coraggiosa, unica e, soprattutto, se stessa.

