Viviamo in un’epoca in cui l’autenticità è diventata un’isola sempre più difficile da raggiungere: tra valori disarmonici che inneggiano alla perfezione e alla competizione e uno sguardo rivolto sempre all’esterno piuttosto che all’interno, l’autenticità si è trasformata in un miraggio, un’idea da raggiungere ma difficilmente applicabile.
I social, oggi, svolgono un impatto notevole sulla ricerca della propria autenticità, della propria unicità, fornendo input sempre più perfezionisti ,specie per lə giovanə, che ambiscono ad un ideale di persona perfetta, mai errante, da mostrare come un manichino in vetrina.
In questo articolo proviamo ad esplorare insieme quali sono le dinamiche sottese a questo fenomeno, quali sono i comportamenti inconsapevoli che tendiamo a mettere in atto e in che modo potremmo provare a riconnetterci con le parti autentiche di noi.
Di cosa parliamo quando parliamo di autenticità
L’autenticità si riferisce alla coerenza tra i nostri valori interiori, le nostre emozioni e il modo in cui ci mostriamo al mondo: essere autentici implica accettarsi e accogliersi , consapevoli del fatto che l’essere umano è un essere poliedrico, ricco di moltitudini che si incastrano perfettamente come un puzzle, come un dipinto in cui anche il nero da un senso al quadro, evidenziando come anche le ombre possono essere motivo di unicità.
Questo concetto l’arte ce lo insegna bene, pensiamo alle opere di Caravaggio, caratterizzate proprio da questo gioco di luci e di ombre; l’artista andava a riflettere su tela quello che era il suo vissuto, e proprio quel suo vissuto, fatto tanto di angosce quanto di gioie che lo ha reso unico, irripetibile, inimitabile.
Tuttavia, la ricerca dell’autenticità è un qualcosa a cui non sempre veniamo educatə, questo perchè connettersi con le parti autentiche del Sè prevede che vi sia una presa di contatto, come esposto poc’anzi , non solo con ciò che siamo in grado di fare, di dare, di essere, ma soprattutto con quelle parti che non esprimono sempre perfezione.
Pertanto è chiaro che questa connessione può non essere sempre un processo semplice: richiede consapevolezza e introspezione, in quanto spesso i condizionamenti sociali e culturali ci spingono a conformarci o a nascondere parti di noi stessə per sentirci accettatə. Questo già complesso equilibrio viene ulteriormente complicato dall’avvento dei social media, che tendono a trasformare l’autenticità in una rappresentazione costruita, performativa e perfezionista.
Perché i social ci fanno allontanare dal nostro essere autentici
I social media rappresentano una vetrina in cui ogni individuo può esporre una versione selezionata e curata di sé: attraverso immagini, video e post, è possibile costruire una narrativa personale che risponda non tanto (e non sempre) alla propria verità interiore, quanto alle aspettative del pubblico che ci segue, piuttosto che alle aspettative sociali, performative come detto finora.
Questo processo è ulteriormente incentivato dalla ricerca di validazione esterna, rappresentata da like, commenti e follower.
Da un punto di vista psicologico e sociale possiamo affermare come le persone che appaiono autentiche e in equilibrio con il proprio sé tendono a trasmettere maggiore sicurezza e attrattiva; tuttavia, osservare queste persone attraverso i social media crea un’illusione: si percepisce l’altro individuo come perfetto, sempre coerente e privo di errori.
Questa immagine è un’immagine filtrata, frutto di una lente appannata che nasconde la complessità umana, ma che al contempo induce chi osserva a sentirsi inadeguatə; di conseguenza, invece di utilizzare i social per esprimere la propria autenticità, moltə finiscono per utilizzarli come mezzo per imitare gli altri o per costruire una versione idealizzata di sé, allontanandosi sempre più dal proprio sé reale.
In questo articolo vi avevamo precedentemente raccontato l’impatto dei social network sulla nostra vita.
Guardare l’altro cercando se stessə
Le dinamiche sopra citate spesso possono portare a mettere in atto comportamenti inconsapevoli che, pur avendo l’obiettivo di ritrovare un senso di autenticità, di ricerca di Sè nell’osservare l’altro, finiscono per allontanarci ulteriormente da quello che ci caratterizza nella nostra unicità. Andando ad elencarvi alcuni dei comportamenti che mettiamo in atto, non di rado possiamo notare come, molto spesso inconsapevolmente, tendiamo a mettere in atto strategie che, nel nostro immaginario, potrebbero farci sentire e sembrare più autenticə.
Eccone alcuni tra i più comuni:
- Imitare l’altra persona: quando vediamo qualcunə che appare sicurə e autenticə, potremmo essere tentati di replicarne i comportamenti, lo stile di vita o persino le scelte (qualsiasi esse siano, da quelle comportamentali, a quelle professionali, verbali, d’essere). Se da un lato è vero che siamo animali sociali e come tali veniamo costantemente influenzatə dall’altro e influenziamo l’altro, dall’altra è importante saper riconoscere come questo atteggiamento non ci avvicina al nostro sé autentico, ma piuttosto ci spinge verso un’identità costruita su modelli esterni.
- Pensare di fare lo stesso per trovare la propria autenticità: molto più spesso di quel che possiamo immaginare, tendiamo a ripercorrere gli stessi passi di una persona per cui nutriamo stima, affetto e che rappresenta per noi un modello ideale da seguire. Questo però non ci porterà a ottenere la stessa sicurezza o serenità d’essere, poichè il terreno su cui un individuo è cresciuto è unico per quell’individuo, e potrebbe creare frustrazione interiore ostinarsi a crescere su un terreno , emotivo e di vita, che non è il nostro! Ogni individuo ha un percorso unico e irripetibile, che non può essere copiato. Tuttavia, quel che possiamo sicuramente fare , senza demonizzare l’altro come ideale da seguire, è capire e comprendere cosa e quali parti dell’altro mi piacciono e vorrei risuonassero e mi aiutassero a collegarmi con le parti autentiche di me.
- Non capire quali parti risuonano in noi osservando l’altro: Spesso, osserviamo gli altri individui, soprattutto sui social, senza chiederci cosa ci piace davvero di loro; questo impedisce di distinguere tra ciò che risuona con la nostra essenza e ciò che, invece, è solo una proiezione di un bisogno non soddisfatto.
In questo articolo, la sociologa inglese Rosalie Gill evidenzia e spiega la trappola del perfezionismo sui social network.
Volgere lo sguardo all’interno: come connettersi con la propria autenticità
Ritrovare il contatto con il proprio sé autentico richiede un cambiamento di prospettiva: invece di cercare all’esterno le risposte, è necessario volgere lo sguardo all’interno. Come spiegato appena sopra, questo non significa non considerarsi come singolo facente parte di un gruppo, poichè appunto l’essere umano è per natura un essere sociale, ma piuttosto significa conoscersi attraverso l’altro e non come l’altro.
L’altro è una lente con cui dovremmo imparare a curiosare dentro noi stessə, e non un modo per frugare l’altro e mettersi addosso i loro abiti; anche perchè, a lungo andare, potremmo sentirli troppo stretti o troppo larghi, ma mai cuciti su misura rispetto al nostro essere.
Questo processo può essere facilitato attraverso alcune strategie, fin da quando nasciamo, non solo attraverso un processo educativo messo in atto fin da bambinə e che ci porta a conoscerci e a darci la possibilità di valorizzare le nostre imperfezioni, i nostri errori (poichè solo da quelli possiamo imparare) , ma anche da adulti , attraverso alcuni accorgimenti come :
- Coltivare l’introspezione, prendendosi del tempo per riflettere sui propri valori, emozioni e desideri.
- Limitare il confronto con gli altri: è importante riconoscere che ciò che vediamo sui social è solo una rappresentazione parziale della realtà e che ogni persona ha il proprio percorso unico, inimitabile ed irripetibile.
- Fare un lavoro di terapia: un percorso psicologico può aiutare a esplorare in profondità la propria identità, conoscere le proprie insicurezze e sviluppare una maggiore accettazione, accoglienza e rispetto di sé. La terapia offre uno spazio sicuro in cui esplorare le dinamiche interiori e comprenderne le influenze esterne, capire come quello che cerchiamo nell’altro è indice invece di un bisogno interiore.
- Accettare la complessità umana: essere individui autentici non significa essere perfetti, ma accettare le proprie imperfezioni come parte integrante di ciò che si è.
Condivido, infine, un passo di Carl Rogers che spesso mi arricchisce cogliendone le diverse sfumature :
“Il curioso paradosso è che quando mi accetto per come sono, allora posso cambiare”.



