Giornata della memoria 2025, 80 anni dopo: una prospettiva queer
Giornata della memoria 2025, 80 anni dopo: una prospettiva queer

Giornata della memoria 2025, 80 anni dopo: una prospettiva queer

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La Giornata della Memoria, che si celebra ogni anno il 27 gennaio, è una di quelle ricorrenze che porta con sé un peso incredibile, un invito alla riflessione su uno dei capitoli più bui della storia dell’umanità: la Shoah. A scuola, fin da piccoli, ci insegnano che è il giorno in cui si ricorda la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz nel 1945 da parte dell’Armata Rossa dell’Unione Sovietica, ma col tempo abbiamo compreso che non si tratta solo di numeri, date e fatti storici. Si tratta di persone. È fondamentale chiedersi come questa memoria possa ancora parlare al presente.

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Tra le vittime dell’Olocausto non ci furono solo ebrei, anche se loro sono stati i più colpiti dalla furia genocida nazista. Ci furono rom, disabili, oppositori politici, testimoni di Geova e omosessuali. Di quest’ultimo gruppo, le vittime LGBTQ+ della Shoah, si parla ancora troppo poco. Eppure, durante il regime nazista, migliaia di persone furono arrestate, deportate e uccise semplicemente per chi amavano. Indossavano un triangolo rosa cucito sulla divisa, un simbolo di umiliazione che oggi è stato rivendicato come simbolo di resistenza dalla comunità LGBTQ+. Condizione ancora più inferiore era riservata alle donne lesbiche, marchiate con un triangolo nero (quello degli “asociali”) e doppiamente sminuite

Cosa vuol dire avere la tua identità, qualcosa di così personale e intimo, trasformata in una condanna? I racconti di quegli uomini e donne, spesso dimenticati persino nella narrazione storica dell’Olocausto ci devono scuotere. Alcuni sopravvissuti raccontano di essere stati discriminati due volte: prima dai nazisti e poi dalla società del dopoguerra, che li considerava ancora dei criminali perché l’omosessualità continuava ad essere un reato in molti paesi. Questo ci deve far riflettere su quanto sia lungo e tortuoso il cammino verso l’uguaglianza.

Una giornata della memoria perpetua?

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E mentre riflettiamo sul passato, non possiamo ignorare il presente. Basta aprire i social o leggere un giornale per rendersi conto che i massacri e le discriminazioni non appartengono solo alla storia. Pensiamo ai crimini contro la comunità LGBTQ+ che ancora avvengono in tanti paesi del mondo. In Iran, ad esempio, le persone omosessuali rischiano la pena di morte. In Russia, le leggi contro la “propaganda gay” hanno creato un clima di paura e odio. In Uganda, sono state approvate leggi draconiane che criminalizzano l’omosessualità. E non si tratta solo di governi lontani. Anche qui, in Italia, gli episodi di omofobia sono ancora troppi.

A volte sono violenze fisiche, altre volte sono micro-aggressioni, battute, insulti. Forse non ce ne rendiamo conto, ma questo è un tipo di violenza che uccide lentamente, che spegne le persone dall’interno. Chiediamoci: quante persone, oggi, si sentono come dovevano sentirsi le vittime del triangolo rosa? Quante devono nascondersi per paura di essere rifiutate, attaccate, isolate?

La Giornata della Memoria, oggi come oggi, è un invito a non chiudere gli occhi. Certo, ricordare è importante. Conoscere la storia, le atrocità dei campi di concentramento, le politiche di sterminio, è fondamentale per non ripetere gli stessi errori. Ma non basta. Dobbiamo chiederci cosa stiamo facendo oggi per combattere l’odio e l’intolleranza. Ogni volta che tolleriamo una battuta razzista, ogni volta che ignoriamo un’ingiustizia, ogni volta che scegliamo il silenzio, stiamo lasciando che il passato si ripeta. A volte sembra che l’odio sia più forte dell’amore, che la paura vinca sempre sulla comprensione. Ma la storia ci insegna anche che la resistenza è possibile.

Penso ai tanti che hanno rischiato la vita per salvare gli ebrei dai nazisti, ai partigiani che hanno lottato contro il fascismo, a chi ha deciso di amare nonostante tutto. Penso a chi oggi, nel suo piccolo, combatte per un mondo migliore: chi scende in piazza, chi educa, chi scrive, chi ama senza paura. La memoria non è solo un esercizio intellettuale. È un atto di responsabilità. Ed è un atto di speranza. Perché ricordare ci permette di immaginare un futuro diverso, un futuro in cui nessuno debba più vivere nella paura per ciò che è. La strada è lunga, lo so. Ma ogni passo conta.

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Ogni volta che scegliamo di ascoltare invece di giudicare, ogni volta che decidiamo di alzarci in piedi contro l’ingiustizia, stiamo costruendo quel futuro.

Quindi oggi, 27 gennaio, non è solo il giorno per dire “mai più”. È il giorno per chiederci: cosa posso fare io, qui e ora, per rendere il mondo un posto migliore? E magari la risposta è semplice. Magari si tratta di parlare con qualcuno che si sente solo, di educare un amico, di condividere una storia. Perché la memoria, alla fine, vive nelle nostre azioni. Ed è solo agendo che possiamo sperare di non dimenticare davvero.

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