Giornata mondiale dell’AIDS, 1 Dicembre: facciamo chiarezza
Giornata mondiale dell’AIDS, 1 Dicembre: facciamo chiarezza

Giornata mondiale dell’AIDS, 1 Dicembre: facciamo chiarezza

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Domani, 1 dicembre, ricorrerà la Giornata mondiale dell’AIDS. Sono passati ben 41 anni dalla scoperta dei primi casi, nel 1981, e nonostante i decessi diminuiscano di anno in anno grazie all’effetto delle terapie antiretrovirali, il virus dell’HIV continua a contagiare migliaia di persone. In questo articolo, cercheremo di rispondere in maniera sintetica alle domande più frequenti sull’argomento. 

aids
illustration of world AIDS day on December 1st.

COS’E’ L’AIDS?

L’AIDS, sigla per sindrome da immunodeficienza acquisita, è una malattia infettiva, il cui responsabile è il virus HIVSi tratta di un virus che ha come effetto principale quello di ridurre le difese immunitarie dell’organismo: sfruttando i globuli bianchi per replicarsi, li distrugge compromettendo il corretto funzionamento del sistema immunitario.

Il processo che intercorre dal momento in cui si contrae l’infezione (HIV) a quello in cui si sviluppa la malattia vera e propria (AIDS) può durare anche molti anni: la malattia dunque si sviluppa solo quando l’infezione progredisce ed il sistema immunitario raggiunge un grado critico vulnerabilità.  

COME SI TRASMETTE L’AIDS E COME SI PUO’ PREVENIRE? 

L’AIDS si trasmette tramite il contatto con fluidi infetti: contatto con sangue, rapporti sessuali non protetti, trasmissione da madre a bambino durante la gravidanza, il parto e l’allattamento. Non esiste allo stato attuale un vaccino o una terapia preventiva, pertanto gli unici modi per prevenire l’infezione sono evitare comportamenti che possano esporre al rischio di contagio (ad esempio, nel caso di rapporti sessuali, utilizzare il profilattico) e seguire un’attività di screening: esistono infatti dei test (per es. ELISA e test dell’antigene p24) in grado di rilevare la presenza di anticorpi specifici del virus.  

SI PUO’ CURARE L’AIDS? 

Non c’è ancora una cura che elimini totalmente l’infezione da HIV. Tuttavia, già dal 1996, esistono terapie farmacologiche (antiretrovirali) che tengono sotto controllo e bloccano la replicazione del virus, riducendo quindi la carica virale nell’organismo. Con gli anni, i farmaci sono stati migliorati, divenendo più efficaci e migliorando sensibilmente la qualità della vita: ciò significa che il sistema immunitario non è gravemente compromesso e l’aspettativa di vita di un soggetto affetto è paragonabile a quella di un soggetto privo dell’infezione.

L’inizio precoce della terapia, congiuntamente ad uno stile di vita sano, conduce ad un migliore recupero del sistema immunitario, riduce il rischio di complicazioni e abbassa la probabilità di trasmissione del virus (poiché la carica virale è ridotta). Sebbene le terapie antiretrovirali non siano sempre efficaci per tutti nella stessa misura, negli ultimi anni hanno riportato ottimi risultati. 

COSA SIGNIFICA VIVERE CON L’HIV? 

Da un punto di vista fisiologico, si può condurre una vita sana e senza particolari disagi. Certo, ci sono delle difficoltà: può capitare di avere appetito ridotto, stanchezza, nausea o può succedere che i farmaci alterino il normale funzionamento del metabolismo. Tuttavia seguendo una dieta equilibrata e praticando esercizio fisico si possono ottenere buoni risultati: la qualità della vita è comunque buona, sebbene sia richiesta qualche accortezza in più. 

Da un punto di vista psicologico, essere affetti da HIV può rappresentare un peso, non solo per il modo in cui si è visti dagli altri, ma anche per il modo in cui si vede se stessi. È normale, una volta appresa la notizia, sentirsi disperati, depressi, confusi o impauriti, ma è importante ricordare che la diagnosi non consiste in un decreto di morte: con gli opportuni trattamenti si possono coltivare le ambizioni personali, costruire una famiglia, avere dei figli. 

UN PO’ DI STORIA

I primi casi di AIDS sono stati riportati negli anni Settanta in varie aree del mondo (Stati Uniti, Haiti, Africa ed Europa), ma la consapevolezza che ci si trovasse davanti ad una vera e propria malattia arriverà soltanto alla fine del 1980, grazie a Michael Gottlieb, un ricercatore dell’Università della California. Conducendo degli studi su pazienti immunodepressi, Gottlieb notò che un raro tipo di polmonite, tipica di pazienti con sistema immunitario indebolito, era presente in altri pazienti tutti omosessuali attivi.

Nel 1981, i casi di pazienti omosessuali affetti da questa polmonite crebbero esponenzialmente. Furono tali dati ad indurre l’ipotesi che la malattia colpisse solo gli omosessuali: si diffusero infatti nomi come “gay compromise sindrome”, “immunodeficienza gay-correlata” e “cancro dei gay”. Ciò fomentò nel sociale episodi di segregazione e stigmatizzazione, volti a ghettizzare e biasimare gli omosessuali.

Dopo poco tempo furono riscontrati dei casi di AIDS anche tra eterosessuali, ma il paradigma della malattia come motivo di discriminazione per l’orientamento sessuale continuò purtroppo ad essere diffusa, arrivando anche ai nostri giorni a causa della disinformazione in merito. Quanto al virus, venne isolato solo nell’1983 e fu identificato come HIV solo nel 1986.

SE HAI CONTRATTO L’HIV…

Probabilmente, se hai da poco scoperto di avere l’HIV, starai provando un turbinio di emozioni, ma ricorda non esiste un modo giusto o sbagliato per reagire alla notizia; non colpevolizzarti, non provare vergogna, non disprezzarti, non reprimere le tue emozioni: inizia a comprendere e dare un nome a ciò che provi per arrivare alla consapevolezza che la tua vita sarà differente, ma comunque degnamente vivibile.

Non sei solo/a e non devi isolarti a meno che non reputi di averne TU bisogno: la diagnosi non ti definisce come persona, non ti rende diverso/a, sbagliato/a o meno apprezzabile. Se avessi bisogno di supporto, ricorda che ci sono associazioni apposite, con persone che condividono la tua stessa situazione e che possono comprenderti al meglio.

Ti segnalo ad esempio la pagina della LILA, in cui puoi trovare un forum dove leggere altre storie e condividere, se te la senti, ciò che stai vivendo. Come per qualsiasi situazione che si stia vivendo, parlare ed essere ascoltati è importante, non dimenticarlo. 

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