Non giriamoci troppo intorno cercando parole gentili: quando abbiamo ascoltato le parole del ministro dell’Istruzione e e del Merito Giuseppe Valditara abbiamo principalmente provato disgusto, rabbia e delusione, perché ancora una volta un ministero tanto importante come quello dell’istruzione, che si occupa delle future classi dirigenti ma soprattutto che ha nelle proprie mani il futuro di persone che sono in uno dei momenti più delicati della propria vita, è stato affidato a una persona che di istruzione sembra saperne poco e niente. Ma magari ci sbagliamo noi, e l’umiliazione è davvero istruttiva! Quindi abbiamo deciso di rivolgerci a una psicologa, la dott.ssa Gioia Iannitti, per farci chiarire tutti i dubbi in merito psicologico sull’umiliazione.

Facciamo prima un recap. In primis, Giuseppe Valditara, leghista, è il ministro dell’Istruzione e del Merito nel governo Meloni, ma prima di questo è un laureato in giurisprudenza e professore ordinario di Diritto privato e pubblicano romano presso il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Torino. Insomma, un docente universitario che si occupa di studenti delle scuole superiori con cui non ha mai avuto a che fare. Ma almeno è un docente, giusto? Più o meno. Fra docenti universitari e docenti delle superiori c’è una netta differenza, che inizia proprio con l’umanità e il rapporto più stretto con i propri studenti che si ha con le superiori. All’università gli insegnanti spesso non ricordando neanche la tua faccia.
Il suo intervento durante l’evento a Milano chiamato “Italia, direzione nord” promosso dall’associazione Amici delle Stelline e dall’istituto di ricerca Osservatorio Metropolitano di Milano, tuttavia, è stato tutto tranne che istruttivo. In primis, ha seguito la linea del governo Meloni sull’aiutare i poveri (per chi non lo sapesse, eliminazione del reddito di cittadinanza, e bonus da 5.500 euro ai deputati, che percepiscono già un bello stipendio con tre zero).
Il ministro ha riportato dati secondo cui ci sono «ragazzi che preferiscono ricevere il reddito anziché studiare e formarsi per costruire un dignitoso progetto di vita», facendo riferimenti ai 364.101 giovani tra i 18 e i 29 anni che ricevono il sostegno alla povertà, di cui 11.290 hanno al massimo la licenza elementare e altri 128.710 si fermano alla licenza media. Ma non sappiamo se abbiano interrotto gli studi proprio per ricevere il reddito di cittadinanza, questo i dati non lo dicono!

Ovviamente, da ministro dell’istruzione avrebbe potuto sfruttare l’occasione per parlare di come renderà le scuole un luogo un po’ più sereno per gli studenti come per i docenti, per spronare i primi a studiare e i secondi a non perdere la passione per il proprio lavoro. Avrebbe anche potuto parlare della dispersione scolastica da parte degli studenti da un punto di vista un po’ più umano, perché pensare che tutti questi studenti molto poveri abbandonino la scuola per il reddito, sembra quasi una distopia: è sicuro che qualcuno non abbia abbandonato la scuola per cercare lavoro che in Italia non c’è e quindi ha deciso di fare richiesta per il sostegno alla povertà?
Le parole che hanno fatto più clamore, comunque, sono quelle concernenti il leghista (partito guidato da un leader che di umiliazioni è esperto) sull’umiliazione:
«Quel ragazzo deve fare i lavori socialmente utili, perché soltanto lavorando per la collettività, per la comunità scolastica, umiliandosi anche, evviva l’umiliazione che è un fattore fondamentale per la crescita e per la costruzione della personalità, di fronte ai suoi compagni è lui lì che si prende la responsabilità dei propri atti e fa lavori per la collettività. La stigmatizzazione pubblica».
Ci sono studi psicologici che testimoniano come umiliare un individuo dando una “lezione” di fronte a tutti per insegnargli qualcosa, serva solamente a causare dolori e traumi che restano per tutta la vita. E per questo abbiamo deciso di parlarne con la dott.ssa Gioia Iannitti.
L’umiliazione dal punto di vista psicologico: le risposte della dott.ssa Gioia Iannitti

Ci sono degli studi psicologici recenti che testimoniano come l’umiliazione possa fortificare il carattere di un singolo individuo?
Partiamo dal capire cosa significa “Umiliazione”: mortificare qualcuno offendendone e ledendone la personalità e la dignità, così da causare in lui uno stato, giustificato o ingiustificato, di grave disagio, di avvilimento e vergogna (Treccani). Ad oggi non ci sono studi che testimoniano come l’umiliazione possa “fortificare” la personalità o il carattere di una persona. Anzi, tutto il contrario come dimostra uno studio condotto da Leidner, Sheickh e Ginges (2012).
Questo studio investiga le esperienze di umiliazione, rabbia e vergogna in un contesto intergruppale, e valuta se questi stati emozionali siano associati alle sensazioni di offesa (rabbia provocata dalla percezione di una violazione di uno standard personale o universale), colpa (sensazione di essere responsabili di un evento) e impotenza (mancanza delle abilità necessarie per fronteggiare un problema).
Gli autori hanno definito 3 ipotesi:
1) l’umiliazione è sicuramente uno stato emotivo simile alla vergogna, in quanto sono entrambe emozioni sociali che coinvolgono la sensazione di sentirsi inferiori rispetto agli altri; solitamente, la vergogna si associa ad una sensazione di meritarsi quello stato emotivo, mentre nel caso dell’umiliazione, si pensa di non meritare ciò e questo ci porta a supporre che l’umiliazione si accompagni meno alla sensazione di colpa, rispetto alla vergogna;
2) un’altra differenza tra l’umiliazione e la vergogna riguarda gli aspetti situazionali: mentre la vergogna si può provare sia in situazioni pubbliche che private, l’umiliazione può essere sperimentata solo in situazioni pubbliche in cui è presente un pubblico e un’asimmetria di potere tra chi umilia e chi viene umiliato; questa considerazione ci fa supporre che l’umiliazione sia caratterizzata da una sensazione maggiore di impotenza e di inferiorità rispetto alla vergogna;
3) la terza ipotesi riguarda le differenze tra umiliazione e rabbia: sia la rabbia che l’umiliazione sono sperimentate quando riceviamo delle azioni ingiuste da parte di altri; si suppone che nel momento in cui dell’umiliazione ci si sente inferiori e/o impotenti e questo porterebbe a preferire l’inerzia al confronto, cosa che invece non accadrebbe quando si è arrabbiati.
In questo studio, ai partecipanti è stato chiesto di ricordare e di descrivere una situazione in cui si sono sentiti umiliati o arrabbiati o si sono vergognati per qualcosa. Successivamente è stato chiesto loro di descrivere le loro sensazioni ed emozioni, scegliendo tra alcune parole che consentivano agli autori di cogliere le sensazioni di colpa, offesa e impotenza. I risultati hanno messo in evidenza una chiara sovrapposizione tra l’umiliazione, la vergogna e la rabbia; ma, si tratta di emozioni differenti.
L’umiliazione è risultata associata a bassi livelli di colpa e alti livelli di offesa (come nel caso della rabbia, ma a differenza della vergogna) e alti livelli di impotenza (come accade per la vergogna, ma non per la rabbia): quindi, in caso di umiliazione, non ci si sente in colpa per l’accaduto, ma ci si sente offesi, inferiori ed impotenti rispetto agli altri. Inoltre, i risultati dello studio hanno confermato che l’umiliazione è spesso causa di inerzia; non genera né comportamenti antisociali (violenza) né prosociali (riconciliazione).
Anche a livello cerebrale si sono affrontati questi studi, come dimostra lo studio effettuato da M. Otten e K. J. Jonas, in cui i risultati hanno evidenziato come l’umiliazione sia un’esperienza particolarmente intensa che potrebbe avere conseguenze di vasta portata.
Cosa pensi abbia portato un Ministro dell’Istruzione a puntare proprio sull’umiliazione?
Questo bisognerebbe chiederlo direttamente al Ministro, in quanto sembra, è notizia di pochissimi giorni fa, abbia avuto un Lapsus: pare non volesse intendere umiliazione ma umiltà!!!! Le parole del neoministro (Valditara) esaltano l’umiliazione come pratica pedagogica: “principio che andrebbe rivalutato come fattore fondamentale per la crescita e la costruzione della personalità”.
Successivamente c’è stata una rettifica: non voleva attribuire valore all’umiliazione ma all’umiltà; “in gioco è l’umiltà contro l’arroganza”: queste parole peggiorano ciò che voleva dire conferendogli il valore di un vero e proprio lapsus. In psicoanalisi, il lapsus non è mai un semplice errore linguistico, ma riflette ciò che è la convinzione più profonda del soggetto che lo pronuncia. E qui siamo nel medioevo!!
Ad esempio, il bullismo ha proprio nell’umiliare e nel costringere la sua vittima ad umiliarsi il suo principio fondamentale. Il Ministro ha anche evocato la necessità di stigmatizzare pubblicamente per favorire al “colpevole” l’assunzione delle proprie responsabilità. Ma non sa che la stigmatizzazione genera, in automatico, l’identificazione a essere escluso e, potrebbe, non generare la spinta al riscatto sociale e/o culturale, “facilitando” il rischio allo sbandamento e alla dispersione? Il Ministro dimentica che la vocazione fondamentale di ogni insegnante dovrebbe procedere proprio per contrastare ogni forma di stigma, e dare modo a ciascuno di realizzarsi.
Siamo nell’era dei social, dove l’umiliazione è detta “shitstorm”: come potremmo contrastare questi episodi online?
Per prima cosa definiamo Shit storm (“tempesta di cacca”): fenomeno con il quale un numero consistente di persone manifesta il proprio dissenso nei confronti di un’altra persona/gruppo/organizzazione/azienda. Questa tempesta di insulti e/o commenti denigratori si realizza in rete, sui social media, o sui blog, o su altre piattaforme che consentono l’interazione tra persone.
Se dapprima i vari commenti negativi riescono ad essere contenibili e/o “giustificabili”, successivamente aumentano sempre di più diventando incontrollabili: non si possono più bloccare e si diffondo a macchia d’olio su tutta la rete. Tutto ciò porta a pensare al danno di immagine che può subire un’azienda o ancora peggio al trauma che un singolo individuo vive: le conseguenze possono essere devastanti soprattutto nel caso del singolo. I rimedi potrebbero essere quelli di: cercare di non alimentare la polemica; agire nei confronti della singola piattaforma che ha un dovere di controllo (incitamento all’odio).
È possibile davvero vivere bene e in modo costruttivo un’umiliazione? Insomma, ci potrebbero essere dei lati positivi?
Assolutamente no!! E gli studi che sono stati riportati nella prima domanda ne sono un esempio!! L’umiliazione fa parte dei comportamenti violenti e, quindi, di esperienze disturbanti negative. Come può esserci un “lato positivo” in tutto ciò dove si crea un trauma e una frammentazione della personalità?! Come può un* ragazz* trovare lati positivi in una umiliazione ricevuta? Sei un* asin!! Sei un buonannulla!! (solo per citarne alcuni) Come possono essere positivi?
E quali sono, invece, le conseguenze immediate e a lungo termine di chi le vive in maniera negativa?
L’umiliazione fa parte dei cosiddetti “Piccoli traumi o “t””: sono esperienze soggettivamente pericolose o disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intensa ma comunque significativa e presente. Le condizioni più gravi si caratterizzano dal continuo rivivere quell’esperienza traumatica, nonché le sue sensazioni, emozioni, pensieri e immagini. La sofferenza che una persona sperimenta può essere grandissima, in quanto si verifica una vera e propria disfunzionalità nella sua vita.
Quale potrebbe essere un buon metodo per educare studenti e/o insegnanti che hanno atteggiamenti maleducati e irrispettosi?
Non esiste un “buon” metodo o un “cattivo” metodo, esistono le persone con il loro bagaglio personale e culturale e bisogna partire da questo. Ogni persona ha una sua unicità e va rispettata, come vanno rispettati i disagi, le sofferenze e i comportamenti ostili nonché aggressivi che una persona sta mettendo in atto. Come posso “aiutare” una persona attraverso l’umiliazione quando, invece, si dovrebbe affrontare il problema con la comprensione, l’empatia, l’ascolto attento dei bisogni? Se io non riesco a decifrare cosa la persona mi sta dicendo, mi vorrebbe dire, con quel suo comportamento aggressivo (ad esempio), come potrò mai aiutarla e quindi ad, eventualmente, educarla?
Cosa pensi dovrebbe fare questo governo a livello psicologico per essere migliore del precedente? Cosa serve in questo momento agli italiani e, in particolar modo, agli studenti?
Servirebbe maggior supporto psicologico poiché, come abbiamo visto in ricerche recenti, la richiesta è tanta ed è segno di un disagio che si sta vivendo in questi anni soprattutto dalla pandemia in poi. Non si può far finta di nulla quando la sofferenza c’è. Si può mettere la polvere sotto il tappeto ma, prima o poi, a questo tappeto ci si inciamperà.
Ti va di raccontare esperienze, ovviamente nell’anonimato, che testimoniano come l’umiliazione non sia positiva né per gli studenti né per nessun’altra persona?
Certamente!! Riporto alcuni esempi di come l’umiliazione non è “utile” alla crescita: per diversi mesi, in una struttura, ho potuto seguire un ragazzo di 11 anni (prima media) che si rifiutava completamente di svolgere qualsiasi compito (scolastico e non), ed era arrivato anche a formulare idee suicidare. Questo perché, siamo venut* a scoprire poi, che la sua maestra di italiano delle elementari lo umiliava non appena aveva occasione (dal dire che era un asino, ad invitarlo a leggere e ad interromperlo per dirgli che non sapeva leggere ecc ecc); una bambina di 6 anni (prima elementare, forte sospetto di DSA) è stata segnalata per “svogliatezza, non interessata alla scuola, disattenzione…”.
La maestra di italiano l’aveva presa di mira, o non la calcolava proprio o la chiamava a leggere e, ovviamente, umiliazione di fronte a tutta la classe perché non era capace, non era in grado, non sapeva leggere… La bambina è stata costretta a cambiare scuola. E così tantissimi altre storie.
Noi ringraziamo la dott.ssa Gioia Iannitti per averci illuminato riguardo il tema dell’umiliazione in ambito psicologico, e invitiamo tutti gli studenti che abbiano subito un’umiliazione a livello scolastico a non incolparsi. Stare male è umano e normalissimo, ma non siete voi i colpevoli di quell’umiliazione avvenuta in un contesto che dovrebbe essere sicuro e istruttivo. Se state vivendo un brutto momento, rivolgetevi a degli specialisti. Univox, ad esempio, offre due sportelli: quello psicologico e quello universitario. Prendetevi cura di voi stessi.
