Personale o Politico?
“Il personale è politico” è uno slogan dall’origine ambigua, nato negli anni Sessanta in concomitanza con la nascita del movimento dei diritti civili degli afroamericani e, nei Paesi occidentali, con le prime rivolte studentesche. Chi ha detto questa frase per la prima volta è importante in quanto corpo ed esistenza politica, poiché ha finalmente messo a nudo la realtà che ogni individuo è parte di una società complessa, in cui il tutto è maggiore di una parte -e questo tutto si chiama politica.
Molte si sentono intimidite al solo pensiero di iniziare una conversazione sulla politica perché ritengono che sia appannaggio di chi ne sa di più, discorso pesante da salotto polveroso, titolo di dossier patinato che costa troppo, o di saggio con copertina rigida di minimo cinquecento pagine. Ma la politica si fa stando nel mondo: ogni scelta personale è politica e, soprattutto in questo momento storico in Italia e nel mondo, la politica è diventata personale, e il celebre assioma si è investito.
Il politico è personale perché il governo conservatore neoformato ha, nel suo programma elettorale, provvedimenti atti a modificare la vita intima del suo popolo. Un presidente del Senato che mostra orgogliosamente la sua collezione di busti di Benito Mussolini, chiamandolo nostalgicamente e reverenzialmente “Il Duce”, sembra il risultato di un romanzo distopico scritto da uno di partigiani dell’Assemblea Costituente. E allora, si svolga pure questa distopia -ispirata ad una storia vera.
Distopia al Senato

Con un conclamato simpatizzante fascista in prima posizione al Senato, diventa impossibile escludere la possibilità di un revisionismo storico alla luce del mantra: “Ha fatto anche cose buone!”, con conseguente tentativo subdolo di ripristinare parte delle suddette cose buone aggirando, con qualche sottile meccanismo perfettamente legale, una Costituzione dichiaratamente antifascista.
Apocalisse alle Camere

E un ex Ministro della Famiglia che fa il Presidente della Camera può mettere in serio pericolo il modo il cui si ama e si è famiglia, nella parte più intima della vita di tutte. Chi asserisce che “il matrimonio è solo fra mamma e papà” avrà serie difficoltà a garantire le unioni civili o le adozioni per le persone omosessuali, o il diritto al divorzio o all’aborto. Se scegliere di amare e sposare una persona dello stesso sesso non sarà reato, sicuramente diventerà molto più difficile, se non legalmente, sul piano personale: le lotte per abbattere lo stigma sociale sull’omosessualità diventeranno costanti ed esasperanti, e la pressione emotiva sulle coppie omosessuali si aggraverà ulteriormente.
Una donna che vuole abortire sarà costretta a una diaspora fra ginecologhe e ginecologi che le permettano di farlo in maniera sicura, e l’abuso di potere di mediche e medici che sbandierano la legge 194 per il loro diritto all’obiezione di coscienza diventerà all’ordine del giorno.
La libera scelta di disposizione del proprio corpo diventerà un privilegio di genere, di classe e, perché no, anche di etnia: un italiano potrà decidere se farsi un intervento o no; un’italiana, forse, avrà una minore gamma di scelta per cui, se il suo stipendio glielo permette, può rivolgersi a cliniche private; altrimenti si troverà in balìa della fortuna di trovare la medica giusta; ma per un uomo o una donna immigrate/i la situazione diventa esponenzialmente più complicata -o meno, considerando che la scelta non ci sarà affatto, ammesso che sia loro consentito di entrare e/o restare nel Bel Paese.
L’Utopia è la soluzione

Ma più divertente della distopia è, sicuramente, indugiare con i pensieri e con la penna sull’utopia, e rivendicare uno spazio anche per la speranza dopo lo svolgimento di questi scenari apocalittici. E allora, l’Utopia chiama le cittadine e i cittadini del mondo che sono italiane all’anagrafe, nel cuore o per caso, e consente loro di empatizzare gli/le uni/e con gli/le altre/i. E il risultato è l’unione, che fa la forza per davvero, riuscendo a creare un ambiente sicuro dal basso, dove chiunque si senta titolare delle libertà che ha per diritto di nascita. Così, si sopporta la distopia; così, magari, la si sovverte.
