Il confronto e il dibattito: il sale della democrazia
Il confronto e il dibattito: il sale della democrazia

Il confronto e il dibattito: il sale della democrazia

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Fin dall’antica Grecia il confronto e il dibattito sono stati al centro dell’attività politica: le persone di diverso ceto sociale si incontravano nell’agorà. D’altronde lo stesso termine agorà implica un’idea di raccolta, adunanza in un luogo.

Oggi invece? Si è di fronte ad una deriva. E’ ormai un lontano ricordo il discorso al Parlamento, il 9 luglio 1978, dell’ex presidente della Repubblica Sandro Pertini (1978-1985) sull’apertura al diverso, sul confronto con l’altro, con idee e prospettive differenti, sull’unità nella diversità: “[…] Ma dobbiamo operare perché, pur nel necessario e civile raffronto fra tutte le ideologie politiche, espressione di una vera democrazia, la concordia si realizzi nel nostro paese.
Farò quanto mi sarà possibile, senza tuttavia mai valicare i poteri tassativamente prescrittimi dalla Costituzione, perché l’unità nazionale, di cui la mia elezione è un’espressione, si consolidi, si rafforzi. Questa unità è necessaria, e se per disavventura si spezzasse, giorni tristi attenderebbero il nostro paese […]”
.

Quella che si vuole sviluppare in questo articolo è un’analisi critica della situazione attuale: si assiste sempre più ad una paura del diverso e, di conseguenza, ad un atteggiamento evitante nei suoi confronti. Oggi sono a rischio anche i luoghi che dovrebbero essere baluardi della democrazia: penso al contesto scolastico e a quello universitario. I fatti accaduti recentemente lo dimostrano.

Confronto in democrazia

Il confronto a rischio

Oggi o si tende a non mettersi più in ascolto dell’altro oppure si ha un’idea distorta del concetto di libertà: poter dire tutto ciò che si vuole, senza nessun limite, anche offendendo l’altro o mettendolo a tacere. Sempre la stessa persona citata prima diceva, infatti, che libertà e giustizia sociale sono necessariamente un binomio indissolubile: “[…] libertà e giustizia sociale costituiscono un binomio inscindibile, l’un termine presuppone l’altro: non vi può essere vera giustizia sociale senza libertà, come non vi può essere vera libertà senza giustizia sociale […]”.

Dibattito

Giustizia sociale è, infatti, avere rispetto dell’altro, della sua persona e della sua sensibilità: per arginare qualsiasi posizione estremista, in generale i nostri politici dovrebbero essere garanti di questi valori, di un confronto sano tra idee differenti, senza linguaggi volgari. Si assiste, invece, ad una chiusura verso le proteste delle giovani generazioni (si pensi alle contestazioni recenti avvenute sul semestre filtro a medicina).

In quel caso, per esempio, non si è data la giusta attenzione ad una tematica delicata che viene considerata una delle tante malattie invisibili: il disagio giovanile. Basta scorrere un po’ sui social, guardare un po’ di tv e ascoltare le parole dei ragazzi: sta vacillando il loro benessere psico-fisico. In particolare, nell’ambito della contestazione sul semestre filtro, uno di loro, facendosi portavoce di questo disagio, ha lamentato il malessere di molti studenti che sono ricorsi a terapie psicologiche o hanno pensieri suicidi.

A una comunicazione così sofferta ci si aspetterebbe, come risposta, un atteggiamento comprensivo e empatico. Invece è avvenuto un attacco politico vero e proprio. Sulla base di quanto è accaduto e, in generale, del contesto storico attuale, emerge sempre più una focalizzazione sui propri interessi invece che su quelli della collettività. Domina il più delle volte l’io piuttosto che il noi (nel caso specifico si è messa in primo piano l’importanza della riforma compiuta non i riscontri negativi degli studenti).

Il noi dov’è finito? Serve ripartire da un noi collettivo, se si vuole creare una società più equa e più socialmente giusta (per riprendere il concetto di Sandro Pertini). Serve promuovere, diffondere e valorizzare il confronto, il dibattito politico (nel senso etimologico del termine ovvero il confronto in una polis, in una città), il pensiero critico e la libertà connessa alla responsabilità (la responsabilità della coerenza tra parole e azioni, la responsabilità di non danneggiare l’altro in nessun modo).

Solo così, si evita un ritorno del periodo buio e di terrore che nella prima metà del ‘900 ha caratterizzato la nostra storia!

Dibattito e confronto

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