La narrazione che facciamo a noi stessi: sei veramente la storia che ti racconti?
La narrazione che facciamo a noi stessi: sei veramente la storia che ti racconti?

La narrazione che facciamo a noi stessi: sei veramente la storia che ti racconti?

Condividici

Quanto è importante la narrazione che facciamo a noi stessi? Da che cosa dipende, ma soprattutto che cos’è? In parole povere potremmo dire che è il “come ce la raccontiamo”, ma credo fortemente che questa definizione sia una mera semplificazione del profondo e immenso significato che la narrazione assume nelle nostre esistenze.

Caro lettore, cara lettrice, se ti va di approfondire l’argomento, prova a fare questo esperimento insieme a me: immagina di dover preparare una presentazione su di te per raccontarti autenticamente in pochi minuti ad una persona e appuntati le prime parole che ti vengono in mente su un foglietto. Al termine della lettura dell’articolo, ripeti l’attività e stavolta presta attenzione alle parole che utilizzi nei tuoi stessi confronti. Sono le stesse di prima? Sono più o meno accoglienti? Sono più o meno comprensive? Le senti realmente tue? È cambiata la narrazione che fai di te stesso/a?

Che cos’è la narrazione e perché è così importante fin dall’infanzia?

Il termine narrazione ha radici latine, infatti deriva dal sostantivo narratio e dal verbo narrare, che richiama l’aggettivo gnarus, ossia “che conosce”. In latino, “narratio” si riferisce all’atto di raccontare una storia, ma il legame con “gnarus” aggiunge profondità alla parola, implicando che le narrazioni non sono semplicemente storie, ma resoconti che trasmettono conoscenza e comprensione.

La narrazione è inoltre uno strumento fondamentale che ci accompagna nella vita fin dalla tenera età. Infatti, secondo Jerome Bruner, uno dei più importanti psicologi cognitivisti del XX secolo, il “self-telling” ossia l’“auto-narrazione” riveste un ruolo cruciale nello sviluppo dell’infanzia, perché permette ai bambini di costruire la realtà attribuendole un significato, per la comprensione del mondo e di se stessi. Dunque, come afferma lo stesso Bruner, la narrazione ha molteplici funzioni significative:

la-narrazione-che-facciamo-a-noi-stessi

Fonte: Freepik
  • Costruzione dell’identità: l’auto-narrazione ha un potere cognitivo fondamentale perché permette al bambino di dare un senso, un significato e una direzione a ogni evento ed esperienza come “lo scrittore che costruisce una storia”. Dare un significato a ogni esperienza è un bisogno naturale del cervello;
  • Sviluppo del pensiero e organizzazione dello stesso: l’auto-narrazione stimola lo sviluppo del pensiero narrativo, che è fondamentale per comprendere le relazioni tra gli eventi, fare previsioni e interpretare le esperienze;
  • Apprendimento del linguaggio e sviluppo linguistico-comunicativo: le narrazioni e le storie sono un modo efficace per introdurre i bambini al linguaggio e alle sue diverse funzioni; inoltre, secondo Bruner, vi è un’innata predisposizione degli esseri umani ad organizzare gli eventi e il pensiero in forma narrativa. Inoltre, egli ritiene che la narrazione sia alla base dell’acquisizione del linguaggio, difatti il lessico e la sintassi di una lingua sarebbero lo strumento che consente ad ognuno di comunicare le proprie esperienze e comprendere quelle altrui, spinti dalla naturale propensione alla costruzione di narrazioni;
  • Sviluppo delle emozioni: le narrazioni aiutano i bambini a conoscere e comprendere le proprie emozioni. Attraverso l’identificazione con i personaggi delle storie, i bambini possono esplorare e sperimentare varie emozioni relazionandosi con esse;
  • Sviluppo di fantasia e creatività: la creatività e la fantasia concorrono a sviluppare la narrazione e, quindi, la capacità di esprimersi, di rappresentare la realtà e organizzarla.

Quanto ci influenza l’auto-narrazione?

Per la mia esperienza e secondo la mia personalissima opinione, l’auto-narrazione ci influenza eccome.

Spesso, in stanza di terapia, mentre mi raccontavo trascinata da pensieri e riflessioni svalutanti, guardavo il mio terapeuta in cerca di risposte e lui, con una rassicurante calma mi diceva “Affidati ai dati di realtà: descrivi di nuovo l’evento iniziando con osservo che..”. Questa banale pratica spesso mi è tornata utile, soprattutto quando idee e pensieri non lucidi, dettati da emozioni spiacevoli, prendevano il sopravvento e dunque la narrazione non risultava per me autentica.

la-narrazione-che-facciamo-a-noi-stessi

Fonte: Pinterest

L’auto-narrazione ha un grande impatto sulla nostra salute psicologica e, non essendo possibile presentarsi al mondo se non narrandosi, diviene fondamentale scegliere con cura le parole con cui raccontarsi. È come se fossimo gli autori del nostro personale romanzo: la modalità e le parole tramite cui narriamo la propria storia hanno un’influenza profonda e pervasiva in quanto plasmano i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre credenze nonché il nostro stesso valore.

Per esempio, avete mai sentito parlare della famigerata profezia che sia autoavvera? Ecco, si tratta di un fenomeno psicologico per cui si mettono in atto dei meccanismi mentali e, conseguentemente, dei comportamenti, per far sì che determinati nostri pregiudizi o aspettative si verifichino, si “avverino” appunto. Il tutto avviene in maniera automatica e non consapevole, cadendo nella trappola di un circolo vizioso: se crediamo che qualcosa sia reale, agiremo come se lo fosse e così facendo, come conseguenza di nostre azioni e nostri atteggiamenti, diventa reale.

L’auto-narrazione, dunque, ha un grande impatto nella nostra vita in quanto condiziona la nostra vita e orienta i pensieri e le scelte personali. Inoltre ci influenza nel costruire la nostra identità, nel coltivare relazioni autentiche, nel vivere le emozioni e nel creare convinzioni.

Come essere consapevoli dell’auto-narrazione?

“Meravigliosa la teoria” direte voi, ma come si fa a diventare dei bravi registi e a raccontare autenticamente la nostra storia, la nostra vita o un semplice accaduto con consapevolezza? Partendo dal presupposto che non sono una professionista e ciò che leggerete nell’articolo è frutto di semplice documentazione su tematiche di mio interesse, posso semplicemente dirvi che non ho soluzioni, anzi anch’io sono alla scoperta di me stessa e della mia storia. Al contempo sono grata di poter condividere con voi qualche consiglio, sempre aperta e accogliente verso un arricchente confronto.

Le storie che ci raccontiamo hanno un grande potere, infatti dobbiamo immaginare la narrazione come un filo conduttore che intreccia le nostre esperienze, le nostre emozioni e la nostra identità. Ecco perché è così importante:

la-narrazione-che-facciamo-a-noi-stessi

Fonte: Instagram @disegnetti_depressetti
  •  Prendere consapevolezza delle narrazioni svalutanti: se l’autore della mia storia mi dicesse di essere ed agire in un determinato modo, mi adatterei a quel ruolo o capovolgerei tutto se sentissi che quel ruolo non fa per me?
  • Individuare i dati di realtà: spesso il nostro cervello tende a deformare ciò che vive in base alle esperienze, al vissuto, alle paure, all’umore e filtra la realtà secondo i propri parametri, ma questo non sempre ci aiuta. Il sé, spiega Bruner, è il prodotto di un processo narrativo in cui combinano ciò che ci accade con quello che ci raccontiamo. Attenzione dunque, perché spesso includiamo anche ciò che secondo noi gli altri pensano di noi e ciò che il nostro cervello interpreta (e l’interpretazione non sempre corrisponde alla realtà!);
  • Condividere il nostro vissuto con altri (anche professionisti): laddove ci sentiamo accolti e protetti, possiamo aprirci e raccontarci. Spesso dalla condivisione autentica nascono interessanti riflessioni e nuove prospettive, che ci aiutano a vedere la realtà con altre lenti;
  • Il ruolo della narrazione nella terapia: la narrazione in terapia può diventare uno strumento fondamentale per affrontare tutte quelle sensazioni di inadeguatezza, incapacità, bassa autostima, paura che spesso sono legate a narrazioni limitanti che ci impediscono di vedere le nostre potenzialità;
  • Il ruolo della cultura e della società: è necessario sviluppare un buono spirito critico per comprendere come le aspettative sociali influenzino le narrazioni che costruiamo e i nostri valori.

Essendo individui in divenire, la nostra storia e il nostro vissuto sono un qualcosa di talmente dinamico da poter essere raccontato in mille modi: sta a noi scegliere le modalità ricordando che il come ci raccontiamo plasma il modo in cui ci percepiamo e interagiamo con il mondo.

Esercizi pratici di consapevolezza e riflessione

la-narrazione-che-facciamo-a-noi-stessi

Fonte: Freepik
  • Tenere un diario: annotare pensieri ed emozioni è un’attività utilissima per focalizzare come ci sentiamo nel momento presente. Nel lungo periodo è possibile identificare le narrazioni ricorrenti, sia positive che negative;
  • Scriversi una lettera: anche questa è un’attività che consiglio di fare a tutti almeno una volta. Scrivere una lettera all’Io futuro raccontandosi (per esempio per una ricorrenza es. compleanno, inizio del nuovo anno etc), permette di comprendere come la percezione di noi stessi possa evolvere e cambiare nel tempo;
  • Parlare di noi accogliendoci e rispettandoci: una volta una persona a me cara, C., mi raccontò che, durante un ritiro spirituale, le chiesero raccontare la sua vita mettendola per iscritto. Quando C. terminò l’attività le fu fatto notare che aveva scelto un quadernino tutto nero, nonostante non le piacesse come colore. Ecco questo banale episodio ci ricorda come ogni giorno dovremmo raccontarci con rispetto ed orgoglio, perché siamo individui unici ed irripetibili, ognuno col proprio percorso e il proprio bagaglio di esperienze.

Infine, condivido con voi una frase che mi ha molto colpita e che riassume bene il senso di quanto detto finora “Il dialogo interiore è lo scultore delle nostre storie e deve creare narrazioni mentali sane e luminose”.

Perché la scelta delle parole nella narrazione è così importante?

Avevo una professoressa al liceo che diceva sempre “le parole hanno un senso!”, quando riprendeva qualcuno che aveva utilizzato un termine in maniera impropria. Le parole, oltre ad avere un senso, ovviamente, hanno anche un peso ed è per questo che diviene fondamentale sceglierle con cura quando ci rivolgiamo a noi stessi e agli altri. Ogni parola ha un potere: può influenzare profondamente chi ci ascolta o legge, può avere la forma di un abbraccio, ma può anche ferire duramente.

Per questo motivo, durante il progetto “Direzione: Pianeta Emozioni”, che ho tenuto lo scorso anno nelle classi quarte di due scuole primarie, supportata dal team di Univox e da una psicologa dell’associazione, ho voluto dedicare un’attività al corretto uso delle parole. Infatti i bambini, divisi in piccoli gruppi, dovevano riflettere e trovare alternative ad espressioni verbali troppo dirette ed offensive. Ad esempio “stai zitto!” diventava “puoi fare meno baccano per favore?” oppure “puoi aspettare il tuo turno per parlare?”.

Credo sia fondamentale sensibilizzare i più piccoli a scegliere con cura le parole da utilizzare verso gli altri e verso se stessi, alimentando la piccola grande rivoluzione della gentilezza e dell’accoglienza.

la-narrazione-che-facciamo-a-noi-stessi

Fonte: Instagram @disegnetti_depressetti

Se fin da bambini ci alleniamo col peso delle parole, da adulti sarà sicuramente più facile sceglierle con cura. A tal proposito vi propongo un esercizio a mio parere molto significativo, da fare in momenti in cui non riusciamo a riservarci delle parole accoglienti. Prendiamo una foto della nostra versione “mini”, ossia di quando eravamo piccoli e proviamo a ripetere le stesse aspre parole guardandola. Direste mai a quei bambini delle parole così spiacevoli? Allora perché dovreste riservarle alla vostra versione adulta?

Se avete concluso la lettura dell’articolo, vi ringrazio e vi abbraccio. Infine, se vi va, provate a ripetere l’attività proposta all’inizio dell’articolo: Raccontatevi. Chi sono, da dove vengo, cosa faccio, dove sto andando? Ma soprattutto adesso, sei veramente la storia che ti racconti?

Teniamoci in contatto!

Iscriviti alla nostra newsletter, cercheremo di darti un abbraccio virtuale e farti sentire meglio, quando ne avrai il bisogno.

Non inviamo spam!

Un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *