Il 10 Settembre di ogni anno ricorre la giornata mondiale della prevenzione del suicidio. Ancora oggi, nel 2022, il suicidio è considerato una realtà tenebrosa, un atto estremo da oscurare, compiuto da chi ha scelto la via più semplice. Non sempre l’apparenza coincide con il vero.
Il team di Univox ha deciso di celebrare questa importante giornata non solo con la sensibilizzazione di contenuti inerenti a questo tema, ma dedicando un’intera settimana alla divulgazione e alla diffusione di informazioni per riflettere sulla prevenzione del suicidio, sulle cause che possono scatenare una tale decisione, sui segnali di pericolo e sugli enti di riferimento a cui potersi rivolgere in caso di bisogno.

La terapia può contrastare il suicidio
Ormai motto dell’associazione, “chiedere aiuto è una dichiarazione d’amore a se stessi”. Il più delle volte si è convinti di poter uscire in autonomia da situazioni nocive e tossiche: solo quando si comprende che sia necessario un sostegno si è giunti alla maturazione necessaria per affrontare ogni difficoltà.
Ce lo assicura il team psicologico, soprattutto la dott.ssa Francesca Panzacchi, che ha collaborato più volte nella creazione di contenuti volti a mobilitare l’interesse nell’intervento e nella prevenzione. La nostra psicologa propone sei consigli su come stare vicino a chi mostra pensieri suicidari (qui il post):
- Ascoltare con empatia: evitare di esprimere giudizi o dare consigli, dal momento che si può mostrare la propria vicinanza con pochi commenti o con l’essere presenti. Ascoltare profondamente qualcuno significa lasciargli lo spazio di esprimere il proprio dolore.
- Non scacciare la sofferenza dell’altro: parlare di pensieri suicidari non è semplice. Quando si provano dei sentimenti così negativi spesso si cerca subito di liberarsene, perché si sa, “stare nella sofferenza” è difficile. Queste soluzioni funzionano nel breve periodo, ma non eviteranno di poter coltivare in segreto tali pensieri. Anzi, sarà ancora più difficile condividerli, perché si sente che per l’altro siano troppo pesanti.
- Chiedere se si sta pensando al suicidio: la ricerca dimostra che parlare apertamente di suicidio non rappresenta un incoraggiamento all’azione, ma piuttosto può fornire lo spazio giusto per il dialogo e per la possibilità di risolvere il problema. Nonostante sia una domanda molto difficile, può salvare la vita: la persona sarà sollevata dal fatto di poter condividere tali pensieri, senza sentirsi giudicat@, e sentirà che qualcuno ha mostrato sincero interesse per il suo benessere.
- Ricordare che non si è un peso: sentirsi un peso per gli altri è comune in chi ha pensieri suicidari o soffre di depressione. Non si può costringere quella persona a pensarla diversamente, ma si può sempre dimostrare sincero interesse e profondo affetto. Essenziali sono frasi come “sono qui se hai bisogno di parlare”, “ci sono sempre per te”, “ti voglio bene”.
- Aiutare con un compito quotidiano: dietro i pensieri suicidari c’è una profonda sofferenza e, spesso, una vera e propria depressione. Nella depressione la persona non ha le energie per fare le più piccole cose e si sente sopraffatta dalle faccende e dalle commissioni. Lavare i piatti, fare il letto, ordinare la cena, ritirare una raccomandata e così via sono piccoli gesti che possono rappresentare tantissimo.
- Comunicare empaticamente che c’è sempre un’alternativa: è necessario cogliere gli spiragli di speranza che quella persona mostra e considerarli delle opportunità per ricordarle che può rivolgersi a un professionista.

“Nel nostro piccolo, possiamo fare tanto. L’importante è non smettere mai di crederci”.
Il team degli psicologi di Univox ha celebrato tale evento con una breve ma profonda lettera, finalizzata a diffondere il più possibile l’utilità del sostegno reciproco: qui il post. Hanno intervenuto la dott.ssa Ludovica Molina, il dott. Ottavio Maccarone, la dott.ssa Gioia Iannitti, la dott.ssa Miriam Murolo, il dott. Gianpiero Antenori e la dott.ssa Francesca Panzacchi.
“Oggi, 10 Settembre 2022, ricorre la giornata mondiale della prevenzione del suicidio. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno in Italia si registrano circa 4000 morti per suicidio. Un numero che cresce nel silenzio del quotidiano e nell’indignazione di chi considera il suicidio un atto consapevole, egoistico ed eccessivo.
Il suicidio a volte non è una scelta, ma una necessità. Un bisogno che deriva da mille nodi che non si riescono più a scogliere e che stringono sempre di più. Non si può giudicare. Non si può giudicare perché ogni singola persona vive il dolore a modo proprio e mai l’immedesimazione sarà tale al punto da comprendere completamente le emozioni altrui. Piuttosto che esprimere giudizi, commenti o pensieri sconsiderati, fermiamoci un attimo. Riflettiamo.
Riflettere significa interrompere la corsa contro il tempo, stendersi e guarda indietro, contemplare ciò che è rimasto alle nostre spalle. Quante volte dovremmo riflettere, prima di parlare? Quanto può far male una parola detta con superficialità? Cosa può esserci dietro un suicidio? Un sentimento di impotenza e di insufficienza, il costante pensiero di essere meno degli altri, il timore di non arrivare al traguardo o di arrivarci troppo tardi.
L’abuso estremo di sostanze o azioni tossiche che donano un senso di pace interiore, di tregua, anche se momentanea. Una violenza. Un silenzio. Un disagio. Una diagnosi medica. Solitudine. Instabilità. Ansia. Distanza. Una persona che compie un gesto come questo, è una persona che sta soffrendo, per cui non è lecito giudicare senza conoscere.
Sappiamo che è difficile da credere, ma a volte anche una carezza, un abbraccio, una parola può fare la differenza. Esistono azioni semplici e utili per prevenire una tale tragedia. Se conosci qualcuno che sia a rischio, ascolta questi consigli e non lasciarlo solo.
- Ascolta con sincera dedizione i suoi sentimenti. Non esprimere giudizi affrettati, ma chiarisci che non si è soli e che tutto si può affrontare.
- Consiglia di chiedere aiuto. Non è un atto da deboli, ma è una dimostrazione d’amore per se stessi e, dunque, merita ammirazione.
- Ricordargli che non è un peso, che gli vuoi bene e che sarai lì quando lui lo vorrà.
- Valuta insieme a lui/lei di intraprendere un percorso di terapia, perché la terapia può davvero salvare la vita.
- Proponi gite all’aperto e passeggiate: possono ridurre significativamente lo stress e alleviare sofferenze
- Interagisci il più possibile con lui/lei, chiedendo di esprimere con parole, disegni o canzoni il proprio stato d’animo: è bene che ci si impegni a definire la propria condizione.
Nel nostro piccolo, possiamo fare tanto. L’importante è non smettere mai di crederci“.
La solitudine si cura in un solo modo, andando verso la gente e donando invece di ricevere. Si tratta di un problema morale prima che sociale. Bisogna imparare a lavorare, a esistere non solo per sé, ma anche per qualche altro, per gli altri. Finché uno dice “sono solo”, “sono estraneo e sconosciuto”, “sento il gelo”, starà sempre peggio. È solo chi vuole esserlo. Per vivere una vita piena e ricca bisogna andare verso gli altri. E questo è tutto.
Cesare Pavese, Lettere

Il suicidio giovanile: una via di fuga alla perfezione sociale
Alla chiusura della settimana, verrà rilasciato un video realizzato da alcuni membri dell’associazione Univox. Si tratta di una dedica a tutti i giovani che hanno deciso di fermarsi di fronte alla “corsa al traguardo”, dettata da una società maligna e tossica che non tollera soste, ripensamenti e diversità.
Nel video figureranno dei giovani comuni ed esemplari, i cui nomi sono stati scelti totalmente a caso, che sono considerabili un “fallimento” sociale in quanto fuori corso, privi di una sistemazione e soggetti a bocciature, ma modelli di riferimento in quanto dediti ad attività, stili di vita e ambizioni che qualificano l’età “verde” e speranzosa tipica della gioventù.
Si legge: “Io sono Alice, ho 22 anni e mancava davvero poco, ma sono qui. Ho scelto di vivere perché la vita è magia, è attimo, è brivido. E’ anche sofferenza, ma è anche bellezza sconfinata. Sono qui perché ho chiesto aiuto, perché chiedere aiuto è una dichiarazione d’amore a se stessi”.

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