Giornata mondiale degli insegnanti: la parola ai neodocenti
Giornata mondiale degli insegnanti: la parola ai neodocenti

Giornata mondiale degli insegnanti: la parola ai neodocenti

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Oggi, 5 ottobre, è la giornata mondiale degli insegnanti, quei combattenti che ogni giorno si trovano a dover affrontare delle persone nel periodo più delicato della loro vita e che, inevitabilmente, avranno un’influenza su di loro. In Italia la scuola è vissuta spesso con ansia e preoccupazioni a causa di un sistema scolastico che tende a vederci più come delle semplici menti da riempire di concetti pronti invece che persone con una propria opinione, ma, in particolare le nuove generazioni, si preparano a cambiare la situazione. Per questo oggi parliamo con delle giovanissime docenti.

Diventare un insegnante oggi non è semplice. Laurea triennale, laurea magistrale, 60 CFU, concorso,… E tanto, troppo, precariato. Per questo in molti decidono di rinunciare al proprio sogno di istruire le giovani menti e si buttano su altro. Altri, invece, ci provano e riescono a diventare delle persone importanti per gli adolescenti che, come detto nel paragrafo precedente, stanno vivendo un periodo di certo non roseo e hanno bisogno di una figura adulta che possa aiutarli a superare tutte le difficoltà che hanno e che pensano di avere. E questa figura è proprio quella dell’insegnante.

In che modo? Di certo un docente non può improvvisarsi psicologo, tantomeno dottore o genitore. Tuttavia, l’insegnante può comprendere quando qualcosa non va. Da dietro la sua cattedra riesce a vedere tutta la classe, dalle prime alle ultime file, dai possibili atti di bullismo e tutte le risatine che spesso sono simpatiche, ma talvolta anche cattive. E quindi deve essere capace di intervenire, aiutando tutta la classe a ritrovare la propria strada. Di film con docenti magnifici ne esistono tanti, nella realtà non tutti hanno la fortuna di incontrarne uno, ma ricordiamoci anche che non sempre è colpa del docente.

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Fonte: Pexels

In primis voglio dire che la figura del docente è costantemente sminuita. In molti, nella loro ignoranza, sono convinti che il lavoro dell’insegnante si limiti a entrare in classe, spiegare quelle poche ore a settimana, e avere tre mesi di ferie pagate. In realtà, non è così. Quelli che chiami “sfaticati” spesso lavorano fino a notte fonda: consigli di classe, di istituto, compiti in classe, compiti per casa, ma anche il semplice preparare una lezione, scegliere un argomento, pensare a un tema che possa interessare a tutti in egual modo, trovare un metodo di insegnamento che possa coinvolgere la classe intera, e, credetemi, non è semplice.

Per questo, nella giornata mondiale degli insegnanti, che si tiene ogni anno il 5 ottobre, abbiamo deciso di fare cinque domande alle giovani docenti di Univox. Riguardo alla giornata, giusto un paio di informazioni: l’obiettivo è quello di mobilitare il sostegno agli insegnanti e di garantire che i bisogni delle future generazioni continuino ad essere soddisfatte dai docenti. Ogni anno c’è un tema diverso, e quello di quest’anno è la trasformazione dell’istruzione inizia con gli insegnanti. Potrebbe anche interessarvi conoscere alcuni eventi per oggi.

Parola alle insegnanti!

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Fonte: Pexels

Le nostre insegnanti sono Lucia, docente di Matematica e Fisica da poco più di un anno e Chiara, professoressa in lettere (greco, latino, italiano, geostoria, a seconda della scuola) al suo secondo anno scolastico. Abbiamo posto loro cinque domande:

  1. Quando hai capito di voler diventare un’insegnante?
  2. È stato difficile perseguire questo tuo obiettivo?
  3. Come insegnante, ti sei mai trovata davanti a situazioni di bullismo? Se sì, come hai reagito?
  4. Come potremmo cambiare in meglio il sistema scolastico italiano?
  5. Ipotizzando che tutti i lettori siano tuoi studenti, cosa diresti loro per affrontare al meglio il percorso scolastico?

Ed ecco come ci hanno risposto!

Chiara ci dice di aver avuto sempre dentro di sé la vocazione da insegnante, tuttavia si è resa conto di voler davvero essere una professoressa al terzo anno delle scuole superiori. Per Lucia, invece, è stata una «casualità di coincidenze bellissime: ho avuto la possibilità di lavorare in un contesto fantastico e mi sono pian piano convinta che questa sia la mia strada. Ho sempre dato ripetizioni durante i miei studi ma non avevo mai realizzato che l’insegnamento potesse essere la mia strada invece ora ogni giorno mi convinco sempre di più della mia scelta».

Tuttavia, le due neo-insegnanti hanno avuto anche due percorsi completamente diversi. D’altronde, una insegna materie scientifiche, l’altra invece umanistiche. La prima non ha avuto difficoltà, sebbene non sia di ruolo. La seconda, invece, spiega che, se «da quando ho capito che volevo diventare insegnante, ne sono stata sempre convinta, anche quando ho pensato (e continuo a pensare) di non essere del tutto “all’altezza”»,

«dal punto di vista pratico e burocratico, però, non è stato/non è poi così semplice. Ci vogliono determinati studi, com’è giusto che sia, ma spesso è necessario aggiungere esami al proprio percorso, aggiungere corsi ecc. che non sono sempre poi così utili nel reale, ma senza i quali non si sarebbe ammessi ad insegnare. È necessario avere tanta pazienza, perché il sistema di reclutamento degli insegnanti è controintuitivo e – a mio parere – non adeguato. Bisogna essere disposti a vivere scomodamente per qualche anno e a non fare progetti nell’imminente futuro, perché la precarietà, purtroppo, costringe a questo».

Chiara Muolo
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Fonte: Pexels

Entrambe, però, si sono trovate davanti a delle situazioni molto delicate come quelle del bullismo, e il fatto che entrambe siano da poco insegnanti e già abbiano dovuto affrontare quest’esperienza ci fa comprendere la gravità della situazione. Lucia, la professoressa di matematica e fisica, ci dice di aver fatto «riflettere tutta la classe su determinati comportamenti anche se non sento di aver ottenuto ciò che speravo in quel caso. Certi cambiamenti sono ahimè difficili a realizzarsi».

Chiara, invece, ha cercato di avvicinarsi, come docente, «agli alunni o alunne che venivano trattati male o esclusi, prima di tutto chiedendo come stessero. A volte ho cercato un confronto con i loro compagni e compagne di classe, a volte ho accennato qualcosa ai genitori o agli altri docenti della classe (parlo, in ogni caso, di pochi episodi, perché ho ancora poche esperienze alle spalle)». Ha anche affrontato situazioni «che includessero il benessere a tutto tondo dei ragazzi e ragazze delle mie classi o la loro salute mentale, che ritengo importante e preziosa. In questi casi, ho accolto ciò che avevano da dirmi, cercando di indirizzarli verso la sincerità e delle giuste figure professionali che facessero al caso loro».

Passando alla quarta domanda, la professoressa di matematica ritiene che sarebbe utile modernizzare l’insegnamento. «Mi riferisco a matematica e fisica perché sono
le materie che conosco meglio ma attualmente vengono insegnate con freddezza e staticità quando tutto sono tranne che materie statiche
», ci dice Lucia. Chiara, invece, ritiene che ci siano diverse necessità da tenere in conto:

«La necessità di formazione per tutti gli insegnanti, non solo per quanto riguarda le loro materie. È necessario che il reclutamento dei docenti venga rivisto, ma rivisto sul serio. E credo sia indispensabile che ogni insegnante sia disposto a mettersi in discussione, sempre, e a comprendere che è inconcludente parlare solo di numeri, date o nozioni nelle proprie ore, ma che è necessario anche spaziare, insegnare a comprendere il mondo in modo critico. Solo così, credo, si può contribuire a formare uomini e donne. Insomma, credo che l’istituzione scolastica possa essere cambiata a partire da noi singoli docenti (anche se sarebbe estremamente utile un aiutino dai “piani alti”)».

Chiara Muolo

Per l’ultima domanda, abbiamo un po’ lasciato carta bianca: un messaggio agli studenti, non per forza i loro, ma agli studenti in generale, insomma a tutti voi che state leggendo quest’articolo. Il consiglio di Lucia è di «ascoltarsi e convincersi che la vita è fuori dalla scuola», quello di Chiara invece è una sorta di lettera a cuore aperto:

Ragazzi e ragazze, come ci tengo sempre a ripetere in classe, siete qui per voi. La scuola è il vostro posto, è il vostro porto sicuro (o almeno dovrebbe esserlo) ed è il luogo dove potete imparare a fare e ad essere. Non vi chiedo di studiare per me, né per avere un voto (d’altra parte, per me non siete e non sarete mai dei numeri, mai), ma vi chiedo di studiare per voi. Imparate, assimilate quanto più potete, pensate, scrivete, discutete, esprimetevi.

E, anche se a volte vi sembra che alcune materie siano inutili e alcune nozioni siano superflue, ricordate che siete qui per arricchirvi e che, un giorno, tutto potrà essere utile. E godetevi la bellezza di questi anni e di quello che imparate.

Chiara Muolo

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