Oggi è la Giornata Internazionale delle Donne e Ragazze nella Scienza, e per questo noi di Univox abbiamo ben pensato di analizzare come le testate giornalistico raccontano le scienziate, le donne, le astronaute, qualsiasi donna che abbia una qualsiasi carica o che raggiunga degli obiettivi importanti. Sminuite, ridotte a “madri” (sia chiaro, non discriminiamo le madri, ma di certo una scienziata è una dottoressa, ha un titolo, non puoi ridurre i suoi studi alla sua gravidanza) oppure chiamate per nome. Per questo, la giornata di oggi è fin troppo importante.
È stata istituita il 22 dicembre 2015 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione A/RES/70/212, con l’obiettivo di riconoscere il ruolo fondamentale che le donne e le ragazze svolgono nella scienza e nella tecnologia, ma soprattutto quello di promuovere un accesso pieno e paritario alla partecipazione alla scienza per donne e ragazze. La giornata è utilizzata per promuovere “il pieno ed equo accesso e la partecipazione alla scienza per donne e ragazze”.
«Mentre le donne cercano di progredire nelle carriere scientifiche, disuguaglianze e discriminazioni continuano ad ostacolare il loro potenziale», ha detto il Segretario Generale dell’Onu. «Le donne costituiscono meno di un terzo della forza lavoro in ambito scientifico, tecnologico, ingegneristico e matematico, ancora meno in campi all’avanguardia. Soltanto un professionista su cinque che si occupi di intelligenza artificiale è donna», Poi, espone i modi in cui promuovere donne e giovani scienziate:
- Attraverso borse di studio, tirocini e programmi di formazione che forniscono un trampolino di lancio per avere successo.
- Attraverso quote, incentivi alla conservazione e programmi di tutoring che aiutano le donne a superare ostacoli radicati e a costruirsi una carriera.
- In particolar modo affermando i diritti delle donne e abbattendo stereotipi, pregiudizi e barriere di ogni genere.
In diverse Università d’Italia la giornata è stata celebrata con convegni e iniziative, come in quella di Perugia dove si è celebrata la quarta edizione di “Donne in Scienza”, l’iniziativa dell’Università degli Studi di Perugia in onore della “Giornata internazionale delle Donne e delle Ragazze nella Scienza”. L’università ha ospitato la prof.ssa Ursula Grohmann, ordinaria di Farmacologia del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Direttore del Centro Universitario di Microscopia Elettronica dell’Università degli Studi di Perugia e ricercatrice di fama internazionale nel campo dei tumori e delle malattie autoimmuni.
Come il giornalismo italiano tratta le donne della scienza
Possono essere scienziate, possono scoprire la cura per il cancro, possono fare gli esperimenti più pericolosi, ma per alcune testate saranno sempre le donne e le mamme o verranno chiamate con il proprio nome, come se fossero amiche d’infanzia, come se le si conoscesse da tutta la vita e si stesse solo raccontando l’esperienza di queste mamme che un giorno si sono svegliate e hanno deciso di fare qualcosa nella propria vita. Queste donne, che prima di essere qualsiasi altra cosa, sono semplicemente delle mamme, o delle future mamme. Ma facciamo qualche esempio.
Le due scienziate Doudna e Charpentier, vincitrici del Premio Nobel per aver sviluppato il sistema di editing del genoma detto Crispr/Cas9, capace di modificare il Dna con precisione e facilità, sono state chiamate dai giornali “le Thelma e Louise del DNA“. Chi sono Thelma e Louise? Due casalinghe stanche della propria routine (che tra l’altro alla fine del film scelgono persino di suicidarsi); e sia chiaro che non c’è niente di male nell’essere delle casalinghe, ma le dott.sse Doudna e Charpentier sono due scienziate.

Adesso parliamo di un’italiana: l’astrofisica Simonetta Di Pippo, scelta da Palazzo Chigi per dirigere l’Agenzia spaziale europea, chiamata dai giornali “Simonetta, la signora delle stelle“. Chiamata per nome, come una Simonetta qualsiasi, come una persona qualsiasi, e ridotta a “signora delle stelle“. Non un’astrofisica, non una dottoressa, una donna qualsiasi che potrebbe essere la donna che incontri alla fermata del bus e che per caso è finita a dirigere l’Agenzia spaziale europea.

E infine, l’ultimo esempio riguarda la fisica, definita da una testata come «mamma e nuotatrice», ma almeno in questo titolo hanno poi inserito il nome e il cognome della fisica. Chissà cosa c’entra che è una mamma e una nuotatrice con la vincitrice di un Premio Nobel… E chissà perché quando descrivono gli scienziati uomini non scrivono se sono o no padri o se hanno qualche altra passione. È straziante e demoralizzante, ma soprattutto è una mancanza di rispetto per chi a lungo studia e poi non vede riconosciuto il proprio sforzo.

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