Genitorialità e performatività nel 2025
Genitorialità e performatività nel 2025

Genitorialità e performatività nel 2025

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Quando si parla di performatività si tende ad attribuire questo costrutto unicamente agli ambiti professionali e formativi, tuttavia, la performatività permea tanti aspetti della nostra vita e la genitorialità non fa eccezione. Spintə da una miriade di aspettative sociali, sovraccaricatə da un flusso costante di consigli forniti da esperti sui social media, molti genitori si ritrovano a compiere una gara contro Sè stessə per incarnare un modello di perfezione genitoriale pressoché irraggiungibile e dannoso, poiché rischia di allontanare da ciò che è , invece, alla base del rapporto genitori-figlə: la costruzione di un legame autentico e profondo con ə proprə figlə, basato sull’apertura e sulla capacità di co-costruirlo e di ripararlo.

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Il mito della genitorialità perfetta

La pedagogia e la psicologia ci vengono in aiuto nel comprendere che , proprio in virtù del fatto che lo sviluppo də proprə figlə non è un percorso lineare , il legame con i propri genitori non può essere scevro dall’essere un processo egualmente dinamico, talvolta difficile e profondo. Risulta chiaro che, in un panorama dove la performatività ha permeato anche un ruolo come quello dell’essere genitori, la genitorialità perfetta è paragonabile ad un racconto fantasy.

Le relazioni umane sono, per loro stessa natura, dinamiche, così come lo è l’essere umano: mutevole e in continuo cambiamento. Spesso tendiamo a considerare questa mutevolezza come un’imperfezione o indecisione, ma è proprio nel cambiamento e nell’evoluzione personale che si ritrova l’armonico senso del vivere. Riappropriarsi di questo concetto, riconoscendolo come diritto fondamentale dell’individuo, può portare a una profonda trasformazione del ruolo genitoriale, abbracciando la funzione di quest’ultimo come punto di riferimento, costruendo un “nido” a cui tornare, abbandonando invece l’idea di dover essere un esecutore impeccabile.

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Essere genitori e non problem-solver

Ogni genitore, nel profondo, agisce spinto dal desiderio di voler far qualcosa sempre e solo per il bene də proprə figlə, un istinto che guida questo ruolo e che spinge a cercare soluzioni, strumenti, consigli, a volte perfino scorciatoie, pur di offrire la strada più sicura e lineare possibile per loro; eppure, proprio in questo desiderio innato si nasconde il nucleo di un paradosso difficile da accettare, prima come genitori e poi come esseri umani: la fallibilità.

Non sempre il bene coincide con il fornire una risposta immediata, uno strumento concreto o una soluzione razionale, anzi, il più delle volte, il bene e il supporto che si può restituire aə proprə figlə alberga proprio nella capacità di stare accanto, nello scegliere di non colmare a tutti i costi il silenzio o la difficoltà che vengono portate, ma di essere presenti e disponibili ad abitare lo spazio dell’incertezza, della sofferenza, delle paure, delle ansie insieme a proprə figlə, proprio come si fa nella condivisione dei momenti felici e spensierati.

È in questa forma dell’essere-con, in questa forma di presenza empatica che si costruisce e si insegna la presenza, la condivisione e si vanno a radicare alcuni dei processi più importanti per lo sviluppo del legame di attaccamento: unə bambinə che percepisce la disponibilità emotiva del genitore, che sente la continuità della sua presenza anche quando non ci sono risposte chiare o soluzioni immediate, impara che la relazione è un porto sicuro in cui potersi rifugiare, e da lì trae la fiducia necessaria per esplorare il mondo.

L’essere una base sicura (Bowlby) non è soltanto un concetto psicologico a cui ambire per avere una medaglia al valore come genitori impeccabili, ma è un costrutto auspicabile anche e soprattutto per il corretto sviluppo neurofisiologico də proprə figlə.
In questo articolo scientifico le neuroscienze ci mostrano come l’esperienza di una relazione stabile, accogliente e autenticamente presente favorisca la maturazione del sistema nervoso, sostenga i processi di regolazione emotiva e contribuisca alla plasticità cerebrale.

Essere genitori, quindi, non significa solo offrire strumenti pratici o soluzioni razionali, ma significa piuttosto saper accettare i momenti in cui l’unica cosa possibile è stare accanto, condividere, contenere, ed è proprio in questo stare e non-fare che si svela la forma più potente di cura genitoriale.

Rottura e riparazione: la danza delle relazioni

Ci sono momenti, inevitabili, in cui genitorə e figliə non si capiscono, si scontrano, si zittiscono e che sono il punto in cui si genera una crepa relazionale, da cui la maggior parte delle persone, e pertanto anche genitori, tendono ad evitare come si evita la peste nera, non cogliendo invece il poter fecondo di quello spazio che si crea.

La ricerca, infatti, ci insegna che non è l’assenza di rotture a determinare la qualità della relazione, bensì la capacità di ripararle: Ed Tronick, con il suo famoso esperimento dello still-face, Beebe & Lachmann , con i loro studi sull’Infant Research, ha mostrato che ciò che davvero conta non è la perfezione di una sintonia continua, ma la possibilità di ritrovarsi dopo essersi persi.

Ogni volta che un genitore riconosce il proprio errore, si ferma, chiede scusa, cerca di ristabilire il contatto, consegna a figliə un insegnamento molto più grande della singola situazione: i legami non sono fragili al punto da rompersi al primo urto, gli errori non sono fallimenti irreparabili, e l’amore non ha bisogno di impeccabilità per essere vero. È in questa danza relazionale, infatti, che si sviluppa una delle più importanti competenze personali e di vitale importanza, soprattutto per il legame più importante, ovvero quello con Sè stessə: è fondamentale, infatti, accogliere e riappropriarsi di questo concetto al fine di ridurre lo scollamento possibile tra fratture del Sè durante il fisiologico percorso di sviluppo individuale.

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Lo sviluppo cerebrale də proprə figlə

Un aspetto da non tralasciare è lo sviluppo cerebrale de proprə figliə: questo si sviluppa per tappe, e una delle fasi più delicate è proprio l’adolescenza, quando l’impeto emozionale esplode con una forza sconosciuta e difficile per loro da gestire. In quel periodo ci si trova a fronteggiare emozioni intense senza avere ancora gli strumenti per comprenderle del tutto, e il rischio di sentirsi sopraffattə è altissimo, per questo il ruolo del genitore diventa imprescindibile per lə proprə figlə, al fine di evitare l’instaurarsi di disarmonici modi per stare con le proprie emozioni, dagli atti di attinge-out ( proiezioni esterne e sull’altro) o meccanismi di evitamento profondo.

In questo terreno così impervio, il ruolo del genitore diventa ancora più cruciale , dovendo innanzitutto riconnettersi per primə con il mondo emotivo di figliə, accogliere i loro vissuti anche quando sembrano sproporzionati o incomprensibili, ed evitare di cadere nella trappola dell’invalidazione emotiva, che spesso si nasconde dietro frasi come “non è niente”, “stai esagerando”, “passerà”, “non fare così “. L’invalidazione emotiva mina la fiducia e la sicurezza del legame, facendo sentire figliə incompresə e solə nel momento in cui avrebbero più bisogno di un porto sicuro, in questo articolo avevamo ampiamente discusso gli effetti negativi e le conseguenze che può avere sullo sviluppo l’invalidazione emotiva.

Dal fallimento alla possibilità di crescita

Lo scopo di questo articolo è quello di restituire a tutti i genitori la possibilità di accogliere il proprio essere fallimentare e abbracciare il fallimento stesso come un momento di fecondità in cui si può trasformare, attivamente e con l’aiuto de proprə figlə la genitorialità stessa. Significa guardare aə proprə figlə non come persone da sfidare, da guidare, da ignorare, da non ascoltare perché, in quanto genitori, voi sapete cosa è meglio per loro.

Significa avere il coraggio di lasciare andare le redini del controllo, della performatività, scendere dal palcoscenico , in cui vi trovate da solə poichè nessunə è li con voi a guardarvi e ad applaudirvi, ritornare dietro le quinte con lə vostrə figlə , ascoltarli, chieder loro di cosa hanno bisogno quando si rivolgono a voi, sia dal punto di vista emotivo che più pratico. Proprio come voi fate con voi stessə ogni qual volta vivete attivamente la vostra vita.

La genitorialità non è una gara a chi si avvicina di più alla perfezione, ma è, piuttosto, una danza co-costruita con l’aiuto e con il pezzo də vostrə figlə, fatta su pavimenti talvolta scivolosi e inadatti, talvolta sicuri e talvolta sconosciuti. Ed è proprio lì che risiede la bellezza più grande di questo legame : nella possibilità di crescere insieme, genitori e figlə, imparando l’uno dall’altro , non attraverso l’illusione di essere sempre forti e sorridenti, ma nella verità di mostrarsi umani, capaci di cadere e di rialzarsi.

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