Nella notte di Halloween sono tanti gli spettri che incombono e ci fanno paura: i commenti non richiesti sul nostro corpo dai parenti, il catcalling quando siamo in costume per andare una festa (ma anche quando abbiamo la tuta oversize, ndr), e nel momento in cui cerchiamo di evadere dalle preoccupazioni del mondo reale ci viene in soccorso il “magico” mondo dei social network in cui cerchiamo un momento di stacco, di svago, di serenità.
Ma è davvero un posto così immune dai real life problems?
Social e Autostima: un rapporto complicato
Oggi è davvero impensabile relazionarsi con le persone intorno a noi senza utilizzare lo smartphone e almeno uno dei social network più frequenti (Facebook, Instagram, TikTok…).
Ciò che colpisce è l’età sempre più giovane con cui si ha accesso al loro utilizzo: in Italia nella fascia tra i 6 e i 10 anni circa un bambino su tre utilizza lo smartphone tutti i giorni (Save the Children, aprile 2025), complice anche il lockdown del 2020 e i suoi strascichi, che hanno inevitabilmente ancora di più reso necessario l’utilizzo di mezzi elettronici per instaurare rapporti sociali, ma non solo, vista la necessità delle didattiche a distanza e dello smart working. Per forza di cose ogni persona, ogni bambino, bambina, adolescente, giovane, adulto, ha stretto un legame inseparabile con questi strumenti, per potersi interfacciare con il mondo.
Questa necessità ha fatto sì che ogni persona si trovi oggi a fare i conti con un’immagine di sé che il proprio account racchiude e vuole mostrare, che è sempre parziale, spesso sintetica e poco sfaccettata rispetto alla complessità della propria persona, che si incontra con altrettanti account parziali e per questo ai nostri occhi “praticamente perfetti sotto ogni aspetto”. Insieme agli standard, anch’essi irrealistici, che la cultura impone di come debbano essere una vita e un corpo “degni di valore”, questi aspetti si delineano come fattore di rischio per un utilizzo deleterio dei social network, che possono incidere negativamente sulla percezione di sé e sulla propria immagine corporea.

Adolescenti e confronto sociale
Il 94% degli adolescenti, e anche buona parte dei preadolescenti, nei Paesi occidentali usa social network come Instagram, Snapchat e Facebook (NORC Center for Public Affairs Research, 2017), piattaforme su cui il visivo si delinea come modalità principale di contenuto, e grazie alla funzione di poter aggiungere commenti sotto foto e video, il giudizio di chiunque è facilmente accessibile e ci si esprime con molte meno remore che nella vita reale, grazie alla distanza messa dallo schermo. Ma questo che conseguenze ha per chi è protagonista del contenuto commentato?
Molti studi mostrano come il tempo trascorso sui social abbia come risultato un calo di autostima degli utenti adolescenti e preadolescenti (Mascheroni et al., 2015; Yau & Reich, 2019) dovuto prevalentemente al meccanismo del confronto sociale, ossia la normale tendenza (accentuata tipicamente in adolescenza) a paragonare la propria vita con quella degli altri; ma accade che, dal momento che le vite condivise sui social sono spesso molto ripulite da contenuti negativi e ambivalenti, ci si paragona con vite che sembrano perfette e irraggiungibili, e automaticamente la propria sembra avere un valore molto inferiore alla vetrina che abbiamo davanti.
Le persone hanno, dunque, la tendenza a confrontarsi con gli altri per autovalutarsi (Festinger, 1954), e questo meccanismo viene facilmente esacerbato dalla grande piazza virtuale che sono i social, che rendono accessibili i termini di paragone ed evidenziano prontamente il mancato rispetto di importanti standard, sia rispetto all’aspetto fisico che allo stile di vita in generale, risultando cosi come un grande fattore di rischio per un’autostima molto bassa, e un malessere generalizzato rispetto alla propria identità, che diventa divisa tra un sé ideale che si vede nei social, caricato di valore, e il sé reale che viene invece svalutato.
I corpi in balia dei social network
È interessante notare come, le ragazze in generale tendano ad usare i social in maniera molto più visiva dei ragazzi (Von Soest et al., 2016; Wichstrom & von Soest, 2016). Questo, in un mondo che ha rigidi e irraggiungibili standard estetici, già in generale ma in particolar modo per i corpi femminili, le porta a modificare, filtrare, denaturare l’immagine proposta sul proprio profilo, per far si che sia il più possibile aderente agli standard, senza comunque arginare il problema dell’esposizione a commenti deleteri per la psiche e per l’autostima.

Neanche l’immagine ritoccata, perfezionata e svuotata di difetti è immune ai giudizi su quel corpo; tra le ragazze questo crea una continua corsa verso un’ideale di bellezza probabilmente inesistente e impossibile, che con la fragilità dell’Io tipica della fase di sviluppo dell’adolescenza, va a creare i presupposti per un grande vuoto nell’immagine di sé e nella valutazione che di essa si dà. Se non si ha un’idea di sé reale e con un buon grado di autovalutazione, le conseguenze per il benessere mentale possono essere molto negative.
Tutto questo è ancora più allarmante se si pensa all’età sempre più giovane in cui ci si approccia ai social, ponendo così la possibilità che anche bambini e bambine possano essere segnate in maniera ancora più indelebile da questa ferita nell’autostima.
A quali standard ci paragoniamo?
Molto spesso chi ha assimilato l’ottica malsana della vita perfetta da mostrare sui social, diventa influencer e ha dunque un grande bacino di utenza per poter trasmettere attivamente dei messaggi. Spesso, però, non sono messaggi che vanno in controtendenza rispetto a quanto detto in precedenza, anzi sono profili che promuovono “come si deve essere per essere sanə/bellə/in forma…”, dando magari consigli concreti e influenzando il comportamento di migliaia di persone, senza però avere consapevolezza, forse, del grande potere, anche negativo che ciò può generare.
Se la maggior parte dei profili che si incontrano promuovono un’immagine corporea “healthy”, con il messaggio che per essere in salute bisogna emulare quel corpo e bisogna cambiare alimentazione, attività sportiva e stile di vita, gli adolescenti, che tendono a confrontarsi per strutturare la loro identità in formazione, vorranno raggiungere quello standard presentato come “la cosa giusta”, l’unico modo per essere in salute e bellə.

Ma quali conseguenze porta questo? Una ricerca dell’Università di Milano ha mostrato che oltre il 60% degli adolescenti intervistati dichiarava di sentirsi insoddisfatto del proprio aspetto fisico dopo aver trascorso del tempo sui social media.
Questo fenomeno può portare alla nascita di disturbi legati all’immagine corporea, come i Disturbi del Comportamento Alimentare (primi fra tutti l’anoressia e la bulimia), poiché il continuo confronto con standard irraggiungibili può generare insoddisfazione corporea, presupposto per ansia (“ devo fare di tutto per essere all’altezza), depressione (“sono orribile perché non riesco a raggiungere quello standard”) e comportamenti alimentari e sportivi non propriamente sani, poiché emulati da persone che hanno corpi e metabolismi diversi dal proprio, e quindi puntati più al tentativo di raggiungere la perfezione che ad un obiettivo di salute personale.
Tips e conclusione
I social network hanno segnato un’epoca, fornendo delle immagini ben precise da emulare, caricandole di valore e di conseguenza portando le persone a svalutare chiunque o qualunque corpo o vita devi dallo standard, compresa la propria.
Questo processo non risparmia neanche bambinə e (pre)adolescenti, anzi li colpisce ancora più duramente in quanto molto sensibili al confronto sociale e con l’autostima in corso di strutturazione, mettendoli nella difficile posizione di rischiare di cadere nella corsa al raggiungimento dell’obiettivo prefissato dalla società.
Cosa si può fare per provare ad arginare questi rischi?
Per un uso consapevole dei social è importante coltivare attività anche al di fuori del web che mettano in contatto con chi si è veramente e fare un’accurata selezione dei profili che si seguono, perché vivere senza social è diventato quasi isolante dal punto di vista sociale, ma se bisogna entrare nella casa degli orrori, piena di commenti, insulti, violenze (e qualche volta gattini), è meglio andarci un po’ armati e consapevoli che quelli sono solo spettri, mentre noi siamo ben altro che semplici immagini proiettate.
