Musica e Psiche: 3 canzoni per una rinascita interiore
Musica e Psiche: 3 canzoni per una rinascita interiore

Musica e Psiche: 3 canzoni per una rinascita interiore

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È noto come esista un legame profondo tra l’ascolto della musica e l’elicitazione di un vasto numero di emozioni. Questo dato, che rappresenta un’evidenza empirica radicata nell’esperienza comune, è confermato anche dalle neuroscienze, le quali hanno dimostrato che la musica è in grado di attivare numerose funzioni cerebrali.

In questo articolo cercherò di soffermarmi su alcuni brani che esprimono in modo evidente la connessione tra musica e psicologia, con particolare attenzione al tema della rinascita psicologica. Penso infatti che le canzoni possano costituire un potente strumento attraverso cui l’ascoltatore dà forma ai propri vissuti, trasformando ciò che è particolare in qualcosa di universale e contribuendo a elaborarlo, “socializzando” il personale e rendendolo condivisibile. Le canzoni di cui parlerò sono scelte arbitrariamente, secondo i miei gusti personali.

Mi auguro che questo percorso tra note ed emozioni possa offrire nuovi spunti di riflessione e, magari, accompagnare chi legge verso la propria personale forma di rinascita, in un periodo come quello di Natale che, per molti, coincide con il bisogno di fare un bilancio dell’anno trascorso e con il desiderio di una rinnovata rigenerazione interiore.

I treni a vapore – Ivano Fossati

I treni a vapore è una canzone di Ivano Fossati scritta nel 1993 e resa celebre nella versione cantata da Fiorella Mannoia. Nel testo si parla di una persona, probabilmente in dormiveglia, che comincia a sognare, attivando così la mente e orientandola sul tema del viaggio, prefigurandosi alcune immagini oniriche: (“Qualche volta sono gli alberi d’Africa a chiamare, altre volte sono vele spiegate a navigare / sono uomini e donne, piroscafi e bandiere / viaggiatori viaggianti da salvare”).

Già questo passaggio contiene in nuce la metafora del viaggio, vero fulcro narrativo su cui si fonda il brano. È un’immagine che si apre lentamente e che verrà sviluppata nel ritornello, dove l’autore paragona il proprio dolore ai treni a vapore: un dolore che passa, proprio come fanno loro, di stazione in stazione.

Molto interessante poi ciò che accade a metà canzone: la musica sale di tonalità (in gergo tecnico una modulazione), aumentando l’intensità, come se si aprisse verso l’infinito. Anche il testo riflette questo slancio, richiamando verbi legati al potere e alla possibilità :“io la sera mi addormento e qualche volta sogno perché SO sognare” (mentre nella prima strofa aveva utilizzato il verbo volere). I sogni descritti sembrano vividi, quasi tangibili (“E mi sogno i tamburi / della banda che passa / o che dovrà passare / mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani / i ragazzi della scuola che partono già domani”), per poi concludersi nuovamente con l’immagine del treno che passa, proprio come il dolore.

È una canzone che parla di un amore finito, ma che indubbiamente può essere estesa anche ad altri ambiti dell’esperienza umana.

La stagione dell’amore – Franco Battiato

La stagione dell’amore è un brano tratto dall’album Orizzonti perduti di Franco Battiato, pubblicato nel 1983. È un affresco che propone un’interpretazione della ciclicità del tempo, applicandola ai sentimenti: l’amore, come le stagioni, può andare e tornare. In particolare, il brano prefigura/si struttura come un dialogo tra una visione tipicamente occidentale del tempo (“se penso a come ho speso male il mio tempo, che non tornerà, non ritornerà più”, “ ne abbiamo avute di occasioni, perdendole“) e una lettura dello stesso che sicuramente Battiato eredita dalla tradizione orientale: (“La stagione dell’amore viene e va”(…) “ancora un altro entusiasmo ti farà pulsare il cuore… nuove possibilità per conoscersi“).

Come scrive Riccardo Magni su Rinascimento Poetico, in modo piuttosto calzante:

Certo, le storie d’amore possono finire, con orizzonti perduti che non si scordano e non ritornano mai e che provocano quel sentimento recente ed antico che è la nostalgia, ossia il dolore (algos) per un ritorno (nostos) che non può avvenire. Eppure il bene che si è vissuto resta e la stagione dell’amore tornerà e ancora un altro entusiasmo farà pulsare il cuore; un entusiasmo che platonicamente è un soffio divino che riempie l’anima umana (come suggerisce l’etimo en + theòs), dando nuove possibilità, nuove occasioni per conoscersi. Conoscer – si. Un “-si” volutamente ambiguo, perché proprio attraverso l’esperienza dell’amore si può conoscere l’altro e si può anche conoscere sé stessi, come dice il motto socratico, caro al maestro Battiato.

To Tide Us Over – Esperanza Spalding

Seconda traccia dell’album 12 Little Spells di Esperanza Spalding, in cui la contrabbassista americana esplora il potere curativo della musica, immaginando i suoi “incantesimi” sonori capaci di raggiungere e influenzare direttamente le parti del corpo cui sono dedicati. 12 Little Spells — album vincitore di un Grammy — utilizza musica e immagini come strumenti rituali per lavorare su corpo, mente, guarigione e traumi. Il progetto trae ispirazione dalla musicoterapia, dalle pratiche somatiche e da approcci energetici e spirituali come il Reiki e gli insegnamenti della Psicomagia di Alejandro Jodorowsky, mettendo al centro la consapevolezza corporea come via per favorire il rilascio emotivo, la riconnessione con sé stessi e l’espansione personale dopo esperienze di dolore, vergogna o costrizione.


In questo brano – dedicato alla bocca – la lingua è paragonata a un fondale marino rossastro: una voce sommersa che fatica a emergere, soffocata da nodi ancora irrisolti. È qui che interviene Esperanza, in veste di narratrice/curatrice/sciamana, a ricordare che il protagonista aveva semplicemente bisogno di tempo per cominciare a curare le sue ferite. E quando la voce finalmente riemerge, appare come una marea che lava via tutto. Con un crescendo anche musicale, il linguaggio diventa il luogo dove il protagonista impara a dare un nome al proprio stato interiore, a renderlo dicibile e condivisibile:

E finalmente arriva la marea,
a ripulire le cicatrici incise nella terra.
Riemergendo dal mare, le tue parole brillano,
una corona di luce sulle rocce frastagliate dell’uomo che lotta.
Tra ferite che solcano la terra,
risali dall’acqua e le tue parole risplendono:
la marea è arrivata, finalmente.

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