8 marzo tutto l’anno. Per le donne, ogni giorno
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L’8 marzo è la Giornata internazionale dei diritti della donna: no, non è una festa. Vediamo insieme perché.

Le origini: la storia delle donne e dell’8 marzo

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Via: Diversity Managament

Storicamente l’8 marzo è stato associato a intensi moti di protesta, a partire dal 1914: in Germania si demanda il diritto di voto per le donne e si celebra il Frauen Tag (Giornata della donna). Nel 1917, nell’odierna San Pietroburgo, un’orda di donne scende in strada per chiedere il ritiro della Russia dalla Prima Guerra Mondiale e la fine dello zarismo, dando inizio alla Rivoluzione di Febbraio; sempre in Russia, nel 1921, la stessa data diventa la Giornata Internazionale dell’operaia.

In Italia, stessa data nel 1972, 20.000 donne manifestano a Campo de’ Fiori (Roma), aprendo la strada per gli anni del femminismo italiano. Infine, nel 1977, l’8 marzo viene ufficialmente proclamata “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle donne e la pace internazionale“. Rai Cultura ha raccolto preziose testimonianze in merito alle date fondamentali nella storia del femminismo e alla questione femminile italiana.

Insomma, si tratta di una data connotata da fortissime rivendicazioni politiche che continuano a valere anche oggi: coordinamenti come Non Una di Meno portano avanti tavoli di discussione e di analisi sulle problematiche femminili nel mondo patriarcale, dalle limitazioni sulla libertà di scelta alla violenza domestica e di genere.

Cosa si intende in questo caso per “patriarcato”? Essenzialmente, un mondo fatto a misura di uomo (maschio), in cui tutto gli appartiene: compresa la donna. Effettivamente, serve chiederci cosa ci possa essere da festeggiare in un mondo in cui vengono ancora praticate mutilazioni genitali su bambine innocenti (moltissime a rischio anche in Italia), in cui non è garantito l’accesso sicuro all’aborto e nel quale, solo nel 2023, e solo in Italia, sono morte 8 donne per mano di uomini a loro vicini.

Nel corpo della donna

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Via: liberopensiero.eu

Una delle mie responsabili, tempo fa, disse che è incredibile come le donne riescano a fare di tutto mentre sanguinano.

Le mestruazioni non sono solo questo, ma soprattutto dolore fisico, disagio diffuso, ormoni a palla e tanto giudizio: stai attenta quando ti alzi, sai che vergogna se dovessi avere una macchia di sangue (ma se ce l’avessi sul braccio non credo che ci si scandalizzerebbe poi così tanto)!

Sono gonfia e ho tantissima fame, scusa, sono “i miei giorni” (si acquisisce fino al 20% in più della massa corporea durante le mestruazioni, e comunque sia non dovete giustificazioni a nessuno sul vostro peso). Sì, scusa, sono nervosa perché ho il ciclo (per “ciclo mestruale” si fa riferimento all’intero ciclo mensile, non ai giorni delle mestruazioni. E comunque, durante le mestruazioni, i livelli di estrogeni, cioè gli ormoni, si alzano).

A 15 anni mi capitò di non andare a scuola perché non riuscivo a muovermi dal letto: era il primo giorno di mestruazioni. Non è assurdo che non si prendano in considerazioni le condizioni fisiche specifiche per sesso?

Tantissime persone (specifico “persone”, poiché chi nasce con attributi genitali femminili non è detto che si riconosca come donna) vivono situazioni dovute a caratteristiche biologiche spesso difficili come l’endometriosi, l’adenomiosi, la dismenorrea, la vulvodinia e tutte le sindromi associate al pavimento pelvico. Ancora, pochissimi paesi considerano valido il congedo mestruale e ancora meno prevedono l’aspettiva per la menopausa (in Italia c’è stata una proposta di legge per congedo mestruale nel 2016, di cui però non è proseguita la discussione. Alcune organizzazioni si sono mosse in autonomia).

La caratteristica considerata universalmente femminile è la gravidanza: un altro vaso di Pandora. Le ragazze (cioé tutte quelle che si sentono tali) vengono bombardate da aspettative tossiche: perché non diventi madre? Quando fai un figlio? Quando ti sposi? Quando ti fidanzi? Non hai ancora fatto sesso?! Hai già fatto sesso?!

Perché il corpo delle donne viene visto come tema da dibattito pubblico? Unicamente perché è un possibile incubatore per la specie, o perché è stato terreno di conquista e soprusi della qualunque?

Come si permettono degli uomini, dall’alto dei salotti politici, di deliberare su corpi che non apparterranno mai a loro? E come si permettono altre donne, vestite di privilegi esclusivi, di giudicare situazioni personali, anzi, personalissime?

La situazione sull’aborto in Italia, ad esempio, è abbastanza grave, e laddove lo stato manca entra in gioco la solidarietà mutuale: IVG, ho abortito e sto benissimo mappa tutti i consultori e medici in Italia che mettono in pratica e soprattutto in sicurezza le misure previste dalla legge.

Si parla di natalità come se fosse un problema (solo) motivazionale: dare una vita dignitosa ad un figlio rappresenta un costo non indifferente sia in termini economici che psicologici (da parte del genitore, si intende). Ma la responsabilità deve cadere per la maggior parte sulle donne, anche nelle coppie più progressiste: il congedo parentale, in Italia esiguo, lo è ancor di più per i padri. Ricordo con tristezza il figlio di un’amica di mia madre, appena diventato padre: “Mi sento male al pensiero di tornare a lavoro e lasciare così presto mio figlio”.

La concezione tossica per cui alle donne spetta unicamente il lavoro di cura dell’altro colpisce anche gli uomini: un uomo può desiderare ardentemente di essere padre e di voler adiempire al ruolo di cura ed educazione che è proprio del genitore.

Questioni di genere

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Via: Psicologinews

Glass ceiling effect: il fenomeno per cui al genere femminile viene precluso l’accesso a posizioni lavorative di rilievo. Si può anche fare riferimento ai divari esistenti nelle retribuzioni e allo sticky floor effect, cioé la tendenza per cui le donne vengono relegate a posizioni con guadagni inferiori a parità di mansioni e responsabilità con i colleghi maschi; il gender pay gap viene analizzato dal sistema statistico europeo. Questi dati assumono ulteriori, enormi differenze se si mette in mezzo anche il colore della pelle e la provenienza della donna.

Anche l’ingresso o il ricollocamento professionale è un percorso frastagliato, spesso costituito da domande illegali in sede di colloquio conoscitivo: vuole avere figli? E’ madre? Ha famiglia?

E oltre il lavoro e la famiglia, cosa succede per le strade? Non ci sentiamo sicure. Cat calling e harrassment verbali sono dietro l’angolo e non conoscono età: la prima volta che mi hanno fischiato dietro avrò avuto circa 12 anni. Magari parliamo di padri di famiglia, di fratelli o fidanzati protettivi che condannano aspramente la pedofilia o il fenomeno delle spose bambine, ma che non si fanno scrupoli a molestare verbalmente (se tutto “va bene”) delle ragazzine: perché no, non è successo solo a me.

Se i fischi e i nomignoli fluttuano nell’aria dalla mattina alla sera, di notte la situazione diventa molto più ansiogena. Il pericolo può essere ogni dove, è davvero sicuro andare da sole per strada? Me lo chiedo spesso. Ma poi, penso, chi ce la ridà la libertà di decidere dove e con chi andare? Quando ti senti davvero libera se ti senti costretta a prendere misure precauzionali per andare al locale di sera o a fare la spesa dopo lavoro? Anche qui la mano arriva dalle associazioni, come DONNEXSTRADA che aiuta le donne a riconquistare le strade, un passo (insieme) alla volta.

In conclusione, tutte le donne si trovano in una situazione opprimente, però è anche vero che viviamo livelli di oppressione differenti. Come già detto in precedenza, non essere caucasiche, non essere eterosessuali, non essere cisgender anche, o essere semplicemente povere determina una serie multipla di discriminazioni, intersecate tra loro e accomunate dall’appartenenza al genere femminile.

Per questo, sempre più, si parla di transfemminismo e femminismo intersezionale; nuovi femminismi che mettono in connessione le istante transgender, intergenerazionali, interculturali per contrastare la discriminazione di genere, il razzismo, l’ageismo e la discriminazione di classe e religiosa.

Non auguri, ma buona Giornata Internazionale dei Diritti della Donna a tutte le donne, a chi è nata biologicamente donna e a chi sa di esserlo, e a tutte le persone che condividono e lottano perché i pezzi di strada siano camminati da donne libere.

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