Sono ormai due anni e mezzo che la sigla DAD – Didattica A Distanza – è entrata nel nostro vocabolario quotidiano. Se prima ci sembrava qualcosa di esotico, di inusuale, adesso è parte della nostra vita ordinaria.
L’epidemia del Covid ci ha portati a numerosi cambiamenti, se non sconvolgimenti, alcuni temporanei, altri ancora persistenti e che, ora come ora, non riusciamo a prevedere quando verranno modificati. Ecco, la DAD è uno di quei cambiamenti: si proponeva come temporaneo, ma che ad oggi ancora non è stato del tutto messo da parte.
Come è iniziata

La Didattica A Distanza è stata senz’altro fondamentale per la scuola italiana fin dai primi giorni di epidemia, quando ancora nessuno poteva sapere quanto essa sarebbe stata lunga e logorante. Per la maggior parte degli studenti e delle studentesse di ogni età – da coloro che frequentavano le scuole primarie fino all’università, passando per le secondarie di ogni tipo – è iniziata quasi come un gioco. Era strano, nuovo e in parte divertente collegarsi ogni mattina dalla propria camera da letto (o soggiorno, o cucina, o qualsiasi stanza che avesse un tavolo o una scrivania) e partecipare alle lezioni, venire interrogati o svolgere un “compito in classe” (che in classe non era).
Se nei primi giorni di diffusione del Covid tutto sembrava dovesse durare qualche settimana o, al più, un paio di mesi, ecco che nel giro di poco tutto è diventato sempre più incerto. I tempi si dilatavano in maniera direttamente proporzionale alla consapevolezza che la DAD non è un gioco, ma un sostituto della scuola a cui siamo abituati, quella fatta di presenza, relazioni, spesso noia e incomprensioni, ma sempre di sguardi e concretezza.
C’è, però, da sottolineare una cosa importante: senza la DAD e lo spirito di adattamento messo in atto da ogni singola istituzione scolastica e accademica e da ciascun alunno e docente, il mese di marzo 2020 avrebbe sancito la sparizione improvviso dell’istruzione per una manciata non indifferente di mesi. La DAD è stata uno strumento necessario e, se non altro in alcuni momenti, davvero efficace.
Non è semplice stilare una vera e propria lista di pro e di contro della Didattica A Distanza. E non è semplice né per chi ha vissuto sulla propria pelle i cambiamenti che la DAD ha portato nelle scuole e università italiane, né per chi ha una visione esterna.
Alcuni pro e contro

Di certo, però, alla luce della necessità di cui si è detto, un primo grande pro della Didattica A Distanza è la possibilità di poter fare lezione nonostante l’impossibilità di potersi fisicamente recare nelle aule scolastiche e universitarie. È stato possibile continuare l’anno scolastico senza interromperlo, senza imporre a milioni di studenti e studentesse di perdere un anno per via dell’emergenza sanitaria.
I mezzi di cui ora siamo in possesso ci hanno permesso di portare avanti questa scuola virtuale. Certo è che – ed ecco che si presenta un primo contro – non tutti sono stati in grado di connettersi senza problemi logistici. Intere famiglie si sono ritrovate a condividere lo spazio domestico anche per lavorare e studiare, senza possedere un numero di dispositivi tale da permettere la connessione e la presenza di ciascun membro alle proprie mansioni. Insomma, la DAD, nata con lo scopo di essere inclusiva, non sempre ha potuto assicurarla.
Se un ulteriore pro è stato la possibilità, tramite la condivisione molto più agevole di materiale digitale, un contro è stata la mancanza della presenza fisica. Non si tratta di mancanza di mezzi o di materiali utili allo studio, ma degli ambienti dedicati allo studio e all’apprendimento, alla presenza dei docenti che, attraverso le loro conoscenze e (auspicabilmente) della passione per il loro lavoro, potessero trasmettere molto più che semplici nozioni ai loro allievi.
Grazie alla DAD, migliaia di ragazzi e ragazze hanno potuto passare l’anno, in alcuni casi affrontando gli esami di terza media o quelli di maturità – anche se con modalità diverse – e molti altri hanno continuato a sostenere quegli universitari. Ma in ciascuno di questi casi, è mancata la socialità che scuola e università favoriscono, l’arricchimento personale che regala la relazione prima ancora della lezione.
Perché, del resto, senza la relazione, una lezione rimane un elenco di cifre e lettere, di fronte alla bellissima complessità di cui è fatto ognuno di noi.

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