Il 2025 ha visto l’uscita di due libri che raccontano in modo magistrale il disagio mentale.
Il disturbo bipolare nei libri di Alcide Pierantozzi e Fabio Macaluso
Lo sbilico di Alcide Pierantozzi e Volevo solo un tè al limone di Fabio Macaluso raccontano l’esperienza personale dei due autori con i disturbi psichiatrici, da angolature diverse. Sono due libri preziosi per la capacità di entrambi di mettersi a nudo e consegnare al lettore una testimonianza intensa del proprio vissuto, contribuendo ad abbattere lo stigma che ancora oggi caratterizza le malattie mentali.
Alcide Pierantozzi – Lo Sbilico
Ne Lo sbilico, Alcide Pierantozzi racconta la propria esperienza con il disturbo bipolare attraverso una narrazione profondamente autobiografica. Scrittore quarantenne, dopo una lunga parentesi vissuta a Milano decide di tornare a casa dei genitori, nella cittadina abruzzese in cui è cresciuto. Da anni convive con un disturbo bipolare anancastico, ossia accompagnato da tratti ossessivi, oltre a frequenti episodi psicotici e a una forma di autismo o neurodivergenza mai riconosciuta durante gli anni della scuola.
La sua storia familiare è segnata in modo irreversibile dalla perdita del fratellino disabile, un lutto mai davvero elaborato dai genitori. Con la madre sviluppa un rapporto quasi simbiotico, mentre il padre, incapace di accettare fino in fondo la malattia del figlio, viene soprannominato significativamente “Il negazionista”.
La narrazione si presenta come una sorta di diario di bordo, attraversato da continui richiami agli effetti che i numerosi farmaci hanno sul suo fisico e, in particolare, sulla dimensione sessuale, tema affrontato con grande franchezza e senza reticenze. È un libro di disarmante lucidità, caratterizzato da una scrittura febbrile e, a tratti, allucinata, capace di restituire con forza la deviazione di senso propria delle psicosi.
Alcide offre al lettore se stesso e la propria esperienza più intima, in una sorta di espiazione senza colpa, raccontandosi con una schiettezza radicale che non cerca mai di edulcorare nulla. Proprio questa lucidità spietata rende il testo particolarmente intenso e coinvolgente.

Fabio Macaluso – Volevo solo un tè al limone. La mia vita da bipolare
Fabio Macaluso pubblica Volevo solo un tè al limone. La mia vita da bipolare nel 2025, qualche mese dopo l’uscita del libro di Alcide. Anche in questo caso si tratta di un testo autobiografico, in cui l’autore racconta la propria esperienza con il disturbo bipolare. Avvocato e manager di successo per alcune delle principali aziende di telecomunicazioni in Italia tra gli anni Novanta e i Duemila, Fabio ha circa trent’anni quando inizia a sperimentare i sintomi della malattia, con la tipica alternanza di stati di mania e profondi momenti di depressione.
Saranno necessari diversi psichiatri e psicoterapeuti prima di arrivare a una diagnosi compiuta, che lo avvicina all’imprescindibile convivenza con la malattia e alla sua accettazione («sono nato con la mia malattia e questa si estinguerà con me», scrive nell’incipit del libro). Fondamentale, nel processo di guarigione, è la presenza di una fitta rete sociale di amicizie ma soprattutto della famiglia, mai giudicante, che anzi compie diversi sacrifici per stare accanto a Fabio, accompagnandolo dai medici e sostenendolo nei momenti più difficili. Ne risulta un testo dall’andatura snella e coinvolgente e, per sua stessa ammissione, anche di natura divulgativa:
Beniamino Placido prese a prestito un’espressione coniata da Italo Calvino a proposito della poesia, quando affermava che “la poesia è l’arte di mettere il mare in un bicchiere”. Ottima definizione che può valere anche per “l’arte della divulgazione”, consistente, ad esempio, nel prendere quel mare magnum di Freud e farne un articolo, o inserire il mare minaccioso della Rivoluzione Francese in un libro semplice, leggibile e non infinito(…) E Placido ricorda che per fare giusta divulgazione occorre che l’acqua del mare (del singolo argomento) che si presenta in un testo corretto e accessibile sia pulita. La divulgazione non è sciatteria, non è approssimazione.(…)
E proprio per questo la buona divulgazione dovrebbe esporre i punti essenziali di una materia, provando a fare intravedere le altre cose che ci sono e che varrebbe la pena di capire ponendosi dei quesiti e ricorrendo ad altre fonti di conoscenza. Diffondere i dati conoscitivi, favorire la discussione culturale, allargare la base partecipativa dei cittadini, civilizzare il confronto sociale e politico.

Il disagio mentale oggi. Verso una nuova consapevolezza?
I due testi testimoniano una crescente attenzione verso il tema della sensibilizzazione e della lotta allo stigma legato ai disturbi mentali. Come afferma lo stesso Macaluso, storicamente sono stati molti i libri scritti da studiosi e specialisti su questi argomenti; negli ultimi anni, però, nel panorama letterario stanno aumentando soprattutto i testi autobiografici, in cui chi vive direttamente la malattia sceglie di raccontarla in prima persona.
Parallelamente, anche nell’opinione pubblica cresce una maggiore consapevolezza su questi temi (e noi di Univox lavoriamo esattamente in questa direzione). Forse perché siamo una generazione più esposta alle vulnerabilità, o perché il malessere psicologico è oggi così capillarmente diffuso da rendere necessario parlarne apertamente, senza più relegarlo al silenzio o alla vergogna.
Proprio per questo libri come quelli di Alcide Pierantozzi e Fabio Macaluso hanno oggi un valore importante: non solo raccontano una malattia, ma contribuiscono a renderla dicibile.

