7 motivi per cui ti senti solə e indietro (anche se non lo sei davvero)
7 motivi per cui ti senti solə e indietro (anche se non lo sei davvero)

7 motivi per cui ti senti solə e indietro (anche se non lo sei davvero)

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Ti è mai capitato di essere in mezzo ad altre persone e sentirti comunque altrove, solə? Di ridere, parlare, rispondere, ma con una parte completamente scollegata? Oppure di aprire i social per scrollare qualche minuto per poi ritrovarti con quella sensazione sottile ma persistente che si fa strada tra i pensieri: forse non sono abbastanza.

La solitudine e la continua ricerca del confronto con l’Altro sono trame che si intrecciano continuamente nella vita di ognunə: capire la loro origine e riflettere su nuove prospettive può aiutare ad acquisire maggiore consapevolezza e serenità.

La solitudine non è questione di numeri

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fonte: Freepik

Una piccola grande verità che ho maturato nella stanza di terapia è che la solitudine non dipende da quante persone abbiamo intorno, ma da quante di queste ci sentiamo vistə davvero.

Possiamo avere amici, colleghi, chat sempre attive, notifiche continue… sentendoci comunque solə. Il paradosso di questa epoca di iper-connessione è la facilità di sperimentare sempre più spesso una distanza tra e con le persone: non fisica, ma emotiva, come se mancasse qualcosa di più profondo e significativo.

Questo accade perché non basta “essere presenti” per creare connessione con le persone, ma servono autenticità, vulnerabilità, presenza reale (e questo costa fatica e impegno!).

Il confronto e la realtà “filtrata” dei social

“Il mondo è bello perché è vario” diceva sempre mia nonna, ma evidentemente non oggi, non in questa società che spinge oltremodo a correre, a conquistare, a fissare sempre nuovi obiettivi, a confrontare, a sfidare, a superarsi… e i social non aspettavano altro che questo.

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fonte: Freepik

Infatti se scrolliamo qualche minuto si sussegue un feed costellato di chi ha già trovato la sua strada, chi si è laureato, chi ha comprato casa, chi aspetta un figlio, chi viaggia, chi costruisce, chi si ritrova, chi macina traguardi.

E lì arriva pungente, diretta e lapidaria la domanda: e io che sto facendo, cosa ho raggiunto?

Il punto è che non stiamo confrontando due realtà simili, infatti mettiamo le nostre vite complete – fatte per natura di dubbi, paure, difficoltà, pause – accanto alla versione “editata” di quelle degli altri e il risultato è inevitabile: sentirsi indietro, sbagliatə, fuori posto (un po’ come in The Truman Show: una realtà che sembra perfetta, ma è costruita).

I social funzionano spesso così: sequenze selezionate, curate, filtrate e momenti scelti per raccontare una storia interessante, “giusta”. Il problema è che il cervello non fa questa distinzione tra reale e “artificioso” in modo automatico e reagisce con sensazioni spiacevoli di disagio, fallimento, demotivazione.

7 motivi per cui ti senti solə e “indietro”

  1. Confondi visibilità con connessione: avere molte interazioni (e pubblicarle) non significa essere davvero connessə.
  2. Ti confronti con standard irrealistici: quello che vediamo online è accuratamente selezionato, dunque non è l’intera verità, ma solo una piccola parte;
  3. “Devi” essere: spesso, fin da piccolə, interiorizziamo il “dover” essere, fare, apparire etc. Questi non sono i nostri reali bisogni, ma il frutto di una voce costruita nel tempo dalle aspettative della società.
  4. Riduci la tua complessità a un confronto: la vita di ognunə ha mille sfumature, perciò è impossibile misurarsi con un unico standard di riferimento.
  5. Temi il giudizio: spesso i giudici più severi siamo proprio noi nei nostri stessi confronti, quindi è importante imparare ad essere clementi ed accoglienti. Invece il cosa pensano gli altri di me è “out of my control”, perciò l’unica cosa che conta è capire se una determinata cosa ci piace e ci fa stare bene (come riconosco i miei bisogni?).
  6. Cerchi fuori una conferma che deve nascere dentro: finché il valore dipende da ciò che è fuori, sarà sempre aleatorio, instabile. Ti sentirai “a posto” solo quando qualcuno lo riconosce, e difettosə quando quel riconoscimento manca. Ma il punto è che nessuna conferma esterna può diventare solida se prima non trova radici dentro: è lì che il valore prende forma, si consolida e smette di dipendere dallo sguardo esterno.
  7. Pensi che tutti i legami siano uguali: non tutte le relazioni nutrono allo stesso modo. Alcune sono funzionali (compagnia, abitudine, contesto), altre sono profonde perché fatte da presenza reale, ascolto, accoglienza, verità. Abitare autenticamente una relazione è complesso e richiede fatica, apertura, accoglienza e non tutti i tipi di legame hanno questi ingredienti, perciò è importante imparare a distinguerli.

Domandiamoci per riflettere

Prova a immaginare una situazione in cui ti sei sentitə sbagliatə, indietro, spaesatə, fallitə. Poi leggi queste domande e provate a rispondere autenticamente.

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  • È invidia o altro?
    Quando quel sussulto per una storia o un post sui social genera disagio e invidia, beh, a volte è un segnale prezioso. Può indicare desideri non espressi, direzioni da indagare e scoprire, parti che desiderano spazio e ascolto. Il problema risiede nell’interpretazione: se la si vive come “non sono abbastanza”, blocca. Se la si legge come “cosa sta dicendo questo su di me?”, può diventare una bussola.
  • Come agiresti se non ti vedesse nessuno?
    Molte delle nostre scelte sono influenzate da uno sguardo esterno, reale o immaginato. Ma se togli quel filtro, cosa rimane? Cosa faresti davvero, se non dovessi dimostrare nulla a nessuno? Questa domanda riporta a un punto fondamentale: la nostra direzione non deve essere coerente con quella degli altri, ma con i propri bisogni e desideri.

Da dove ripartire?

Non serve sconvolgere la nostra esistenza e le nostre abitudini per affrontare, accogliere e capire il senso di inadeguatezza e la solitudine. Sarebbe sicuramente una scelta estrema e poco sostenibile.

Può bastare iniziare a guardare le cose con altre lenti, aprendoci alla possibilità di una prospettiva nuova. Raramente ci soffermiamo a riflettere rispondendo autenticamente a…

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  • Con chi posso essere davvero me stessə?
  • Quello che vedo, leggo, ascolto è la realtà oggettiva o è una delle tante possibili narrazioni che si possono fare?
  • Sono solə o mi sento solə?
  • Quali sono i miei reali bisogni?
  • Sono indietro (rispetto a chi o a che cosa?) o sono semplicemente nel mio tempo?

…e le risposte consapevoli fanno tutta la differenza!

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