All’origine della non-violenza
È il 2 ottobre 1869 e, nel principato di Kathiawar, è appena venuto al mondo un bambino. Nel frattempo, a pochi metri di distanza, il governo coloniale del Raj britannico miete le sue vittime fra i contadini e gli operai sfruttati, sottopagati e oppressi fisicamente e culturalmente. Il bambino ancora non sa che, per merito suo, il Raj verrà smantellato e la sua nazione riuscirà a rivendicare e ottenere l’indipendenza. Il suo nome è Mohandas Karamchand Gandhi. Proprio nel giorno della nascita del Mahatma, nel 2007, si è festeggiata la prima Giornata mondiale della non-violenza.

La “non-violenza” non è scontata
Pensando alle proteste non-violente, si tende a collocare nel passato la loro possibilità, oltre alla fattualità di eventi dichiaratamente non-violenti finalizzati all’abolizione del Raj britannico o dell’apartheid. Ma la non-violenza non è una mera teoria politica; non è un’ideologia, ma una prassi: Gandhi e il suo popolo sono riuscit* ad ottenere il riconoscimento che spettava loro perchè hanno reso totalizzante la convinzione che l’unico modo di combattere un regime basato su dominazione e violenza era il suo rifiuto continuo e costante.

La non-violenza non è un fenomeno da ricordare con il sorriso sulle labbra durante l’ora di Storia, pensando a quanto Gandhi e il popolo della sua nazione siano stat* quasi tener* e accondiscendent* nella loro lotta, ma è una pratica attiva e quotidiana che può, anche oggi, far parte della vita di tutt*. Infatti, Per Gandhi, “non-violenza” significava innanzitutto boicottaggio del sistema dominatore. Ancora oggi, nel corso di una sola giornata, chiunque si imbatte -e ha la possibilità di boicottare- un sistema del genere.
Uno stile di vita non-violento
La prima scelta non-violenta avviene a colazione, quando si decide cosa bere. Thè e caffè sono spesso prodotti in piantagioni con lavorator* sottopagat*; in colture intensive specializzate che tolgono ettari alla biodiversità; su suoli impoveriti dall’enorme quantità pesticidi, insetticidi e fertilizzanti utilizzati per trarre il massimo profitto dalla minima estensione di terra. Se si riesce a comprendere che la bevanda del mattino è il prodotto di un processo che perpetra la violenza su persone e ambiente, si può scegliere consapevolmente la fonte di caffeina giornaliera in seguito a un’indagine sulle aziende produttrici.
Si può praticare non violenza anche nel vestiario, scegliendo di acquistare abiti di seconda mano per cancellare l’equazione del fast fashion, secondo la quale la produzione è più veloce e copiosa se si investe meno nella forza lavoro e nella qualità e sostenibilità delle materie prime e più nell’impiego di macchine, chiaramente senza formare chi le comanda su come utilizzarle in sicurezza. Anche l’imposizione di ritmi frenetici e salari stracciati è una forma di sopruso e violenza che si può boicottare smettendo di supportare alcune marche e iniziando a sostenere un’economia circolare o, perchè no, a provare ad auto-produrre dei capi di abbigliamento.
All’ora di pranzo, si può essere non violenti acquisendo la consapevolezza che mangiare carne significa consumare parte di un altro essere vivente che, forse, è morto in agonia prima di essere infilzato dalla forchetta che si sta per portare alla bocca. Non bisogna necessariamente rinunciare alle proteine animali, ma le si può ridurre, fare attenzione a chi le ha fornite e assicurarsi di boicottare gli allevamenti intensivi.
Infine, ci si può opporre alla violenza nelle relazioni e negli incontri; notare e combattere la violenza simbolica esercitata con il linguaggio e con le azioni su chiunque si incontri. Bisogna boicottare l’ego oppressore e violento che cerca di imporre la propria visione del mondo o la propria morale impedendo all’Altr* di esprimersi, prevaricandol* e non riconoscendo il suo valore. Con un minimo di osservazione autocritica si nota subito quanto questi atteggiamenti siano radicati, e risulta spontaneo il desiderio di contrastarli.

Se vuoi approfondire, ecco un link per una biografia di Gandhi breve ma abbastanza esauriente: https://www.corriere.it/cultura/leparole/biografie/gandhi_c0813b7e-87d0-11e1-99d7-92f741eee01c.shtml
