Le 1000 sfumature del Narcisismo: oltre gli stereotipi e i pregiudizi
Le 1000 sfumature del Narcisismo: oltre gli stereotipi e i pregiudizi

Le 1000 sfumature del Narcisismo: oltre gli stereotipi e i pregiudizi

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Negli ultimi anni stiamo assistendo ad una notevole diffusione della cultura psicologica che, oltre a promuovere una maggiore consapevolezza e cura della salute mentale propria ed altrui, ha condotto anche ad una maggiore circolazione di termini e costrutti psicologici che sono ormai entrati nel linguaggio comune, sebbene spesso utilizzati in maniera superficiale ed impropria. Tra questi, quello di narcisismo è indubbiamente uno dei concetti di cui si abusa maggiormente, con il pericoloso rischio di produrre l’effetto opposto: ovvero alimentare lo stigma sociale e i pregiudizi nei confronti di un disturbo mentale complesso e intrinsecamente variegato, invalidando la sofferenza delle persone che lo vivono e attribuendo etichette diagnostiche fai-da-te.

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In questo articolo andremo a chiarire cos’è il narcisismo, così come viene inteso in ambito psicologico, ma soprattutto a chiarire cosa non è.

A questo scopo può essere utile introdurre il concetto di “Spettro Narcisistico” (Behary, 2013), che possiamo immaginare come un continuum all’interno del quale distinguere un “Narcisismo Sano“, da un lato, in cui vi sono tratti narcisistici che tuttavia non sono organizzati in modo stabile, rigido e pervasivo (quindi non patologici) mentre, dall’altro, un vero e proprio “Disturbo Narcisistico di Personalità“, con le ulteriori differenze fenomeniche riscontrabili al suo interno, con lo scopo di decostruire l’immagine stereotipica che vede la persona narcisista come inevitabilmente egoista, manipolatrice e priva di empatia, e pertanto come un pericolo da evitare o da cui difendersi.

Narcisismo sano e narcisismo patologico

La prima cosa che occorre chiarire è che il narcisismo è una componente “normale”, sana, che appartiene a ciascunə di noi e che anzi, deve essere presente per garantire il benessere e la salute mentale poiché, rappresenta il nucleo primario dell’amor proprio e della Stima di Sé.

Persone con sani tratti narcisistici possono manifestare una buona sicurezza in se stesse e nelle proprie capacità, mantenendo al contempo anche la consapevolezza dei propri limiti, ed orientando conseguentemente il proprio comportamento in direzione del miglioramento di sé e di un’autentica autorealizzazione, piuttosto che per il mero bisogno di riconoscimento e ammirazione. Possono infatti apparire carismatiche, assertive e determinate, potendo contare su una solida autostima che le supporta nel perseguire i propri obiettivi di vita senza lasciarsi abbattere dagli inevitabili ostacoli o eventuali frustrazioni che incontrerà durante il percorso e mantenendo relazioni sincere e collaborative.

Un primo confine tra narcisismo sano e patologico è dato, pertanto, dai livelli di autostima, dalla capacità di autoregolazione emotiva e delle relazioni interpersonali.

Possiamo quindi distinguere varie forme di narcisismo che si inscrivono all’interno di uno spettro narcisistico.

Lo spettro narcisistico

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Lo spettro narcisistico si estende da un estremo rappresentato dalla personalità strutturalmente patologica, all’estremo opposto caratterizzato dall’espressione di un narcisismo sano indispensabile per una stabile autostima (Kohut, 1968; Krizan & Herlache, 2017; Malkin, 2015). Di conseguenza, una vulnerabilità narcisistica non identifica automaticamente ed esclusivamente la presenza di un Disturbo Narcisistico di Personalità nosograficamente inteso, ma indica una specifica forma di fragilità del Sé derivante da una precoce ferita narcisistica, che può essere inflitta da un caregiver in momenti fondamentali dello sviluppo.

Come spiegato da Kohut (1996), infatti, il narcisismo non è “di per sé né patologico né riprovevole”, sebbene “esista una comprensibile tendenza a guardarlo con una valutazione dai toni negativi non appena si esce dal campo della teoria”, all’interno della quale si fa ad esso riferimento per identificare una particolare e molteplice configurazione di tratti, stili di personalità o meccanismi di difesa correlati ad uno specifico funzionamento intrapsichico ed interpersonale.

Coerentemente con la visione della Psicologia del Sé (Kohut, 1971, 1977, 1984), il narcisismo rappresenta una normale fase dello sviluppo in cui il Sé grandioso-esibizionistico dellə bambinə, che rappresenta il nucleo primario della sua autostima, si rivolge alle figure primarie di attaccamento, definiti oggetti-Sé, per soddisfare i propri naturali bisogni di rispecchiamento, di idealizzazione e di gemellarità che persisteranno per tutto il corso della vita, sebbene agli oggetti-Sé arcaici verranno successivamente sostituiti oggetti-Sé più maturi di cui ciascunə di noi ha bisogno per la propria sopravvivenza psico-emotiva e per mantenere una solida autostima.

Il ruolo dei caregivers

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Tuttavia, se lə caregiver non fornisce esperienze di rispecchiamento empatico in grado di soddisfare il bisogno di conferma e validazione del bambinə o non esplica la sua funzione di oggetto-sé idealizzato in grado di soddisfare il suo bisogno di sicurezza e fusione con l’imago genitoriale, viene a strutturarsi una vulnerabilità narcisistica che blocca la persona in una fase precoce dello sviluppo, nello specifico quella in cui si è realizzato il fallimento empatico genitoriale. A ciò Kohut (1984) aggiungerà successivamente il bisogno di un oggetto-sé gemellare in grado di soddisfare il bisogno di trovare conforto e comprensione dall’altrə percepito come simile a sé e di sviluppare un più ampio senso di appartenenza ed accettazione (Albisinni, 2020; Gabbard, 2015).

In un processo di sviluppo sano, col passare del tempo lə bambinə comincerà ad elaborare queste rappresentazioni infantili degli oggetti primari che verranno invece sostituite con rappresentazioni e bisogni più complessi e più maturi, attraverso un processo di “interiorizzazione transmutante”. Questo rappresenta un compito evolutivo fondamentale che consiste nell’acquisire, facendola propria, la capacità di svolgere in autonomia quelle funzioni che invece precedentemente erano state eseguite dagli oggetti-sé, imparando anche a tollerare una certa dose di esperienze empatiche fallimentari, cioè di delusioni e frustrazioni, che sono però graduali ed adeguate alle diverse fasi evolutive, inevitabili ed importanti per il sano prosieguo dello sviluppo.

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Di fronte tuttavia ad un’assenza ripetuta, costante e inadeguata di risposte speculari di fronte alle naturali manifestazioni che il Sé grandioso-esibizionistico può assumere nelle diverse fasi dello sviluppo, lə bambino cercherà disperatamente di soddisfare il proprio bisogno di conferme e di validazione “performando” la rappresentazione di un Sé-ideale perfetto che ritiene debba essere raggiunto al fine di meritare l’ammirazione e l’approvazione altrui, in primis dellə caregiver. Lə bambinə può quindi cercare di ristabilire la precedente perfezione e sintonizzazione empatica della relazione primaria con lə caregiver, o perseguendo un ideale di perfezione che viene identificato nel proprio Sé grandioso, o proiettando tale perfezione sulla figura genitoriale, cioè idealizzandola (Gabbard, 2015).

Al contrario, l’interiorizzazione di tali funzioni adeguatamente fornite dalle figure primarie di accudimento, consentirà lo sviluppo di una solida struttura psichica e di un Sé sufficientemente stabile e coeso da non dover dipendere costantemente dalle risposte degli oggetti-Sé per poter colmare bisogni arcaici insoddisfatti, sostenere la propria autostima ed evitare il rischio di frammentazione.

Patologie Narcisistiche

In questo orizzonte di pensiero, sono molte le psicopatologie e i comportamenti sintomatici, quali l’abuso di sostanze, l’autolesionismo o i disturbi alimentari, che possono essere ricondotti a deficit strutturali o a vulnerabilità del Sé derivanti da precoci relazioni disturbate tra il Sé e gli oggetti-Sé nel corso dell’infanzia (Kohut, 1984) che segnalano “un tentativo in situazioni di emergenza di mantenere e/o ristabilire la coesione interna e l’armonia di un sé vulnerabile e non sano” (Baker, 1987; Gabbard, 2015).

Di conseguenza, ciò suggerisce come la presenza di un contesto infantile invalidante e il conseguente stile di attaccamento insicuro precocemente sviluppato a partire dalla qualità delle relazioni con le primarie figure di accudimento, possano favorire lo sviluppo di una vulnerabilità narcisistica o di tratti di tipo narcisistico, che possono strutturarsi in modalità costanti, rigide e disadattive di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi, fino all’eventualità di dar forma ad un Disturbo Narcisistico di Personalità.

Disturbo Narcisistico di Personalità

I criteri del DSM-5 descrivono solo una certa tipologia di narcisismo, ovvero riflettono l’immagine di una persona estremamente sicura di sé, egocentrica, insensibile e manipolatrice, sebbene la letteratura, ma soprattutto l’esperienza clinica, abbia da tempo messo in luce l’estrema variabilità delle manifestazioni cliniche di una patologia narcisistica della personalità.

Vi è infatti ad oggi ampio consenso nel ritenere che, in continuità con ciò che abbiamo visto in precedenza relativamente allo spettro narcisista nel suo complesso, anche il Disturbo Narcisistico di Personalità (quindi l’area più strettamente patologica dello spettro) possa estendersi lungo un continuum.

Questo va da un estremo rappresentato dal prototipico narcisista arrogante, invidioso e privo di empatia che ha bisogno di essere costantemente al centro dell’attenzione e di ricevere l’ammirazione altrui (ovvero quello che rispecchia i criteri nosografici del DSM-5), all’estremo opposto rappresentato da un narcisista meno apertamente grandioso, che evita al contrario di esporsi all’attenzione altrui per difendersi dall’eventualità intollerabile di subire delle ferite narcisistiche a causa dell’estrema sensibilità alle critiche, al rifiuto e alle risposte di disapprovazione.

Tra questi due estremi, possono poi collocarsi in diversi punti del continuum molti altri profili clinici di narcisismo che possono essere più vicini al versante Overt (ovvero i cui sintomi sono manifesti) o covert (ovvero i cui sintomi sono più difensivamente nascosti) (Gabbard, 2015), in cui è possibile riscontrare diverse configurazioni sfumate di caratteristiche e di modalità relazionali utilizzate per far fronte alla sofferenza e vulnerabilità soggettiva .

Diverse forme di Disturbo Narcisistico di Personalità

Diversi autori hanno descritto tale distinzione dicotomica e in qualche modo categoriale (che è tale solo per chiarezza didattica, concettuale ed espositiva) utilizzando diversi termini.

  • Rosenfeld parla di Narcisista a Pelle Spessa e Narcisista a Pelle Sottile
  • Akhtar di Narcisista Scoperto o Coperto
  • Masterson di Narcisismo Esibito e Narcisismo Nascosto
  • Gabbard di Narcisista Inconsapevole e Narcisista Ipervigile.

Tali definizioni, che condividono tra loro le caratteristiche essenziali delle due tipologie di narcisisti individuati, descrivono in particolare le loro modalità di porsi in relazione con gli altri, che è poi l’ambito principale in cui questo tipo di pazienti riscontrano in misura e in maniera variabile delle difficoltà, mantenendo di solito un sufficiente, se non ottimo, funzionamento in altre aree importanti della loro vita.

Prendendo in prestito soprattutto la terminologia usata da Gabbard, i narcisisti inconsapevoli sono tipicamente persone fortemente egocentriche, presuntuose ed invidiose che sembrano appunto non consapevoli dell’impatto che il loro atteggiamento può avere sugli altri. Ovvero, sono talmente centrate su se stesse che possono ad esempio parlare ininterrottamente di sé e dei propri successi, con modalità di comunicazione più simili ad un monologo piuttosto che ad una conversazione, senza alcun interesse o considerazione per le opinioni o i bisogni degli altri che sono portati facilmente alla noia e all’esasperazione da questa continua auto-referenzialità ed arroganza.

Al contrario, i narcisisti ipervigili sono persone estremamente sensibili all’opinione altrui e a come l’immagine di sé appare al mondo esterno. Di conseguenza, tendono ad avere gli altri in grande considerazione focalizzando constantemente su di loro le loro risorse attentive alla ricerca del minimo segnale di disapprovazione o di critica nei propri confronti, sebbene questo stato di ipervigilanza risulti in ultimo controproducente poiché li porta a sentirsi costantemente feriti ed offesi dai segnali negativi che inevitabilmente colgono, siano essi reali o solo interpretati come tali. 

Questi ultimi, più narcisisticamente vulnerabili, tendono infatti alla frammentazione del Sé, il quale è intriso di un profondo senso di vergogna e di autosvalutazione, che non viene compensato da difese narcisistiche funzionali a sostenere la propria autostima, come nel caso dei narcisisti grandiosi, esponendoli in modo molto più diretto e repentino (senza alcuna barriera o difesa intermedia) ai vissuti dolorosi di inferiorità, inadeguatezza e vergogna di sé. 

Sebbene quindi entrambe le tipologie di narcisismo siano caratterizzate da una fragile autostima e dal tentativo disperato di preservarla, le modalità con cui essi tentano di difendersi da eventuali ferite narcisistiche sono diametralmente opposte:

  • il narcisista inconsapevole tende ad ignorare completamente le opinioni e le reazioni altrui, o le distorce positivamente, focalizzandosi esclusivamente sul Sé che viene idealizzato e mostrato grandiosamente agli altri, mentre quest’ultimi vengono costantemente svalutati e ritenuti inferiori alla luce della propria autostima ipertrofica.
  • il narcisista ipervigile, al contrario, si difende dalla ferita narcisista attraverso una costante ipervigilanza sulle risposte e reazioni altrui e evitando le situazioni che possano porli in una situazione di vulnerabilità esponendoli al rischio di disapprovazione, umiliazione o rifiuto, o che possano metterli di fronte ai propri limiti, che faticano ad accettare.

Conclusioni

A partire pertanto dalla definizione di stili di personalità come pattern generali di comportamento, emozione, pensiero e motivazione, cioè una specifica configurazione più o meno stabile di tratti, intesi invece come dimensioni di base della personalità modulati dall’acquisizione di abitudini comportamentali e relazionali apprese con l’esperienza, è possibile riconoscere i disturbi di personalità come un’ esagerazione disfunzionale di normali tratti di base (Millon, Davies, 2000).

Possiamo quindi giungere a definire un disturbo di personalità solo quando la “modalità costante di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di sé stessi” diviene eccessivamente rigida e disadattiva, ovvero quando lo stile di personalità dell’individuo perde le sue caratteristiche fondamentali di flessibilità ed adattamento tali da divenire non più funzionali poiché compromettono il funzionamento sociale, relazionale e lavorativo.

Facendo luce su uno dei disturbi più noti e più frequentemente ed erroneamente associato, dal senso comune, a comportamenti e relazioni devianti, è importante ricordare la necessità di superare lo stereotipo che tende da un lato a vedere le persone “narcisiste”, e per generalizzazione le persone con disturbi mentali, come pericolose o violente, e che riconduce dall’altro ogni forma di comportamento violento e manipolatorio necessariamente alla presenza di una struttura narcisista o psicologicamente disturbata.

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