Che stile di attaccamento sei?
Che stile di attaccamento sei?

Che stile di attaccamento sei?

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Quando ci innamoriamo intensamente di qualcuno la sensazione è che stia accadendo per la prima volta; tutti i ricordi precedenti si attenuano in relazione alla vivida luce della nuova esperienza, che ci sembra sia unica e irripetibile.

Al contrario, gli studi che risalgono agli anni ’60 di John Bowlby e Mary Ainsworth, ci raccontano tutt’altro. Si tratta della “teoria dell’attaccamento”, corroborata dagli esperimenti detti  “Strange Situation” di Ainsworth, che mettono in evidenza come le caratteristiche del legame con il primo caregiver porti a sviluppare successive relazioni affettive in cui si ripropongono meccanismi simili. Se la relazione con il primo oggetto d’amore è stata particolarmente disfunzionale  – e non elaborata successivamente – caratterizzata, cioè, dalla mancanza di una “base sicura”, è molto probabile che le stesse dinamiche tossiche si ripresentino nei rapporti successivi, da adulti, creando tensioni e squilibri nella coppia.

In genere, si riconoscono quattro stili di attaccamento che rispondono a modelli operativi interni (M.O.I.):

  • Lo stile sicuro, in cui il caregiver è vissuto come stabile, affidabile e fonte di protezione costante.
  • Lo stile insicuro-evitante, in cui la figura di riferimento è vissuta come fredda, assente e ostile e, pertanto, la/il bambina/o impara a contare soltanto su di sé, vivendo anche il mondo circostante come inaffidabile. Si unisce a ciò la percezione di non essere degno/a d‘amore.
  • Lo stile insicuro-ambivalente, connotato da ansia e paura dell’abbandono.
  • Lo stile disorganizzato-disorientato, che si sviluppa in concomitanza con eventi traumatici oppure in cui il caregiver, spesso anche abusante e/o dipendente da sostanze, ha creato situazioni destrutturanti ed è vissuto come incoerente.

In seguito sono anche stati individuati e descritti legami di attaccamento caratterizzati da modalità miste, in cui c’è una commistione di caratteristiche (p.e. lo stile evitante/ambivalente).

Questi Modelli Operativi Interni si riattivano ogni volta che si creano nuove relazioni affettive e, se non ne diventiamo consapevoli, connoteranno i nostri rapporti in maniera automatica. Comprendere questi funzionamenti, può aiutarci a venir fuori dalle relazioni tossiche in cui spesso ricadiamo in modo ripetitivo, oppure a tenere a bada reazioni emotive spropositate, che non tengono conto del principio di realtà e del presente bensì reagiscono istintivamente a vecchi imprinting.

Uno stile di attaccamento è per sempre?

Come si possono modificare questi comportamenti? Il cambiamento è sempre una possibilità, ma perché abbia luogo è necessario prendere in carico la propria storia senza restarne intrappolati, con la fiducia che l’adulto che è in noi può rompere la coazione a ripetere e riscrivere la narrazione della propria vita, cambiandone il punto di vista.

Citando Fernando Pessoa che diceva che siamo “un baule pieno di gente”, potremmo davvero modificare l’approccio alla realtà insieme alle nostre reazioni emotive guardando con più chiarezza quei nodi antichi e irrisolti, sepolti in un passato non rivisitato e riscritto, che ancora ci dominano. Solo in questo modo potremo smettere di cercare, inconsapevolmente, persone che riattivano i nostri Modelli Operativi Interni e ci spingono a forme estreme di dipendenza affettiva, spesso tipiche di chi ha sviluppato uno stile di attaccamento ambivalente, oppure a mettere schermi e filtri emotivi che ci impediscono di relazionarci con fiducia e trasporto all’altro/a, se ci caratterizza uno stile di attaccamento evitante.

Tuttavia anche conoscere il tipo di attaccamento che ci può contraddistinguere non deve diventare un’etichetta che ci definisce una volta per tutte, ma solo un possibile punto di vista, che può aiutarci a comprendere le dinamiche in cui ricadiamo più frequentemente, senza costituire una definizione irrevocabile di noi stessi.

Cambiare è sempre possibile, ma comporta un prezzo da pagare: abbandonare una situazione di disagio, ma comunque familiare, in favore di un nuovo approccio alla realtà e alla vita sconosciuto e tutto da costruire, che sicuramente non ci dà sicurezze a priori. Malgrado ciò, la possibilità di ridisegnare la nostra identità relazionale è una sfida magnifica da abbracciare, che vale la pena di affrontare.

In definitiva, il passato non è un destino da cui farsi annichilire, ma solo un punto di partenza da conoscere, senza troppe illusioni o autoinganni, per poi poter finalmente ristrutturare la propria storia costruendo un finale completamente nuovo e inaspettato.

Sitografia: https://www.ipsico.it/news/stili-di-attaccamento-modelli-operativi-interni-e-dipendenza-affettiva/

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