Alla scoperta del sogno tra funzioni ed elaborazione
Alla scoperta del sogno tra funzioni ed elaborazione

Alla scoperta del sogno tra funzioni ed elaborazione

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Il sogno affascina l’essere umano fin dai tempi più remoti: nell’antichità, l’attività onirica veniva considerata come l’espressione della volontà degli dèi di comunicare con gli uomini e dunque aveva il potere di condizionare le scelte delle persone; diversamente, oggi si attribuisce un significato psicologico all’attività onirica. Questo interesse mostra come l’uomo sia naturalmente propenso a cercare il significato di ciò che gli accade e a dare senso a ciò che lo circonda. Infatti, è molto comune sia condividere il contenuto dei propri sogni per dare una spiegazione sia cercare in rete i possibili significati.

Cosa ci dice la neurobiologia sui sogni?

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Secondo quanto dimostrato dalle più recenti ricerche nel campo della neurobiologia, i sogni ci permettono di accedere a e consolidare contenuti della nostra memoria e di elaborare processi psichici attivati durante la veglia. Grazie alle ultime tecnologie di visualizzazione cerebrale si è scoperto che quando si dorme il cervello non riposa, ma cambia i suoi ritmi e l’attività di alcune aree per consentire la regolazione delle funzioni vegetative, restringendo progressivamente il campo di coscienza.

Il sogno è l’attività psichica che si verifica durante il sonno e si presenta attraverso una serie di immagini, emozioni, pensieri e sensazioni che si manifestano soprattutto nella fase del sonno REM (Rapid Eye Movement), quella in cui l’attività cerebrale è più intensa e simile allo stato di veglia e in cui si hanno i sogni più vividi.

Nel sonno REM sono maggiormente attive le aree cerebrali responsabili di funzioni mnestiche, semantiche, simboliche ed emozionali: in linea con queste evidenze, il sogno consentirebbe di collegare il mondo interno, costituito da tracce mnesische implicite ed esplicite, al mondo esterno e presente, costituendo un nesso temporale alla ricerca di continuità dell’esperienza.

4 ipotesi sulle funzioni dei sogni

Le teorie sul perché si sogna sono molteplici. Nella letteratura scientifica si individuano 4 principali ipotesi sulle funzioni dei sogni:

  1. Elaborazione delle emozioni: secondo questa ipotesi i sogni potrebbero aiutare a elaborare emozioni intense vissute durante la giornata, ridurre l’impatto di eventi stressanti, gestire paure non riconosciute a livello cosciente. La funzione del sogno sarebbe dunque quella di tentar di dare un ordine al turbinio delle emozioni e cercare soluzioni pratiche e concrete a vissuti non esprimibili da svegli
  2. Consolidamento della memoria: questa ipotesi sostiene che durante il sonno REM il cervello consolida le informazioni apprese durante la veglia, trasferendole dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Durante il sonno nella fase REM, infatti, le tracce mnemoniche recenti e le esperienze emotive vengono riattivate e integrate nella memoria a lungo termine
  3. Simulazione di minacce: secondo una teoria antropologica, sognare potrebbe avere un significato evolutivo, finalizzato a simulare situazioni di pericolo e allenare il cervello a reagirvi. In linea con questa idea, i sogni permetterebbero di simulare scenari futuri, di mettere in atto azioni o risposte in un ambiente sicuro, o di integrare memorie semantiche/episodiche per estrarre regolarità dagli eventi
  4. Attività casuale del cervello: un’altra ipotesi è quella della “teoria dell’attivazione-sintesi”, secondo cui i sogni non hanno necessariamente un significato, ma sono il risultato di segnali casuali del sonno REM provenienti dal tronco encefalico, che il cervello cerca poi di organizzare in narrazioni sensate

Perché poche persone ricordano i sogni?

Molte persone credono di non sognare affatto. In realtà tutte le persone sognano, ma la traccia mnestica viene persa nella maggior parte dei casi. La capacità di ricordare i sogni deriva da molti fattori:

  • la fase del sonno in cui ci si sveglia: è più probabile ricordare i sogni se ci si risveglia in fase REM, durante il sogno o se questo avviene nelle ore mattutine;
  • le condizioni del risveglio: nei primi 15 minuti l’assenza di pensieri interferenti, preoccupazioni quotidiane, stimoli uditivi o visivi aiutano a ricordare il sogno;
  • le caratteristiche del sogno: si ricordano più facilmente sogni emotivamente intensi o bizzarri;
  • l’esercizio: allenarsi a scrivere i sogni stimola la memorizzazione della traccia nel tempo;
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  • attività dell’ippocampo: durante il sonno REM, l’attività dell’ippocampo, la parte del cervello responsabile del trasferimento dei ricordi dalla memoria a breve a quella a lungo termine, è ridotta;
  • narrazione: è meno probabile ricordare qualcosa che non ha una narrazione coerente. Molti sogni sono frammentati o privi di senso logico, quindi è difficile organizzarli mentalmente in una “storia”, il che li rende più deboli dal punto di vista mnemonico.
     

Lavorare con i sogni in terapia

Per garantire una corretta interpretazione dei propri sogni, è molto importante ricordare non solo cosa si è sognato, ma anche e soprattutto richiamare le emozioni e le sensazioni che sono state percepite sia durante il sogno sia appena dopo il risveglio.

Le interpretazioni comuni sulle immagini, unicamente basate sugli elementi presenti nel sogno e non sul vissuto della persona, potrebbero rivelarsi almeno in parte veritiere; tuttavia, per poter dare una corretta determinazione del significato dei sogni, è sempre necessaria un’attenta analisi soggettiva che prenda in considerazione gli aspetti della vita di chi sogna. Non sono tanto le immagini ad essere oggetto di esplorazione, quanto la narrazione che ne fa la persona nella sua descrizione dei sogni: l’interpretazione dei sogni è, dunque, un’esperienza estremamente personale e poco generalizzabile.

Le domande che possono emergere in psicoterapia sono, ad esempio: “Come ho reagito di fronte alla minaccia avvertita durante il sogno?”“Come mi sentivo nel sogno e che emozioni ho provato?”, “Che ruolo ho assunto nel sogno?”. Riflettere su tematiche di questo tipo può aiutare a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e ad avere intuizioni su pensieri, sentimenti e comportamenti inconsci, portando a cambiamenti positivi e alla crescita personale.

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Nella pratica il sogno può permettere di rilevare: 

  • il livello di elaborazione delle emozioni in merito alla difficoltà che il paziente sta affrontando;
  • come sono vissute o metabolizzate le emozioni emerse nella seduta precedente;
  • le credenze del paziente sul mondo, attraverso il confronto sui suoi sogni.

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