Riforma scuola 2022: come funzionano i 60 CFU?
Riforma scuola 2022: come funzionano i 60 CFU?

Riforma scuola 2022: come funzionano i 60 CFU?

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Inutile prenderci in giro: chi sogna di insegnare, di trasmettere qualcosa alle giovani menti, di avere la responsabilità di essere un punto di riferimento per la società del futuro, vede la strada sempre più in salita. Con la riforma dei 60 CFU, la strada per diventare un professore alle scuole medie e superiori diviene ancora più lunga e tortuosa, con sempre più anni di studio che allontanano sempre di più dal lavoro.

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Fonte: Pexels

Parliamo chiaro: avere dei docenti preparati e umani, è importante. Lo sappiamo fin troppo bene noi che non abbiamo avuto la fortuna di avere sempre davanti dei professori non solo appassionati ma anche coscienti del fatto che, davanti a sé, c’erano delle persone e non dei sottomessi, non solo delle menti da riempire, ma delle persone da istruire. Tuttavia, pensando a studenti di scuole medie e superiori, si ignora completamente l’esistenza di quegli universitari che saranno professori.

Gli stessi studenti che, non appena sono venuti a conoscenza di questa riforma, hanno deciso di far sentire la propria voce e la propria opinione, in quanto sembra semplicemente un modo per farsi ulteriormente sfruttare dallo stato che avrà degli insegnanti o aiuto insegnanti che non dovrà pagare, per far arricchire le università con ancora più soldi da dare per ottenere i 60 CFU (se i 24 è possibile svolgerli in un semestre, per i 60 ci vuole decisamente più tempo) e per allontanare sempre di più la nostra generazione dal mondo del lavoro.

Se, infatti, un tempo per diventare insegnante bastava avere un diploma, poi una laurea triennale, poi una laurea magistrale, poi i 24 CFU e sempre riuscire a superare dei concorsi, adesso con la riforma dei 60 CFU la situazione diviene ancora più complessa, aumentando gli anni di studio, aggiungendo ore e ore di tirocinio gratuito e persino un anno di prova. Ma questa riforma è definitiva? In realtà, no. Nulla toglie che, dopo il 25 settembre, il governo che si formerà non decida di riformare ancora una volta il modo per accedere all’insegnamento. Vedremo se in positivo, o in negativo.

Tutto quello che devi sapere sui 60 CFU

«Approvata questa notte dal Senato la modifica al DL 36, nell’ambito della formazione docenti, con cui abbiamo stabilito che il tirocinio rappresenterà il 30% dei 60 crediti complessivi, quindi 20 crediti (12 ore per ogni credito)», ha detto il ministro dell’istruzione Bianchi alla Camera. È stato quindi ufficialmente approvato con 179 voti a favore, 22 contrari e nessuna astensione, il percorso di 60 CFU per poter diventare un insegnante alle scuole medie e alle scuole superiori, che sarà gestito dalle singole università e si concluderà con una prova scritta e una lezione simulata, dopo ben un anno in prova.

Cos’è l’anno in prova?

L’anno in prova è solamente per i vincitori del concorso, che saranno sottoposti a questo periodo annuale di prova e, una volta superato, potranno diventare di ruolo. Per farlo, però, dovranno svolgere servizio almeno per 180 giorni, di cui 120 in attività didattiche, e in più ci sarà un test finale e una valutazione del dirigente scolastico che sarà ascoltato dal comitato per la valutazione dei docenti, sulla base dell’istruttoria di un docente tutor. Se non lo si supera, può essere ripetuto solo un’altra volta (e quindi, se non lo superi per la seconda volta, perderai anni e anni di studio). Se lo si supera, il docente lavorerà nella stessa scuola.

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Fonte: Pexels

Come funziona il tirocinio?

«Il tirocinio può essere visto da 2 punti di vista che vanno tenuti distinti», ha spiegato il ministro dell’istruzione Bianchi alla Camera:

  1. «Il tirocinio è una misura attiva per affrontare un percorso di lavoro, quanto meno necessaria, avendo chiarissimo il paradosso nel nostro paese che da una parte i dati evidenziano che una volta laureati il destino dei nostri ragazzi è quello di avere dei contratti a tempo determinato (oltre il 50% dei ragazzi ha un contratto a tempo determinato anche brevissimo, di tre mesi); e d’altra parte a noi è chiaro che nel nostro paese c’è un altissimo numero di maggiorenni che non studiano e non lavorano e quindi una sofferenza dei settori aziendali più dinamici che non trovano persone qualificate e formate disposte a lavorare (ed è un vincolo alla crescita).
  2. La lettura della scuola e dell’università è quella di sviluppare percorsi di tirocinio come parte strutturata del percorso educativo. L’orientamento al lavoro sia una parte strutturata di un curriculum. Ecco perché il Pcto, per il ruolo fondamentale dell’orientamento».

Sottolinea poi che «il tirocinio non configura un rapporto di lavoro, questo deve essere chiarissimoLe attività degli Ifp sono molto più rivolte al lavoro di quanto non siano i tirocini negli istituti tecnici. In ogni caso non c’è ombra di dubbio che queste attività si devono svolgere nella massima sicurezza, ma sia chiaro che gli incidenti sul lavoro non hanno riguardato i Pcto, ma le attività degli Ifp, di responsabilità delle regioni».

La cosa importante, però, è una: il tirocinio non sarà comunque pagato, per cui lavoreremo gratis. Alcuni programmi elettorali, comunque, propongono il tirocinio retribuito, per cui chissà se, dopo le elezioni, questo punto potrebbe cambiare. L’anno in prova di cui abbiamo precedentemente parlato, invece, sarà pagato a prescindere.

Come cambia il concorso?

Anche il concorso per poter diventare un docente (sempre dopo aver sostenuto gli esami e frequentato le ore di tirocinio per i 60 CFU), subirà delle modifiche, e sarà così articolato:

  • una prova scritta con più quesiti a risposta aperta volta all’accertamento delle conoscenze e competenze del candidato sulla disciplina della classe di concorso o tipologia di posto per la quale partecipa, nonché sulle metodologie e le tecniche della didattica generale e disciplinare, sull’informatica e sulla lingua inglese;
  • prova orale: nella quale si accertano, oltre alle conoscenze disciplinari, le competenze didattiche e le capacità e l’attitudine all’insegnamento anche attraverso un test specifico;
  • valutazione dei titoli;
  • graduatoria di merito, in base ai punteggi ottenuti nella prova scritta, nella prova orale e nella valutazione dei titoli, nel limite dei posti messi a bando (quindi la GM comprende i soli vincitori).

E se ho già i PF24?

Non allertarti se hai già sostenuto i 24 CFU, più o meno. Se li hai già acquisiti, non andranno perduti, bensì riconosciuti in questo nuovo percorso. Ma se li stai ancora sostenendo, la data ultima è il 31 ottobre 2022. Se riuscirete a ottenerli, potranno permettere di accedere ai concorsi scuola fino a dicembre 2024.

Chi invece ha già un’abilitazione per un altro grado di istruzione, oppure ha una specializzazione sul sostegno, potrà frequentare il percorso dei 60 CFU in formato dimezzato, con solo 30 CFU richiesti di cui un terzo dovranno sempre essere di tirocinio.

Chi sarà il docente esperto?

Un’altra novità riguarda la formazione continua dei docenti, per cui sarà istituita una Scuola nazionale di alta formazione, che avrà il compito di dare delle linee guida per l’attivazione dei corsi a livello nazionale. Tuttavia, poiché la frequenza non sarà obbligatoria, negli ultimi giorni è stata persino introdotto un incentivo, ovvero la figura del “docente esperto”. Come lo si diventa? Semplicemente superando tre corsi triennali di formazione che gli permetteranno (una volta conclusi tutti, quindi dopo dieci anni) un aumento di stipendio da oltre 400 euro al mese fino alla fine della carriera.

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Questa figura esiste già in Francia da diversi anni con i cosiddetti “primes de recherche et d’enseignement“, ovvero i premi per la ricerca e l’insegnamento che ricevono i professori universitari più “virtuosi”, ma non sembrano funzionare molto bene, in quanto «invece di fare squadra, riflettendo sulla didattica, ognuno vede nel collega un potenziale nemico nell’ottenere questi benedetti premi», ha spiegato Michela Marzano. In Italia, famosa per i troppi docenti che bocciano i propri studenti per divertimento, come saranno valutati i “docenti esperti”?

Come diventare insegnanti?

In conclusione, cosa servirà per diventare un docente? In breve (e di breve c’è solo questo), bisognerà avere:

  1. Laurea magistrale, o triennale per gli ITP;
  2. Percorso di abilitazione da 60 CFU;
  3. Superamento del concorso scuola;
  4. Anno di prova in servizio con esame conclusivo.

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