Il sesso non è una cosa seria (ma va trattato seriamente)
Il sesso non è una cosa seria (ma va trattato seriamente)

Il sesso non è una cosa seria (ma va trattato seriamente)

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Nel suo documentario “Comizi d’Amore”, Pier Paolo Pasolini fa un giro dell’Italia portando avanti una indagine sui costumi sessuali del suo popolo. Il risultato, come ci si aspetta da un film-inchiesta degli anni Sessanta, è che gli italiani non sono in grado di parlare di sesso senza ridere o inalberarsi. Naturale: la generazione di educatori, insegnanti o genitori, nel 1964 era nata e cresciuta durante il periodo fascista, in cui il sesso era una questione di Stato, con politiche di natalità finalizzate a tornire la popolazione italiana, e i Patti Lateranensi erano freschi di firma, con un insegnamento rigido e rigoroso della religione cattolica (o meglio, della sua revisione statalista e convenientemente bigotta) nelle scuole.

Il sesso non è più un tabu

“Per fortuna, adesso, siamo molto più avanti”, si potrebbe dire analizzando superficialmente come la nostra società e il nostro sistema di istruzione si sono evoluti. Purtroppo, la realtà è molto meno rassicurante: nelle scuole, il sesso è ancora “incontro di gameti” nell’ora di biologia, e quindi finalizzato strettamente alla riproduzione; la donna ha un bitorzolo chiamato “clitoride” che non si sa a cosa serva e la parola “orgasmo” è presente solo nel paragrafo di descrizione dell’apparato riproduttore maschile.

Persino la letteratura, che pullula di celebrazioni di una sessualità naturale e istintiva, è spiegata solo a metà, e gli alunni studiano la versione censurata del Decameron e pensano che “Il gelsomino notturno” di Pascoli parli di un fiore imbevuto di rugiada con un’apetta solitaria che ( di notte, chissà come mai) va a fargli visita.

Così, i ragazzi si formano da soli, tra pornografia, serie tv e pagine Instagram. Essere adolescenti nel “Digitacene” è un grande vantaggio perché sta destigmatizzando una serie di costrutti sociali come la verginità simbolo di integrità morale o l’uso del rapporto sessuale a scopo essenzialmente riproduttivo.

Il problema, però, è che questo non è sufficiente: la pornografia insegna che il fine del sesso è l’orgasmo, che è uguale con chiunque, danno una tendenziale immagine di mascolinità tossica per qualunque genere e orientamento sessuale, e creano aspettative di performance eccezionali, contribuendo a far sentire inadeguato chiunque non si conformi ai tempi e alle dimensioni mostrate.

Nelle serie TV, c’è sempre il problema della contraccezione: solo poche volte si vede fare uso di profilattici e la pillola anticoncezionale viene presentata come un equivalente del preservativo.Questo, oltre che essere sbagliato, è anche leggermente sessista: prendere la pillola, significa sottoporre un corpo dotato di utero a delle alterazioni ormonali, che potrebbero rivelarsi stressanti e poco sostenibili, senza offrire una barriera alle malattie sessualmente trasmissibili.

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Fonte: Pexels

Le pagine Instagram sono uno strumento con un potenziale enorme, ma le informazioni sono offerte da aziende (sexy shop online, riviste, corsi online) il cui obiettivo sarà sempre, essenzialmente, farsi pubblicità e vendere. La tendenza, perciò, sarà quella di indurre bisogni, legando un istinto che dovrebbe essere innato a una serie di sofisticazioni non sempre utili.

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Fonte: Pexels

Ecco perchè è fondamentale lavorare per rendere la scuola uno spazio sicuro, di confronto aperto e onesto. Occorre innanzitutto smettere di creare taboo sui genitali dalla primissima infanzia, chimandoli con il loro nome e non con nomignoli pudici, cosicchè una/o/* bambina/o/* capisca che nascere con un pene o una vulva non è una fonte di vergogna, e impari a considerare quello che ha tra le gambe come una normale parte di sè, importante e necessaria quanto le altre.

Poi, c’è bisogno di smettere di presentare il sesso in maniera astratta, spiegarne meglio “la meccanica“, definendolo non più come una funzione meramente fisiologica o di perpetrazione della specie, ma come ulteriore modo di conoscere ed entrare in relazione con L’Altra/o/*.

Infine, basta descrivere il rapporto sessuale in termini binari, facendo confusione fra sesso e genere, presentando solo la pratica standard della penetrazione. Sesso non è solo penetrazione; due persone dotate di vulva possono fare sesso, e anche due persone dotate di pene; avere un pene , una vagina o una vulva non implica necessariamente essere uomo o donna; l’orgasmo non è il motivo per cui si fa sesso e un rapporto di cinque minuti ha lo stesso valore di uno di venti.

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Fonte: Pexels

Per i curiosi, ecco il link per guardare gratuitamente il bellissimo documentario di Pasolini: https://www.youtube.com/watch?v=hily0QeCTSc

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