Il 2022 volge al termine e con esso arriva il momento per i bilanci. Dicembre è un periodo particolare in qualsiasi contesto, dalla scuola al lavoro: ultime interrogazioni, preparazione dei pagellini, bilanci di esercizio, chiusura dei progetti, nuovi contratti. Il vecchio e il nuovo si mischiano in un turbinio di aspettative, opportunità , rimpianti, gratitudine.

L’ansia di Capodanno: bilanci di traiettorie atipiche
È, ancora, un periodo complesso per molti. Compiere un bilancio dell’anno passato comporta rivivere situazioni dolorose e triggeranti. Certo, è piacevole rivivere momenti straordinari, traguardi incredibili raggiunti. Ma non è per tutti lo stesso: quei reels bellissimi di persone felici in posti meravigliosi sono solo una piccola parte di un mondo sconosciuto e variopinto. Una fotografia su un social non mostra (quasi) mai una realtà integra, genuina. È costruita ad hoc per un pubblico, come uno splendido dipinto che ha un significato latente.
Condividere gli highlights del 2022 con il proprio feed social diventa pericoloso se iniziamo a pensare che quella piccola particella di vita sia l’opera completa. Sui social raramente si condividono le sconfitte, i momenti peggiori. Insomma, diciamocelo: i social sono spesso una vetrina lustrata e addobbata per il pubblico. Lo storytelling, anche quello più onesto e realistico possibile, è comunque ovattato, quasi imperscrutabile dagli schermi dei nostri device tecnologici.
Serve non dare mai per scontata l’esperienza emotiva degli altri, sia nelle vittorie mostrate che nelle perdite tenute nascoste. Un anno è composto da 365 giorni e purtroppo non sono quasi mai delle giornate totalmente proficue o positive… E va bene così! Senza il cattivo tempo non ti potresti godere quello bello. Sì certo, non vorremmo una nuvola di Fantozzi perenne, ma è grazie alla pioggia e al sole che le piante germogliano. Magari non germogliano al meglio, o magari germogliano solo diversamente.

C’è un particolare a me molto caro, nato tra i banchi universitari: chiunque si interfacci alla psicologia deve prendere in considerazione lo sviluppo psicologico dell’essere umano nel ciclo di vita. In università si studia tendenzialmente la parte di sviluppo che parte dal concepimento e arriva alla fine dell’adolescenza, ovviamente tralasciando i percorsi di studio che si incentrano totalmente sulla psicologia dello sviluppo.
Senza troppi indugi, il manuale dell’esame attua un’ulteriore distinzione all’interno di ciascun capitolo. Ogni argomento quindi viene affrontato attraverso due prospettive: quella dello sviluppo tipico e quella dello sviluppo atipico. Le mille traiettorie di cui parla Lavinia Barone nel suo manuale sono linee che non seguono un percorso prestabilito e regolare, ma che possono dirigersi verso le direzioni più disparate a seguito di qualsiasi evento che impatta nella vita dell’essere umano.
Il concetto di tipicità ritorna sul dato che compare più volte e quello di atipicità non suggerisce uno scostamento violento da quella sottile e fragile lineetta che distingue ciò che è “normale” da ciò che non lo è (o non è considerato tale). E’ atipico, meno frequente, richiede cura e attenzioni particolari, ma non per questo è “anormale”.
Insomma, è un po’ difficile delineare quello standard a cui vorremmo aspirare. Anche perché, laddove non entrano in gioco dinamiche evolutive, c’è la nostra personale esperienza che ci dice su cosa e dove puntare. Aggiungo: grazie al cielo.

Non è sano pensare di potersi valutare e valutare gli altri attraverso standard e obiettivi uguali per tutti, perché noi tutti uguali non siamo. Ognuno ha le proprie esigenze, le proprie qualità e caratteristiche peculiari che fioriranno con particolari condizioni. Quanto ci facciamo ingabbiare dai titoli e dai traguardi, quando in realtà dietro celano un’umanità caleidoscopica, impossibile da riassumere in poche parole?
La brevità , il riassunto, la sintesi sono fondamentali: viviamo vite in archi di tempo limitati. Ma sono sempre necessarie? Non sarebbe meglio, a volte, fermarsi e parlare parlare parlare, così da esprimere tutto quello che abbiamo dentro?
Tutti i traguardi conquistati non si resetteranno passata la mezzanotte del 31. Non sarà un nuovo inizio: certo, è comodo usarlo metaforicamente come tale perché ci dà la possibilità di fantasticare, progettare, darci una nuova motivazione per affrontare un nuovo ciclo di vita. Ma rimaniamo noi stessi, con tutto quello che abbiamo passato, e cambieremo pian piano con i nostri tempi.
Quindi, non pensare a tutto ciò che non hai fatto nel 2022. Pensa a tutte le emozioni che hai provato, positive e negative. Pensa a quanto hai vissuto, a tutti gli sforzi che hai fatto, a tutte le montagne che hai scalato e a quei tramonti che hai visto dalla cima. Sei cambiato, vero? Un pochino sì. E continuerai a cambiare, stanne certo. L’importante è vivere, a volte di gusto, a volte un po’ meno. Non possiamo controllarlo, ma possiamo essere clementi con noi stessi e darci respiro. Quant’è bello respirare a pieni polmoni?
Che poi il cambiamento è un po’ infame: capita pure se non lo vuoi. Pure se non pensi che stia avvenendo. Vedi, t’oh! Sei cambiato. Ancora non lo sai, però: te ne accorgerai col tempo, quando vedrai indietro quanta strada hai fatto e quanta ancora ne hai da percorrere, quanti sentieri impervi hai affrontato, quante volte sei caduto e poi ti sei rialzato per continuare a camminare più lentamente o più velocemente. Ci prepariamo al cambiamento silenziosamente, senza quasi accorgercene, e ci evolviamo lungo la nostra (e solo nostra) traiettoria di sviluppo.
Vi lasciamo una famoso testo di Antonio Gramsci:
“Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. [..]”
(Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole). Qui per leggere il testo integrale.
Buon anno, buona nuova nascita, buona vita da Univox.
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La fine dell’anno in generale, non e’ mai il reale preludio di quello nuovo….spesso e’ la sua continuazione…I tempi , quelli veri, reali, li dettiamo noi…Consapevoli oppure no…siamo noi i fautori della nostra esistenza… il percorso …la direzione la decidiamo noi…nel bene o nel male…..
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