Un giornale pubblica la lettera di una famiglia finlandese che ha deciso di abbandonare l’Italia dopo pochi mesi a causa del sistema scolastico che non funziona e che non aiuta in alcun modo gli studenti a studiare, e in poco tempo fa il giro del web, arrivando persino al ministro Valditara e a tanti italiani indignati che non mettono piede in una scuola da più o meno cinquant’anni. La verità è che la famiglia finlandese ha ragione da vendere: in Italia ancora non si è compreso che lo studio non deve ucciderti o travolgerti, e che la salute mentale degli studenti è importante.
Elin Mattsson, madre finlandese di 4 figli, di 15, 14, 6 e 3 anni, ha scritto una lettera al Siracusa News, giornale locale online a cui, insieme al marito, ha deciso di denunciare i problemi dell’istruzione italiana visti dagli occhi di una famiglia straniera. «Volevamo sperimentare il vostro clima e la vostra cultura fantastici, ma purtroppo il nostro soggiorno non è andato come previsto», inizia nella sua lettera, che forse più che lettera dovremmo chiamare sfogo, in quanto la donna davvero ha detto tutto quello che non va nel sistema scolastico italiano, criticato più volte da chi ancora ci ha a che fare.

«Il sistema scolastico è così povero. I miei dubbi sono iniziati dal primo giorno che ho messo piede a scuola per l’iscrizione: il rumore delle classi era così forte che mi chiesi come diavolo fosse possibile concentrarsi con quel frastuono», critica, spiegando anche come la scuola sia troppo seria e stressante, per niente motivante. «In Finlandia, gli studenti hanno una pausa di 15 minuti tra una lezione e l’altra, e lasciano l’aula per giocare insieme nel giardino/patio».
In Italia, invece, sappiamo bene come «la giornata scolastica si trascorre sulla stessa sedia dalla mattina fino a quando non si ritorna a casa». Chiunque abbia sostenuto esami di didattica, sa sicuramente i vantaggi del movimento e dell’aria aperta per gli studenti, in particolare per i più piccoli. Ma la critica non finisce qui, anche i mezzi pubblici e in generale l’organizzazione della scuola sono un grande problema.
«Un altro problema che ho notato: com’è possibile pensare che possano essere funzionali gli innumerevoli adulti che corrono a scuola ogni mattina e ogni pomeriggio? Il caos totale del traffico è pratico per le famiglie? In Finlandia i bambini (7-12 anni) vanno a scuola da soli; usano la bicicletta o vanno a piedi e se abitano a più di 5 km dalla scuola possono andare con il taxi/bus della scuola. Pranzano a scuola, poi tornano a casa da soli quando la giornata scolastica è finita. In Spagna avevano bambini più grandi che stavano agli incroci con luci al neon e fermavano il traffico la mattina e il pomeriggio quando i più piccoli attraversavano».
Ancora, parla dei docenti: «Ho anche dato un’occhiata di sfuggita ad un’aula in cui un bambino di circa 7 anni stava svolgendo un esercizio di fronte ad un insegnante arrabbiato che sprezzante, guardava dall’alto in basso non solo il bambino alla lavagna ma tutti alunni. Era scioccante». Qualcosa di nuovo, per caso? Il quattordicenne invece si lamenta di come lui conosca «l’inglese meglio dell’insegnante di inglese stesso». Non viene difficile crederci, ma viene difficile comprendere chi va contro questa signora che, semplicemente, ha espresso la sua opinione.
Le risposte alla famiglia finlandese
Nulla di nuovo sotto il sole; ricordo il caso di una ragazzina finlandese (16 anni) che qualche anno fa aveva trascorso un anno in un liceo bresciano, e l’espressione più ricorrente per commentare la sua esperienza era: ‘It’s terrible!’ E si trattava di un liceo che ha anche buona fama nel territorio», scrive l’ex provveditore a Brescia, Mario Maviglia.

La pedagogista Cinzia Mion, ex dirigente scolastica, è d’accordo con la famiglia finlandese. «Noi oggi sappiamo che il movimento facilita l’apprendimento. Attraverso la tecnica del brain-mapping si è notato infatti che le aree del cervello coinvolte nelle attività scolastiche sono le stesse usate per il movimento (saltare, tirare la palla, ecc). Da ciò si evince che il movimento e il gioco libero favoriscono lo sviluppo delle connessioni neuronali», aggiungendo anche l’importanza delle pause e delle attività psicomotorie, soprattutto dopo i mesi di quarantena.
Dà poi dei consigli alle università che formano i docenti (tra l’altro in Italia non esiste una facoltà per insegnanti, praticamente chiunque può insegnare sostenendo il percorso dei 60 CFU che, se ve lo steste chiedendo, dopo mesi ancora non sappiamo in cosa consista esattamente):
«Tenete presente la scissione quasi schizofrenica che purtroppo affligge il corpo docente italiano per cui un conto è la teoria e un conto è la pratica. Se tale scissione non verrà accuratamente presa in carico con un tirocinio lungo e significativo, tale da estirpare didattiche tradizionali subite nel proprio percorso scolastico, queste saranno destinate ad essere riprodotte all’infinito insieme alla rincorsa dei contenuti dei vecchi programmi, antecedenti alle Indicazioni e alle Linee guida. Provate a far rielaborare loro il lutto per la perdita del programma e per dover abbandonare il libro di testo considerato ancora come un breviario. La scuola oggi deve soprattutto insegnare a ‘pensare’ non solo a riprodurre il pensiero di altri».
Mentre quindi gli specialisti sono d’accordo con la famiglia finlandese, qualcuno piagnucola. È il caso di Rossano Sasso, deputato della Lega, che dice di concordare in alcuni punti, ma secondo lui «dipende dai punti di vista, Italia e Finlandia sono due mondi, due ambienti completamente diversi per usi, costumi, tradizioni, modo di vivere, clima, e mille altre cose ed è davvero difficile comparare un mondo con l’altro». Beh, ha ragione. Da una parte (la Finlandia) la salute mentale degli studenti è fondamentale e si fa di tutto per non stressarli e farli studiare con piacere. Dall’altro (l’Italia), si fa di tutto per stressare gli studenti per “prepararli alla vita” (tratto da una storia vera).
Arriva poi la difesa a spada tratta sui docenti, dicendo che «con tutti gli affanni, tutti i problemi e tutti gli acciacchi del nostro sistema scolastico, abbiamo comunque un corpo docente tra i migliori al mondo e le tantissime menti che il nostro Paese sforna di continuo ne sono la testimonianza». In primis: allora rendiamo la vita dei docenti più semplice così che non si sfoghino contro gli studenti. In secundis: le tantissime menti che poi scappano fuori dall’Italia perché sottopagati.

«Soffrirò forse un po’ di orgoglio campanilistico, critiche posso accettarle ma lezioni dalla pittrice finlandese proprio no. Libera di far cambiare ogni tre mesi classe, maestra, compagni e ambiente al proprio bambino di 6 anni, ma anche su questo ci sarebbe molto da dire», conclude. Invece, caro leghista, dalla famiglia finlandese avresti tanto da imparare. In primis, ad accettare le critiche, in secundis, a fare il meglio per il futuro dei propri figli (ed essere in un partito che boccia il salario minimo, è quello che di peggio si può fare, ma questa è un’altra storia):
Anche il ministro Valditara se l’è un po’ presa. Avrebbe potuto dire tante di quelle cose, avrebbe potuto fare delle promesse (e magari provare a rispettarle) e dare delle idee su come migliorare la situazione. E invece ha voluto dire che «la scuola italiana ha docenti e dirigenti di assoluto valore e che con stipendi modesti svolgono un eccellente lavoro. Non generalizziamo giudizi estemporanei. Lavoriamo insieme per migliorare sempre più il nostro sistema scolastico, a iniziare dalla valorizzazione del ruolo dei docenti». Continua con l’idea del lavorare insieme… Ma insieme a chi?
Probabilmente non ha voluto commentare l’accusa degli insegnanti che abusano psicologicamente (perché non ascoltare o urlare contro uno studente solo perché sbaglia o non sa qualcosa, è un abuso) persino dei bambini, dato che lui stesso è quello del “lapsus” sull’umiliazione. Forse la famiglia finlandese non lo sapeva, ma non siamo in mani poi così gentili. Ma dobbiamo aver speranza nella nuova generazione di insegnanti.
Chi si “indigna” per le dichiarazioni della famiglia finlandese ha semplicemente perso o non ha mai avuto la percezione di quanto indietro sia rimasta l’Italia oggi rispetto al resto del mondo “civilizzato”.
— Dino Parrano 🇪🇺🇺🇦 (@dinoparrano) January 11, 2023
Un Paese che ha il passato come traguardo perché non può avere altro.

sono classe 43 elementari,medie vissute con maestri professori bidelli e compagni con emozioni e crescita armoniosa di apprendimento ricordo ancora Pianto Antico,esame dalla 5 elementare alla prima media. Inglese seconda media base scritto che mi accompagna ancora , il parlao zero . Corso scuola media superiore perito industriale materrie basilari per la specializzazione insegnanti da leggere il giornale in classe. Mancanza assoluta vuoto di sistema di idonea formzione , solo sistema del santo in paradiso