22 Settembre per la Palestina
22 Settembre per la Palestina

22 Settembre per la Palestina

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Il 22 settembre 2025 l’Italia si è mostrata unita e compatta per chiedere la liberazione della Palestina, un’Italia inaspettata, plurale, fatta di voci che gridavano all’unisono per un Paese piegato, raso al suolo, che resiste alla granitica e cieca convinzione di chi sceglie, ogni giorno, di cancellare la loro identità dalla storia, dal mondo. Un’Italia  compatta che ha scelto di presenziare e riversarsi in tutte le piazze del nostro Paese in un abbraccio corale e potente.

Non una manifestazione come le altre, non un corteo di sole bandiere ideologiche predefinite, bensì un’onda di coscienza collettiva, lavoratorə, studentə, famiglie, anziani, che già hanno vissuto un orrore simile, persone di ogni ceto sociale e convinzione politica si sono ritrovate, fianco a fianco, unite da un unico, assordante grido: libertà per la Palestina.

La giornata del 22 settembre ha segnato un passo definitivo del popolo Italiano che sceglie di essere ascoltato, visto, per chi quella voce e quella presenza oggi non la possiede più, compiendo un passo definitivo volto a rappresentare l’intolleranza e il rifiuto di un’ingiustizia che si protrae da quarant’anni a questa parte.

Rivendicare uno spazio per la Palestina

La marea di persone che nella giornata di lunedì sono scese in piazza hanno scelto di rivendicare il loro diritto di manifestare e ancor prima di poter essere ascoltatə da chi vi governa: essere presenti in quelle piazze, fisicamente, ha fatto si che ognunə di noi, con il proprio corpo, la propria voce, il proprio tempo, è il simbolo della riappropriazione di questi spazi, spazi che rifiutano la delega, spazi in cui è stato declinato un atto politico di una forza dirompente.  Esserci fisicamente ha mostrato la necessità di non rimanere più inermi e indifferenti di fronte alla sofferenza e alla sistematica negazione dei diritti di un intero popolo.

Un atto di democrazia viva, dunque, che si pone in contrapposizione ad un’ assordante e ingiusta diplomazia internazionale, un modo per rappresentare tuttə lə palestinesi che non più possono occupare degli spazi, quelli della loro terra. Un grido, tenace e coesi, di una popolazione, quella italiana, che chiede ai propri politici di essere ascoltatə e di ascoltare le volontari də cittadinə che sono chiamati a rappresentare. Esserci è stato un atto di restituzione per Sè stessə e per lə altrə: si restituisce dignità a chi viene oppresso e, al tempo stesso, si restituisce a sé stessə il potere di essere cittadinə attivə e consapevoli, non meri spettatorə di una storia scritta da altri.

Ogni giorno sarà il 22 settembre

L’importanza di queste mobilitazioni risiede nella capacità di creare una crepa nel muro dell’indifferenza, per questo è importante non fermarsi solo alla giornata di lunedì, la vera sfida non è solo presenziare, ma è permettere all’eco di questa giornata di continuare a riecheggiare, nelle piazze, nelle scuole, nelle case, sui posti di lavoro, così da rende visibile l’invisibile per far si che una coscienza ne risvegli tante altre.  L’emozione e la partecipazione di oggi devono trasformarsi in un impegno costante, in una vigilanza quotidiana.

Questo non significa paralizzare il Paese ogni giorno, bensì rendere lo spirito di questa giornata trasformativo e fecondo per una resistenza civile, continua, e questo è reso possibile soltanto se , nel nostro piccolo, ci impegniamo quotidianamente a contrastare la disinformazione che alimenta l’odio e la morte. E per farlo dobbiamo spingerci a pretendere, democraticamente, che venga messa al centro della politica di chi ci governa il diritto internazionale dei diritti umani, manifestando, resistendo. Significa interrogare i nostri rappresentanti politici, chiedere conto delle loro posizioni, pretendere una politica estera che metta al centro il rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, quelli negati ormai da troppi anni a Gaza.

Le piazze di quest’inizio settimana hanno dimostrato che l’Italia che crede nella pace, nella giustizia e nell’autodeterminazione dei popoli è viva e forte. Ora sta a noi far sì che questo 22 settembre non sia una data da archiviare, ma l’inizio di un nuovo, instancabile cammino, non più per dividere ed essere divisivi, ma per essere coesə e unitə per la Palestina, ogni giorno, fino a quando non sarà finalmente una terra libera dall’oppressore.

Se vuoi iniziare a comprendere meglio il conflitto e come si è arrivatə all’inizio di questo genocidio, in questo articolo avevamo precedentemente suggerito alcuni film che trattano il pernicioso nucleo del conflitto Israelo- Palestinese.

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