Invalidazione emotiva 5 errori comuni che tuttə facciamo
Invalidazione emotiva 5 errori comuni che tuttə facciamo

Invalidazione emotiva 5 errori comuni che tuttə facciamo

Condividici

L’invalidazione emotiva rappresenta un fenomeno psicologico di rilevante complessità, si tratta di un processo attraverso il quale le esperienze emozionali di un individuo vengono sminuite, negate o ignorate, configurandosi come una negazione del valore soggettivo delle emozioni e dei vissuti personali. Questo meccanismo, che può manifestarsi in molteplici contesti relazionali, genera profonde ripercussioni sul benessere emotivo, sulla costruzione dell’identità, sul senso di auto efficacia e spesso è sottovalutato nella sua pervasività e nelle sue conseguenze a lungo termine.

Le radici dell’invalidazione emotiva

L’invalidazione emotiva può avere origini diversificate, affondando spesso le sue radici in dinamiche familiari disarmoniche: i genitori o caregiver ,per mancanza di consapevolezza o di competenze emotive, minimizzano le emozioni də bambinə, possono inavvertitamente instillare la convinzione che le loro reazioni emotive siano inappropriate o irrilevanti.
Parliamo quindi di inconsapevolezza comunicativa, ovvero quella inconsapevolezza nell’utilizzo di frasi come “Non è niente di grave” o “Non c’è motivo di piangere”, pur pronunciate con intenzioni rassicuranti, possono tradursi in un messaggio implicito di svalutazione del vissuto emotivo də bambinə.

Questa dinamica tuttavia non si limita però al contesto familiare: dall’ambiente familiare impariamo ed introiettiamo degli schemi educativi e comunicativi , pertanto l’invalidazione può verificarsi anche in ambiti scolastici, sociali e lavorativi, dove emozioni legittime vengono talvolta ridicolizzate, ignorate o percepite come irrilevanti. In società che valorizzano eccessivamente la razionalità e il controllo emotivo, il riconoscimento e l’espressione delle emozioni rischiano di essere erroneamente etichettati come debolezze, alimentando un circolo vizioso di repressione emotiva e incomprensione.
In questo articolo vi abbiamo parlato dell’importanza di prendere contatto con le proprie emozioni .

Come riconoscere l’invalidazione emotiva

Individuare questo fenomeno ricorrente richiede una consapevolezza attenta delle dinamiche relazionali e del linguaggio utilizzato. Alcuni segnali tipici includono:

  • Minimizzazione delle emozioni: frasi come “Hai una reazione esageratə” o “Non è poi così grave” o .
  • Negazione dei sentimenti: espressioni che negano indirettamente l’esperienza emotiva, come “Non hai motivo di essere arrabbiatə”.
  • Ridicolizzazione: atteggiamenti che deridono o sminuiscono l’importanza di un’emozione, come una risata di scherno o un commento sarcastico.
  • Eccessiva razionalizzazione: tentativi di ridurre le emozioni a semplici problemi logici, ignorandone la componente affettiva.
  • Sostituzione: spesso tendiamo a non considerare che ciò che per noi è irrilevante, semplicistico, ed erroneamente applichiamo il nostro metro di giudizio a quello di altre persone; utilizzare frasi come “Per me non hai motivo di reagire in questo modo” o “Per me devi reagirecosì” è un fenomeno di sostituzione e di non validità di quel che l’altro sente.

Riconoscere questi segnali è il primo passo per comprendere come questo fenomeno si manifesta e per iniziare a costruire un ambiente relazionale più empatico, accogliente e rispettoso.

Le conseguenze psicologiche dell’invalidazione emotiva

Gli effetti dell’invalidazione emotiva possono essere devastanti, in particolare se il fenomeno è cronico o sistematico. Dal punto di vista intrapsichico, mina l’autostima e compromette la capacità dell’individuo di riconoscere e regolare le proprie emozioni: quando le emozioni vengono ripetutamente svalutate, l’individuo può iniziare a dubitare della legittimità dei propri sentimenti, sviluppando una percezione distorta di sé e delle proprie esperienze interne.

La ricerca psicologica ha evidenziato una correlazione significativa tra invalidazione emotiva e livelli elevati di ansia, depressione e difficoltà nella regolazione emotiva.

La comunicazione invalidante e come migliorarla

Risulta chiaro ,quindi, il ruolo chiave della comunicazione: attraverso l’atto comunicativo, la scelta delle parole, andiamo non tanto ad esprimere un concetto, ma piuttosto a seminare all’interno dell’altro che ci ascolta e assorbe, come un terreno fertile, il nostro eloquio. Pertanto è di vitale importanza soppesare, pensare e riflettere sulle modalità comunicative utilizzate; vediamo quali strategie mettere in atto per migliorare la comunicazione e favorire la validazione emotiva, si possono adottare strategie specifiche:

  • Ascolto attivo: dimostrare attenzione attraverso il contatto visivo, annuire e ripetere ciò che l’altro ha detto per mostrare comprensione e per esser certi di aver compreso.
  • Empatia verbale: espressioni come “Capisco che questa situazione ti fa soffrire” o “Deve essere stato difficile per te”, attenzione però a non utilizzare l’espressione ” Ti capisco” che è diversa dal capire ciò che l’altro sta dicendo. Utilizzare l’espressione ” Ti capisco” è un’ulteriore forma di invalidazione, poichè , per quanto si può aver esperito una situazione simile rispetto a quello che ci viene detto, non possediamo lo stesso vissuto e scheletro emotivo di chi sta dall’altra parte, pertanto non possiamo mai, davvero, del tutto , capire cosa l’altro ci sta dicendo.

    Rinunciare alla pretesa di essere perfetti e performanti nell’aiuto dell’altro risulta essere vincente , piuttosto invece si dovrebbe pensare a stare insieme all’altro, non a sostituirsi. Quest’ultimo punto è particolarmente importante poichè spesso tendiamo ad utilizzare questa frase per proiettarci più vicini all’altro, facciamo un esempio per spiegare ulteriormente l’errore.

    Immagina una persona che sta raccontando la perdita di un caro amicə e si sente devastatə; rispondere con “Ti capisco” può sembrare empatico, ma in realtà sposta l’attenzione sull’esperienza di chi parla, anziché restare sull’ascolto dell’altro. Inoltre, la persona potrebbe sentirsi fraintesa o minimizzata, perché ogni perdita è unica, e il modo in cui la viviamo dipende da molteplici fattori personali, come il tipo di relazione, il contesto e il nostro vissuto emotivo.
    Questo esempio sottolinea che anche con le migliori intenzioni, utilizzare “Ti capisco” rischia di interrompere l’ascolto attivo e il rispetto per l’unicità del vissuto dell’altro.

  • Domande aperte: “Come ti senti?” o “Cosa pensi potrebbe aiutarti in questo momento?”, che invitano l’altro a esplorare e condividere le proprie emozioni.

Strategie per contrastare l’invalidazione emotiva

Riconoscere e contrastare l’invalidazione emotiva è un processo che richiede consapevolezza, impegno e supporto professionale. In primo luogo, è fondamentale educare alla validazione emotiva, sia nel contesto familiare che in quello sociale: validare un’emozione non significa necessariamente condividerla o approvarla, ma riconoscerne l’esistenza e la legittimità.
Sul piano individuale, è essenziale sviluppare una maggiore consapevolezza emotiva attraverso il supporto professionale, ma anche imparare a pensare a cosa stiamo comunicando e fare una vera e propria parafrasi dei pensieri che stiamo per comunicare all’altro, pensando a cosa possono andare a trasmettere.

Una denuncia contro l’invalidazione emotiva sistematica

Con questo articolo non si è voluto andare soltanto a condividere delle strategie da poter utilizzare, piuttosto si è voluto andare a muovere una critica rivolta a chi commette atti di invalidazione emotiva, ma piuttosto una denuncia verso quelle strutture sociali e educative che non solo non affrontano la questione, ma perpetuano comportamenti che impediscono una corretta comprensione dell’importanza dell’educazione affettiva.

In questo articolo viene spiegata l’importanza e l’urgenza di muoversi verso un’educazione sessuo-affettiva: è essenziale che chi ha il compito di educare, formare e prendersi cura degli individui, dai genitori ,insegnanti, professionistə della salute mentale, a leader sociali – comprenda l’importanza di una corretta educazione emotiva, trasversale e per tutto l’arco del periodo evolutivo.

Molto spesso, siamo educati a credere che frasi come “E va bene, passa” o “La prendi troppo sul personale” siano la soluzione per “far passare” uno stato d’animo momentaneo, ma questo è un approccio sbagliato. Le emozioni non spariscono ignorandole; esse si nascondono sotto la superficie, per emergere più tardi in modi che possono portare a disarmonie con noi stessi e con gli altri. Solo perché qualcosa è stato fatto così per tanto tempo non significa che sia giusto o che debba continuare a essere fatto: cambiare il nostro approccio può portare a una crescita personale e collettiva, aiutandoci a evolverci come esseri umani, più consapevoli e più empatici.

Un piccolo vademecum per riconoscere e contrastare l’invalidazione emotiva

  • Riconoscere: Presta attenzione a frasi che minimizzano o negano le tue emozioni, come “Non è poi così grave” o “Stai esagerando”. Questi sono segnali di invalidazione.
  • Comprendere: Sii consapevole che le emozioni sono legittime e vanno riconosciute, anche se non vengono immediatamente comprese o condivise dagli altri.
  • Comunicare: Quando qualcuno cerca di invalidare le tue emozioni, prova a rispondere in modo assertivo, dicendo cose come “Capisco che non condividi il mio punto di vista, ma per me è importante che le mie emozioni vengano riconosciute”.
  • Sostenere: Se ti accorgi che qualcun altro sta vivendo invalidazione emotiva, cerca di convalidare le sue emozioni con espressioni empatiche come “Capisco che questo ti stia facendo soffrire, e sono qui per ascoltarti”.

Solo creando un ambiente che accoglie e riconosce le emozioni in modo autentico, possiamo costruire relazioni più sane e una società più empatica.

Teniamoci in contatto!

Iscriviti alla nostra newsletter, cercheremo di darti un abbraccio virtuale e farti sentire meglio, quando ne avrai il bisogno.

Non inviamo spam!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *