Sonder, la parola del 2026 che cambia il nostro sguardo
Sonder, la parola del 2026 che cambia il nostro sguardo

Sonder, la parola del 2026 che cambia il nostro sguardo

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C’è una parola che, più di altre, riesce a cambiare il modo in cui guardiamo il mondo: sonder.
Sonder è l’esatto momento in cui si realizza che ogni persona che incrociamo ha una vita complessa quanto la propria, fatta di sogni, paure, storie non raccontate, desideri silenziosi e battaglie invisibili. Comprendere il significato del termine sonder significa aprirsi a una nuova forma di empatia, più profonda e consapevole, capace di cambiare il modo in cui ci muoviamo nel mondo e abitiamo la nostra unicità.

L’origine della parola sonder

La parola sonder deriva dal francese sonder, che significa “sondare gli abissi, le profondità”. È uno dei tanti sostantivi che l’artista e scrittore John Koenig ha coniato come parte del suo progetto (iniziato online e poi trasformato in libro, Dictionary of Obscure Sorrows) per provare a descrivere tutte quelle sensazioni e sfumature dell’esperienza umana senza nome.

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Fonte: Freepik

A volte, quando mi trovo in stazione o in luoghi affollati (in realtà mi bastano anche un piccolo quartiere, un parco o una strada), mi capita di fermarmi ad osservare le persone intorno a me. A prima vista potrebbero sembrarmi solo involucri che si muovono in mille direzioni diverse. Poi però inizio a fantasticare su chi siano, cosa facciano, come si sentano in quel momento, e lì arriva l’epifania: quanta complessità, quanta diversità negli innumerevoli universi che si sfiorano ogni giorno senza accorgersene. Questo è proprio il sonder.

Vi invito, in un giorno qualunque della vostra vita – anche solo per qualche minuto – a soffermarvi sulle persone attorno a voi. Non importa dove siate: in un bar, al supermercato, in stazione, all’aeroporto… qualsiasi luogo va bene. Guardate come se foste spettatori delle vite altrui.

Gambe che si sfiorano senza fermarsi, passi che si incrociano in ritmi diversi, volti distratti o illuminati a tratti dallo schermo di un telefono. Occhi che cercano, occhi che sorridono, occhi persi in un altrove silenzioso. Mani nervose che scorrono messaggi, stringono borse o valigie. Voci che si sovrappongono come rumore di fondo, risate, sospiri, parole non dette. In mezzo a tutto questo, un luogo affollato diventa un mosaico di vite che si toccano per un istante e poi continuano, ognuna con la propria storia addosso.

Sonder come nuovo sguardo sul mondo

Sonder è quel momento in cui realizziamo che non siamo il centro della storia, ma solo uno dei tanti personaggi che la attraversano.
Come direbbe Sarah, l’amica di Zero Calcare nella serie Netflix Strappare lungo i bordi: «sei soltanto un filo d’erba in un prato», un invito ad avere uno sguardo più ampio sull’umanità.

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Fonte: Instagram @sorbeskin

Sonder è molto più di una parola: è un invito, un promemoria, un modo di vivere. Ci ricorda che dietro ogni volto c’è una storia, dietro ogni gesto c’è una motivazione e dietro ogni sguardo c’è un universo. Ogni persona che incontriamo sta combattendo le proprie battaglie, sta vivendo gioie e dolori che noi non possiamo vedere. E anche solo notarlo, riconoscere e legittimare quell’universo invisibile, è già un atto di gentilezza, rispetto ed empatia.

È uno sforzo quotidiano, non sempre facile. Richiede pazienza, attenzione, presenza. Sonder cambia anche il modo in cui guardiamo noi stessi. Quando comprendiamo che ognuno sta cercando la propria realtà da abitare autenticamente, con tutte le paure, le gioie e le difficoltà del caso, forse non ci sentiamo più così soli nelle nostre fatiche. Non si parla più di insuccessi, ma di esperienze umane condivise. In questo senso, sonder crea connessione e umanità, permettendoci di conoscere l’Altro/a e, allo stesso tempo, di ri-conoscerci.

In una società che alimenta il risultato, la performance, l’apparenza, è importante farsi guidare dall’emozione sonder: significa scegliere la profondità alla superficialità, l’accoglienza al pregiudizio. Non sapremo mai davvero cosa vivono gli altri, ma possiamo scegliere la lente con cui guardarli. Possiamo scegliere uno sguardo più gentile, più aperto, più umano, perché in fondo dietro ogni volto c’è una storia che merita rispetto.

Sonder come sospensione del giudizio

Ogni persona che incrociamo nella nostra vita sta vivendo una storia unica, costellata di luci e ombre.

C’è chi combatte contro una malattia invisibile, chi porta il peso di una perdita recente, chi sta cercando di ricostruirsi dopo un insuccesso, chi non riesce a trovare un lavoro, chi non dorme la notte perché l’ansia fa da padrona, chi vive una vita che non sente propria. Dunque, chi siamo noi per giudicare?

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Fonte: Freepik

Il giudizio nasce spesso dalla distanza e dalla convinzione, più o meno consapevole, di sapere abbastanza per valutare la vita altrui. Sonder ci insegna l’umiltà: ognuno di noi, nella propria vita, sta facendo del proprio meglio con gli strumenti, le risorse e le ferite che ha.

Attenzione: sospendere il giudizio non significa giustificare tutto o rinunciare al senso critico. Significa scegliere il rispetto come punto di partenza, riconoscere e accogliere l’Altro/a nella sua diversità.

Inoltre, in una realtà costruita sulle aspettative, sui confronti e sui paragoni, sonder ci ricorda che ciò che vediamo delle vite altrui (ad esempio sui social) è spesso solo un frammento – spesso felice – scambiato per verità completa. È doveroso fermarsi a guardare oltre le apparenze, ricordando che ciò che vediamo è solo una piccola parte del tutto.

Sonder come invito a rallentare e come esercizio di empatia

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Fonte: Instagram @disegnettidepressetti

Viviamo in un mondo che corre veloce, dove tutto viene giudicato in pochi secondi. In questo flusso continuo di notizie, informazioni e immagini, le persone rischiano di diventare etichette, ruoli, sagome. Sonder ci invita a fare il contrario: a rallentare, a osservare, a considerare la complessità della vita altrui, ricordandoci che dietro ogni volto c’è una narrazione che non conosciamo.

Quando impariamo ad abitare questa consapevolezza, iniziamo a coltivare l’empatia, costruendo uno sguardo più attento e umano verso il mondo. L’empatia non è solo una “competenza sociale”, ma diviene un vero e proprio atto concreto di cura, un modo di stare al mondo.

La prossima volta che incrociamo qualcuno, proviamo a pensare alla sua storia. Anche senza conoscerla, riconoscere e legittimarne l’esistenza cambia già lo sguardo. Sonder ci ricorda che ogni persona è un universo complesso e che scegliere la gentilezza è, prima di tutto, un atto di consapevolezza e rivoluzione.

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