Cosa si intende per empatia e che ruolo ha nei nostri tempi? Oggi viviamo in un mondo dove non è possibile sostare, né tantomeno riflettere. La riflessione, infatti, implica la scelta di fermarsi, alzare lo sguardo al cielo e rivolgersi coraggiosamente al futuro, facendo i conti con il proprio passato. Non sempre si è disposti a comprendere il mondo che ci circonda, eppure quella scintilla di speranza, quel bisogno di far sentire la propria voce, di ascoltarla e di custodirla risulta essere la forza motrice di questo meccanismo di apatia, indifferenza e ignoranza.
É in questo turbinio di scintille che risplende l‘empatia, la capacità di addentrarsi nell’altro, di immedesimarsi nei progetti e nelle situazioni altrui, comprendendole e avendone cura. Dal greco en-pathos, l’empatia stabilisce un saldo legame tra il Me e l’Altro. In che modo? Addentrandosi nell’emozione.

La storia etimologica
Come si legge nell’articolo a cura di Carola Benelli e Chiara La Spina nel Giornale delle Scienze Psicologiche “State of Mind”, la storia etimologica del termine empatia è lunga e variegata. Il termine fu coniato nell’antica Grecia per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’aedo al suo pubblico. Empatia significava sentirsi dentro l’altro, sperimentare il modo in cui l’altra persona vive un’esperienza.
Il concetto di empatia in filosofia è stato introdotto a fine Ottocento da Robert Vischer, studioso di arti figurative, per definire la capacità della fantasia umana di cogliere il valore simbolico della natura. Agli inizi del Novecento, Theodor Lipps introduce la dimensione dell’empatia in psicologia, parlando di partecipazione profonda all’esperienza di un altro essere, introducendo così il tema dell’alterità, che verrà poi ripreso dalla scuola fenomenologica.
Parola alla scienza: i neuroni a specchio
Occorre in tal caso menzionare la teoria dei neuroni specchio, secondo cui l’empatia nasca da un processo di simulazione incarnata che precede l’elaborazione cognitiva.
A livello neurobiologico, la comprensione della mente e dei vissuti dell’altro è sostenuta da una particolare classe di neuroni, definiti neuroni specchio. Alla base dell’empatia ci sarebbe un processo di ‘simulazione incarnata’, vale a dire un meccanismo di natura essenzialmente motoria, molto antico dal punto di vista dell’evoluzione umana, caratterizzato da neuroni che agirebbero immediatamente prima di ogni elaborazione più propriamente cognitiva.

Empatia VS bontà: da non confondere!
Tante persone inconsapevolmente confondono l’empatia con la bontà oppure con l’altruismo, ma è scorretto. Qualunque persona può avere la capacità di immedesimarsi nei panni degli altri, condividerne gli stati d’animo. L’empatia può anche essere mossa da buone intenzioni, ma portare a risultati catastrofici: ha bisogno di essere abbinata a lucidità, ragionevolezza, con il valore aggiunto di quello sguardo che non ci rende indifferenti nei confronti degli altri.
Classifichiamo le sue varietà
Per anni psicologi, sociologi e psicoterapeuti hanno studiato ed approfondito il discorso sull’empatia e sono giunti a definirne diverse tipologie.
- positiva: la capacità di condividere appieno la gioia di un altro, perché si riesce a cogliere la felicità che l’altra persona sta provando
- negativa: la non capacità di condividere la gioia di un altro perchè il proprio vissuto e le proprie emozioni prevalgono, andando così ad ostacolare l’attenzione verso l’altro.
- cognitiva: la capacità di percepire la prospettiva di un’altra persona, intuendone il pensiero e comprendendo il suo punto di vista dal punto di vista intellettivo, ma senza implicazioni emotive.
- emozionale: capacità di comprende e sentire lo stato d’animo altrui, anche in culture diverse dalla propria.
- comportamentale: capacità di comprendere i comportamenti di una cultura diversa e le loro cause.
- relazionale: capacità di capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive in una determinata cultura di appartenenza.

Le caratteristiche di chi possiede empatia
Tendenzialmente, una persona empatia ha…
- una buona intuizione
- alto livello di sensibilità
- una grande connessione emotiva
- un animo profondo
- ottima capacità di cogliere dettagli apparentemente insignificanti
- una buona perspicacia
- un’ottima capacità di trasmettere emozioni
- tanta generosità
Come si migliora la propria empatia?
L’empatia, infatti, non è una dote innata! Si tratta di una capacità che tutti possono imparare ed affinare. Ecco qualche consiglio:
- Comprendere le proprie emozioni: aumentare l’autoconsapevolezza è fondamentale, perchè se si comprendono meglio i propri sentimenti, si sarà più in grado di comprendere quelli degli altri
- Interagire con vari tipi di persone, di tutte le età, di diverse etnie, con differenti orientamenti sessuali e di vari strati sociali, con differenti livelli di abilità fisica o di salute…
- Chiedere agli altri di esprimere le proprie emozioni
- Cercare somiglianze tra te e gli altri
- Imparare ad ascoltare di più
- Allenare la mente ad aprirsi a prospettive diverse
- Prendere a cuore gli altri e i loro problemi con sincerità. Se non lo si fa in maniera spontanea e genuina, gli altri se ne accorgono!

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