Blue Monday 2025: è oggi il giorno più triste dell’anno?
Blue Monday 2025: è oggi il giorno più triste dell’anno?

Blue Monday 2025: è oggi il giorno più triste dell’anno?

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Le testate giornalistiche sono cariche dall’alba di questa giornata per urlarlo senza sosta: “Oggi è il Blue Monday, il giorno più triste dell’anno”. Insomma, che ci piaccia o no dobbiamo essere tristi per essere in linea con le tendenze giornaliere. Non occorre chiederci troppo se sia giusto o sbagliato, basta seguire il flusso, giusto?

blue monday 2025
Fonte: Pexels

Noi di Univox non la pensiamo proprio così ed è per questo che abbiamo deciso di dedicare questo articolo alla trattazione di come sia nata questa giornata e dei suoi effetti a livello sociale. Iniziamo?

Perché il lunedì è “blu”?

Mi sorprende sempre quando le persone si chiedono: “ma perché si mette sempre questo blu?”. Scopriamo insieme cosa si nasconde dietro questo colore.

picasso periodo blu
Picasso, “Donna che stira”, dipinto nel Periodo Blu

È universalmente riconosciuto ormai che certi colori possano evocare stati d’animo e sentimenti diversi e alcune ricerche hanno supportato l’idea che i colori possano avere effetti psicologici. Il blu è un colore che si trova spesso in natura e spesso rappresenta uno stato di quiete e piacevole calma, ma anche di gelo e distanza.

Secondo gli studi inerenti alla psicologica del colore (ebbene sì, esistono!), il blu è considerato un segno di stabilità e affidabilità. Le aziende che vogliono dare un’immagine di sicurezza lo utilizzano spesso nelle loro iniziative pubblicitarie e di marketing. Inoltre, viene spesso utilizzato per decorare gli uffici perché le ricerche hanno dimostrato che le persone sono più produttive e creative quando lavorano in stanze di questo colore.

L’associazione del colore blu alla tristezza deriva probabilmente da una combinazione di fattori culturali e linguistici. Nella letteratura e nell’arte, il blu è spesso usato per trasmettere sentimenti di tristezza, malinconia e disperazione: si pensi al “periodo blu” del celebre artista Picasso.

Si pensi anche al genere musicale “blues“, termine che viene dal modo di dire “to have the blue devils”: si tratta di una corrente musicale nata nelle comunità afroamericane e che spesso tratta temi di tristezza, difficoltà e sofferenza.

Non dimentichiamoci del cinema: il colore è spesso utilizzato per creare atmosfere cariche di emozioni pesanti e tendenzialmente negative. L’illuminazione bluastra in scene di tristezza o solitudine è diventata una tecnica visiva consolidata, come si nota nei film “Il Grande Gatsby” o “Blade Runner”: qui si fa un ampio uso del colore per amplificare l’emozione e immergere lo spettatore in un profondo stato di riflessione introspettiva.

Oggi si parla anche di Christmas Blue: si tratta di una condizione di tristezza e malinconia che sopraggiunge all’arrivo delle festività natalizie, amplificata dalla stagione invernale, dalla sosta alla routine quotidiana e dalle tipiche formalità non rimandabili quali pasti con i parenti, uscite tra amici e familiari e momenti intimi da trascorrere con le persone più importanti (e ripetiamolo insieme: non deve andare necessariamente così!). Non dimentichiamoci del Birthday Blue – la tristezza causata dall’arrivo del proprio compleanno – o dell’August Blue – la tristezza causata dall’arrivo del mese di Agosto e, dunque, della fine dell’estate.

Esiste anche l’espressione Feeling Blue: si tratta di un modo di dire inglese che definisce quello stato d’animo tendenzialmente malinconico o triste. Si narra che questa associazione risalga a tradizioni marinare: quando un capitano moriva in mare, la nave issava bandiere blu o dipingeva una linea blu sullo scafo per commemorare il lutto.

Mi sento ancora di volervi menzionare due espressioni. Prima di queste, è la Blue Hour: l’ora blu è celebrata in letteratura, arte e fotografia per la sua capacità di suscitare sentimenti complessi, dall’ammirazione alla malinconia. É il periodo di luce diffusa che si verifica subito prima dell’alba o subito dopo il tramonto, mentre il cielo assume una tonalità blu scuro uniforme, conferendo un’atmosfera calma e misteriosa. La tonalità in questo contesto amplifica il senso di solitudine e introspezione, invitando a rallentare e osservare il momento presente.

tristezza inside out
Inside out, film

Chiudiamo l’escalation con True Blue (questa è curiosissima): si riferisce a qualcuno o qualcosa che sia puramente autentico, leale e sincero. L’espressione nasce dal Medioevo inglese, quando il blu rappresentava purezza e coerenza, essendo un colore che non sbiadiva facilmente; pur avendo un’accezione positiva, true blue può essere legato alla malinconia in contesti emotivi: esprimere lealtà o autenticità in amore o amicizia può implicare un senso di perdita o di nostalgia per chi o cosa non c’è più.

Come nasce il fenomeno? Il pericolo del marketing

Prima dichiarazione con effetto boom: quest’anno il Blue Monday spegne 20 candeline! Era il gennaio del 2005 quando per la prima volta si usava questa espressione. Seconda dichiarazione con effetto boom: è tutto marketing! Viene usata per riferirsi al terzo lunedì del mese di gennaio, che coinciderebbe con la giornata più deprimente dell’anno. Questo era il pensiero dello psicologo Cliff Arnall, tutor in una scuola legata all’Università di Cardiff.

Era il 2005 e il canale tv britannico Sky Travel aveva escogitato questa trovata pubblicitaria commissionando ad Arnall una formula per descrivere quella sensazione di tristezza che molte persone sembravano provare dopo le feste di Natale. Lo psicologo calcolò così la data del “giorno più triste dell’anno” a partire da criteri come le condizioni meteorologiche tipiche di questo periodo e i sensi di colpa per le spese affrontate durante il periodo natalizio, ma soprattutto il fallimento per i propositi (già) falliti del nuovo anno.

La scelta del lunedì non richiede invece alcuna spiegazione: sappiamo bene tutti come l’inizio della settimana sia il momento più detestato. La trovata pubblicitaria di Sky Travel voleva in realtà spingere le persone a prenotare un viaggio per tirarsi su di morale e superare in questo modo il momento di malinconia e tristezza. Malgrado la stessa Università di Cardiff abbia preso le distanze dalla teoria di Arnall, la bizzarra teoria si è presto diffusa a livello internazionale ed è stata usata per diverse campagne pubblicitarie anche grazie alla risonanza offerta dai social network.

Avete controllato la vostra newsletter? Ci potrebbero essere più di 50 mail su “scontissimi validi per oggi, entro mezzanotte”, giusto per farvi sentire meno la tristezza da lunedì di gennaio.

Essere tristi fa bene? La validazione emotiva

tempo che scorre blu
Fonte: Pexels

Vi colpisce questo sottotitolo? Se sì, due parole: validazione emotiva. Si tratta di quella serie di competenze emotive che andrebbero insegnate dai primi anni di vita, ma di cui molte volte non se ne conosce nemmeno l’ombra. Ripetiamolo insieme: la tristezza fa bene. Non fraintendetemi quando lo dico, ora vi spiego il perché.

Se esistessero solo il rosso, il blu e il giallo, che senso avrebbe il nero? Se esistesse solo il sole, che senso avrebbe la pioggia? Se esistesse solo la primavera, che senso avrebbe l’inverno? La legge degli opposti parla chiaramente: l’uno, senza l’altro, non ha ragione di esistere.

Come potremmo goderci in modo autentico quella sana risata gioiosa, se prima non avessimo conosciuto quel momento di malinconia e tristezza? La vita è una serie di montagne russe imprevedibili: se percorressimo sempre una salita, per tornare sul rettilineo non avremmo forse bisogno di una discesa?

La tristezza non è un’emozione negativa: può condurre ad atteggiamenti disfunzionali se troppo presente, come accade per la rabbia o la gelosia, ma è proprio questo il valore della validazione (e della gestione) emotiva, dare voce ad ogni stato emotivo che si vive senza trattenerlo e soffocarlo. Oggi è il Blue Monday, ma io mi sento davvero tanto, tanto felice: e no, non sono sbagliata.

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