De.sidera. Christmas blues nel 2023: la non magia del Natale dal punto di vista giovanile
De.sidera. Christmas blues nel 2023: la non magia del Natale dal punto di vista giovanile

De.sidera. Christmas blues nel 2023: la non magia del Natale dal punto di vista giovanile

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Abbiamo chiesto nei nostri canali social ai nostri seguaci come si vivono di solito le vacanze natalizie: le risposte sono state sorprendenti – o forse no. Parlare di sentimenti oggi è divenuta una sana priorità, di vitale importanza, e noi di Univox non intendiamo mettere da parte questa necessità soprattutto ora, all’arrivo del Natale.

natale, Christmas blues

Ci sembrava interessante anche approfondire tale tematica sempre nell’ottica giovanile: è tanto difficile vivere da adolescenti e giovani adulti in un’epoca di carta, fragile e instabile, che scorre in un flusso senza sosta. Del resto, il Natale è anche questo: una corsa contro il tempo. Non vi dice nulla questa espressione? Parliamone insieme.

Cos’è il Christmas blues?

Partiamo dagli esordi: cosa si intende per Christmas blues? Colpisce l’uso del colore blu, da sempre associato primariamente all’emozione della tristezza. Feeling blue è un’espressione altamente diffusa nella lingua inglese e delinea propriamente il “sentirsi triste”.

Si tratta di una locuzione nata negli Stati Uniti nel XIX secolo, ma già nel XIV secolo l’aggettivo blue era associato ad uno stato di tristezza o malinconia, per via del colorito bluastro delle persone con il sangue poco ossigenato, oppure sofferenti per il freddo. Inoltre, tutti abbiamo sentito nominare almeno una volta l’omonimo genere musicale: il blues ha origine dai canti degli schiavi afroamericani, il quale, ascoltandolo, lascia una sensazione di malinconia e tristezza.

Nel film animato Inside Out (Pixar, 2015), dove i protagonisti sono proprio le emozioni, il personaggio Tristezza non a caso ha la forma di una goccia (lacrima), ha il colorito azzurro e i capelli blu. Gioia invece, il suo opposto, ha le sembianze di una stella. Eppure, sebbene sia gialla, Gioia ha i capelli blu ed è avvolta da un’aura blu, come a voler sottolineare il suo legame con Tristezza: ci avevate mai fatto caso? Gioia e tristezza sono legati assieme: senza di una, non ci potrebbe essere l’altra.

gioia e tristezza inside out
dal film “Inside out”

Dunque, il feeling blue tende a diffondersi sempre maggiormente non appena le festività natalizie si avvicinano. Per quale motivo accade questo? Può sembrare scontato, ma è sempre importante proporre valide spiegazioni.

Si sa, quando arriva Dicembre si presentano dei meccanismi mentali inconsci altamente frequenti: si tirano le somme di un anno che è ormai giunto al termine, in cui non sono stati conclusi tutti gli obiettivi prefissati ad inizio anno (spesso ne basta anche solo uno mancato a causare malessere); le attività formative – per gli universitari un po’ meno – e lavorative tendono ad alleggerirsi; le riunioni familiari ritornano più cariche e intense che mai, con la solita accoglienza della serie “E il fidanzato?”, “E la laurea?”, “E il bimbo quando?”, “Hai avuto l’indeterminato?”.

A Natale occorre avere sempre la risposta pronta, perché si è giunti al termine di un nuovo arco di tempo temporale che ora mai è scandito da Gennaio a Dicembre e proporsi nuovi obiettivi il 20 dell’ultimo mese dell’anno sembra ridicolo, ciò che è fatto è fatto. Dunque, è proprio questo che causa un vero senso di frustrazione, ansia e timore: fa male convivere con la delusione, con la perdita, con la nostalgia.

É da sciocchi essere tristi a Natale?

C’è spesso l’amico/a di turno che lancia la sua battuta: “Dai, a Natale non puoi essere triste!”. Dipende dal contesto naturalmente, ma è importante a tal proposito riflettere prima di scagliare delle parole che spesso possono risultare taglienti. É lo stesso discorso di “Ora sei mamma, devi essere felice” e “Ora ti sei laureato, sarà tutto in salita”.

La risposta è sempre e solo una: no. Si può essere tristi anche dopo aver terminato un percorso di studi con il massimo dei voti, dopo essere diventati genitori, dopo aver ricevuto un regalo inaspettato e persino dopo aver incontrato una persona che ci fa stare bene. Non esiste una dimensione in cui la tristezza è inopportuna: ogni emozione esige di essere vissuta e accoglierla è tanto importante quanto lasciarla andare.

christmas blue, depressione natalizia

A livello evolutivo la tristezza è un segnale di disagio che richiama negli altri il più delle volte vicinanza, aiuto e ricerca di conforto. Tuttavia, è soprattutto un segnale per noi stessi e sopraggiunge come qualsiasi altra emozione per dirci qualcosa. Il messaggio che vuole trasmetterci è che:

  • occorre fermarsi,
  • capire cosa o chi abbiamo perso,
  • piangere tutte le lacrime necessarie.

Oggi essere tristi significa quasi essere oggetto di pesantezza, di tossicità. Sembra che la tristezza non debba esserci, riusciamo a tollerarla sempre meno, ma la verità è solo una: ne abbiamo una grande, immensa paura. Eppure, il benessere e l’equilibrio psicofisico possono nascere solo dalla corretta interazione tra le emozioni, accogliendo anche la tristezza. In questo modo impariamo a gestire i momenti difficili senza cadere nell’ansia o nella paura di perdere il controllo. Accettare le emozioni significa comprendere che tutte hanno un ruolo e un senso nella nostra mente.

Si può parlare di depressione clinica?

In italiano, l’espressione Christmas blues è meglio nota come depressione natalizia. Si tratta, dunque, di una diagnosi clinica? Dobbiamo sempre fare molta attenzione quando adoperiamo parole come depressione e depresso: impariamo ad usare con cautela queste parole.

Del termine depressione si fa un uso molto generico, ignorando che ne esistano molteplici tipologie: in particolare, il Christmas Blues va distinto dal disturbo affettivo stagionale, che è una forma di depressione ciclica, legata alla fluttuazione stagionale (soprattutto autunnale e primaverile), anche se può diventare cronica. 

Il disturbo affettivo stagionale (seasonal affective disorder, SAD) riguarda episodi depressivi importanti, aventi esordio stagionale, solitamente in autunno/inverno, con remissioni che avvengono tipicamente in un periodo dell’anno (frequentemente la primavera).

A differenza del disturbo stagionale, la depressione natalizia è direttamente collegata al periodo festivo: un vero e proprio “tour de force” di convenzioni sociali e festeggiamenti “obbligati” che, per alcuni, porta con sé ansia, insonnia, crisi di pianto, pensieri negativi e anedonia.

I giovani come vivono oggi il Natale?

Prima è necessario sottolineare che si tratta di un discorso puramente generale, una riflessione dedotta da studi di attualità che si pongono l’obiettivo di studiare il fenomeno sempre in aumento del disagio giovanile.

Essere giovani oggi è estremamente complicato: tornando alla riflessione iniziale, il Natale non è semplicemente famiglia, luci, regali, sorrisi e condivisione. É l’ennesima corsa contro il tempo che oggi non sempre si riesce a gestire nel modo giusto.

É la gara al regalo migliore, l’abbraccio necessario perché a Natale si è tutti più felici, la passeggiata in centro città perché non si può stare chiusi in casa a Natale, il pranzo in famiglia con parenti che probabilmente non si incontrano così spesso durante l’anno e le conseguenti spiegazioni alle domande che si devono fare.

pranzo di natale

É il dover essere sorridenti, perché a Natale si deve. Poi capita tra un pasto e l’altro la notifica su Instagram o il TikTok in cui figura qualcuno che pare si stia divertendo più di noi, in modo decisamente più autentico. É lì, quel momento, che si presenta il vuoto incolmabile che si cerca di nascondere, anziché affrontare.

Quanto sarebbe bello se a Natale non si dovesse, ma si potesse. Sarebbe, davvero, molto bello.

5 consigli per far sentire i più giovani (ma non solo) a loro agio a Natale

A volte basta davvero poco, ma qualche consiglio possiamo darlo:

  1. Non insistete nel chiederci cosa vogliamo fare dopo il diploma imminente, quando ci laureiamo: chiedeteci come stiamo;
  2. Se potete immaginare che un argomento possa essere un tasto dolente, ma siete interessati davvero ad avere aggiornamenti, non menzionatelo davanti a tutti: trovate un momento di intimità e non abbiate paura di chiedere;
  3. Se mangiamo più del solito o meno del solito, evitate le battute sarcastiche e moraliste: fateci notare in privato che avete notato questo dato e accogliete le nostre spiegazioni;
  4. Se percepite un malessere mascherato in un abile sorriso, non ignorate: trovate il momento giusto per parlarne;
  5. Nelle conversazioni a tavola, è importante che non si creino dispute o momenti di contrasto: diamo spazio alle leggerezze, quelle fanno tanto bene.
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