De.sidera. Taglio del Fondo dei DCA: 29 città in protesta e la storia di Sabrina
De.sidera. Taglio del Fondo dei DCA: 29 città in protesta e la storia di Sabrina

De.sidera. Taglio del Fondo dei DCA: 29 città in protesta e la storia di Sabrina

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Il taglio del Fondo: nei media quotidiani al momento non si parla di altro. Le mancanze governative sono state tali da suscitare un movimento di protesta nazionale, che ha coinvolto quasi 30 città italiane in una scia di insoddisfazione e noncuranza verso non solo il futuro, ma anche il presente di chi oggi affronta la dolorosa realtà dei DCA (in sigla, i disturbi del comportamento alimentare).

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In pochi giorni, si è verificato un vero e proprio turbinio di avvenimenti: oggi siamo qui per proporvi un certo ordine, ma soprattutto per andare oltre. Un ringraziamento speciale lo rivolgiamo alla nostra volontaria, che in questa occasione ha scelto di raccontare la sua personale testimonianza connessa soprattutto in un contesto scolastico. Tale argomento, infatti, sarà oggetto di studio e analisi nei prossimi articoli della nostra rubrica.

Cos’è De.sidera?

É importante ribadirlo ad ogni possibile occasione: “De.sidera” è la rubrica del blog della nostra associazione, “Univox” ets, e si occupa di dare spazio non solo alle tematiche connesse al tema del disagio giovanile, ma anche di lasciare spazio a vere e proprie testimonianza di persone che desiderano dare voce a malesseri presenti o passati vissuti sulla propria pelle.

É questo, a volte, che manca terribilmente: la voce che resta in silenzio, perché si ha il timore del giudizio, dell’etichetta, della derisione. “Univox” è da sempre un luogo di connessione nonviolenta e non giudicante, di pura inclusione e ascolto empatico: da qui la necessità di creare questo spazio di racconto personale. Si può scegliere di raccontarsi in anonimo o no, proponendo un tema di proprio interesse o offrendosi disponibile per la trattazione di un argomento connesso alla nostra nicchia tematica.

Se hai in te l’interesse di partecipare, puoi contattarci sul nostro indirizzo email: apsunivox@gmail.com. Accoglieremo la tua richiesta e sarà nostra premura ricontattarti. Non c’è alcun vincolo di età o alcuna assoluta forma discriminante: qui troverai sempre un posto sicuro.

Cosa sono i DCA?

Prima di procedere, è bene anche chiarire questo argomento che può risultare ad oggi scontato, ma davvero di vitale importanza. I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono un gruppo variegato di patologie comprese e classificate fra i disturbi psichiatrici, causati da una serie complessa e molteplice di fattori che sono costantemente oggetto di ricerca e di studio.

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Disturbi del comportamento alimentare

disturbi del comportamento alimentare esprimono una condizione di profondo disagio e di malessere psicologico e sono caratterizzati da comportamenti alimentari patologici e/o comportamenti di controllo del peso e delle forme del proprio corpo. Negli uomini le preoccupazioni sono frequentemente rivolte ad un corpo percepito come poco muscoloso o mascolino, mentre spesso nelle donne le preoccupazioni sono rivolte alla perdita di peso: si tratta, chiaramente, di tendenze generali che non entrano nel particolare.

Dal sito del Ministero della Salute, il discorso risulta molto chiaro relativamente alle categorie diagnostiche del DSM-5 (in sigla, Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali). Sono propriamente definiti disturbi del comportamento alimentare:

  1. Pica
  2. Disturbo di ruminazione
  3. Disturbo da evitamento/restrizione dell’assunzione di cibo
  4. Anoressia nervosa
  5. Bulimia nervosa
  6. Disturbo da alimentazione incontrollata
  7. Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con specificazione
  8. Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

Dunque, non si riduce alla coppia anoressia e bulimia, anche se oggi la sensibilizzazione della salute mentale ha iniziato a diffondere fortunatamente un terzo comportamento in netta frequenza, il BED (Binge Eating Disorder, il disturbo da alimentazione incontrollata).

Ad oggi, inoltre, i DCA sono la seconda ragione di morte nel contesto giovanile dopo gli incidenti stradali: è chiaro quanto sia essenziale affrontare un disagio di questo genere. Nel 2019, le persone affette da disturbi del comportamento alimentare erano 680.569. Nel 2023 il dato è arrivato a 1.680.456: quasi 2 milioni. Ad oggi, invece, i pazienti presi in carico nelle strutture ospedaliere superano i 3 milioni.

I sintomi precoci di un disturbo del comportamento alimentare

Risulta ad oggi importantissimo ascoltare i sintomi precoci del disturbo alimentare. Un primo segnale importante a cui fare attenzione è l’eccessiva attenzione data al peso e forme del corpo e alle diete che spesso sono create e gestite in autonomia, intraprese per dimagrire. Ulteriori sintomi e comportamenti d’esordio possono essere:

  • alterazioni improvvise del tono dell’umore,
  • tendenza ad isolarsi e a diventare più nervosi ed irritabili,
  • studiare ossessionati dal voto e dal risultato,
  • lasciare subito la tavola per recarsi in bagno,
  • rifiutarsi di mangiare affermando di avere già provveduto fuori casa,
  • ritrovare il frigo o la dispensa svuotati, etc.

É quindi importante prestare attenzione soprattutto a cambi repentini nelle abitudini alimentari o nella personalità.

La manovra di Schillaci: dal taglio al fondo…

Chiarito il discorso sull’importanza dei DCA, il Fondo di cui oggi tanto si parla è quello che è stato istituito dal Governo Draghi con la legge di Bilancio per il 2022, che garantiva 25 milioni regolarmente distribuiti tra le regioni italiane per contrastare i disturbi del comportamento alimentare e della nutrizione. Facciamo un passo indietro: che funzione avrebbe avuto?

  1. Garantire livelli minimi di cura in ogni Regione;
  2. Creare centri specializzati;
  3. Formare e assumere un personale qualificato;
  4. Sostenere i progetti di ricerca;
  5. Creare una rete di sostegno tra famiglia e pazienti.

La nuova legge di Bilancio di recente approvata non ha previsto il finanziamento di tale Fondo, proponendo il taglio a tutti i finanziamenti ancora in corso. Le conseguenze? Tra queste, sopratutto il rischio della chiusura di molti centri di assistenza, il licenziamento di molti professionisti che erano stati presi in carico per il biennio, un accesso maggiormente faticoso alle cure e attese strazianti.

…al cambio di rotta: nuovi fondi e piani dei LEA

Dopo le polemiche sul mancato rifinanziamento del Fondo per i disturbi alimentari, il ministro Orazio Schillaci ha annunciato che metterà a disposizione del Fondo 10 milioni di euro per il 2024, promettendo un nuovo nomenclatore tariffario e l’aggiornamento dei LEA, ma anche una strutturale copertura finanziaria.

Si è parlato tanto anche dei LEA, ma cosa sono? Si tratta dei Livelli Essenziali di Assistenza, ossia tutte quelle prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i suoi cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di un ticket.

Il taglio del Fondo ha messo a forte rischio la conferma dell’esclusione dei disturbi del comportamento alimentare nel LEA, nonostante le prestazioni attuali rientrino chiaramente nell’area della salute mentale di questi Livelli Essenziali di Assistenza.

La reazione dell’associazionismo nazionale: la protesta del 19 gennaio 2024

Sono state numerose le proteste di associazioni e privati cittadini per ottenere dal ministro della Salute il finanziamento del Fondo e l’impegno a inserire i DCA nei LEA.

Nel frattempo, in Commissione Sanità al Senato è iniziato l’esame di un disegno di legge che prevede delle sanzioni penali per chi determina o rafforza l’altrui proposito di ricorrere a pratiche idonee a procurare l’anoressia o la bulimia. Da un lato il governo si rivela attento ai disturbi del comportamento alimentare al punto da proporre nuovi reati – per di più connessi solo a due facciate di un prisma -, dall’altro accetta di trovare nuovi fondi necessari a curarli solo dopo una contro reazione causata dalle forti polemiche suscitate.

Questo pomeriggio in 29 città italiane si scenderà in piazza per protestare. Tutto è partito dall’associazione no profit “Animenta”, dalla rete di studenti universitari “Chiedimi come sto” e dalla Fondazione Fiocchetto Lilla. Qui di seguito il link al calendario dei luoghi e degli orari di incontro.

La storia di Sabrina

Come sempre, De.sidera ha scelto di lasciare spazio ad un’importante testimonianza. A raccontarsi oggi è Sabrina Sperindeo, volontaria della nostra associazione che ha iniziato a vivere il grigiore di un disturbo del comportamento alimentare sin dall’adolescenza.

Oggi qui ci racconta in particolare il suo vissuto nel contesto scolastico: si tratta di un argomento di cui avremo il piacere di parlare nei prossimi articoli. Parola a Sabrina.

Mi ammalai di anoressia nervosa prima ancora di sapere cosa fosse, all’età di quattordici anni. Il DCA mi ha accompagnata nella mia adolescenza con una presenza silenziosa ma costante. Come un’ombra che si allungava su ogni angolo di luce, ma alla quale evidentemente non sapevo rinunciare, perché questo avrebbe significato “perdere il controllo”. Un controllo che non ho mai avuto davvero e che esercitavo attraverso due soli strumenti: il cibo e la scuola. 

Dovevo essere perfetta, e questo è tutto. Non importava come, non importava a quale prezzo, perché era questa la mia unica possibilità di identificazione: essere magra e andare bene a scuola. I voti sul registro salivano e i numeri sulla bilancia scendevano. Ma quest’ultimo dato era sempre meno rilevante rispetto al primo. 

A scuola ero invisibile, non facevo rumore. I professori erano entusiasti del mio rendimento scolastico e io ne andavo fiera. Ma alla più banale delle domande non avrei saputo rispondere. Come stai? Nessuno si è mai preoccupato di chiedermelo, e allora io pensavo che fosse meglio così. Sapevo bene quanto il mio malessere fosse visibile dall’esterno, eppure tutti in classe facevano finta che non esistesse. Allora commisi l’errore fatale di convincermi che la mia malattia fosse qualcosa di cui vergognarmi.

Col tempo ho realizzato che i disturbi del comportamento alimentare in un ambiente istituzionale (e scolastico in particolare) sono sempre un tabù. Forse perché nessuno sa bene come parlarne e allora, semplicemente, non se ne parla. Forse perché molte volte sono invisibili. O peggio, perché vengono percepiti dal senso comune come un capriccio per ricevere attenzioni. Era soprattutto questa la percezione che avevo: quella di essere considerata dai miei professori e dai miei compagni come una bambina egocentrica.

Un’insegnante, a metà dell’anno, mi rimproverò del fatto che mi assentassi alle sue lezioni ogni giovedì. Ma il giovedì era il giorno della settimana in cui mi ricoveravo in day hospital al centro per la cura dei DCA, e questo – per quanto facessero finta di nulla – tutti lo sapevano bene. Una mia compagna di classe accettò che le dessi ogni giorno la mia merenda di nascosto, così che, una volta a casa, i miei pensassero che l’avevo mangiata io. Le sembrava una cosa divertente, credo.

Per tutti ero quella che voleva essere la prima della classe ad ogni costo, che si preoccupava soltanto di non aver preso il massimo al compito di latino. Quella che si sentiva tanto superiore agli altri. Ma io mi sentivo meno che nulla. 

Oggi, a distanza di molti anni e tanta terapia, so che né i miei professori né i miei compagni avevano gli strumenti per aiutarmi, o anche solo per comprendere il mio disagio. Fortunatamente negli ultimi tempi si tende a fare molta più sensibilizzazione sull’argomento nelle scuole e questo perché, purtroppo, l’incidenza dei DCA è in aumento. Ma il superamento della stigmatizzazione non dovrebbe riguardare soltanto i disturbi del comportamento alimentare e nemmeno, più in generale, i disturbi mentali.

Bisognerebbe prendere atto della necessità di curare anche l’aspetto psicologico ed emotivo degli studenti; educarli ad esprimere ciò che sentono, ad esercitare l’empatia nei confronti degli altri. Ad imparare a chiedere aiuto e a non demonizzare le proprie ombre, ma ad accoglierle per poterle rischiarare. Bisogna restituire il giusto valore a quella domanda apparentemente così banale. Come stai?

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