De.sidera. Cyberbullismo: 5 cose da sapere assolutamente
De.sidera. Cyberbullismo: 5 cose da sapere assolutamente

De.sidera. Cyberbullismo: 5 cose da sapere assolutamente

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Il bullismo, in ogni sua forma, definisce un ramo sempre più saldo delle tipologie di disagio giovanile più diffuse in tutto il mondo. Soprattutto in epoca post pandemica, l’uso della tecnologia e dei social network ha prodotto degli effetti indelebili, soprattutto nelle fasce più giovanili: la riduzione significativa di un’intera vita sociale ad un mero oggetto elettronico era forse l’unica alternativa plausibile ed immediata, ma certamente tra le più rischiose e dannose.

Infatti, i dati statistici lo dimostrano chiaramente: il 33% dei giovani di tutto il mondo subisce episodi di bullismo online (SGD 4) e il 29% degli adolescenti non reagisce in alcun modo quando subisce un episodio di cyberbullismo (National Crime Prevention Council).

cyberbullismo
Fonte: Pexels

Inoltre, c’è un dato che ci ha stupito particolarmente: i giovani adulti che subiscono cyberbullismo hanno il doppio delle probabilità di avere comportamenti autolesionistici e suicidari (JMIR Publications). É dunque chiaro che parlare di questo tema così delicato è una missione per noi prioritaria: da qui il nuovo articolo della nostra rubrica De.sidera.

De.sidera: che cos’è?

É importante ribadirlo ad ogni possibile occasione: “De.sidera” è la rubrica del blog della nostra associazione di promozione sociale, “Univox” ets, e si occupa di dare spazio non solo alle tematiche connesse al tema del disagio giovanile, ma anche a testimonianza di persone che desiderano dare voce a malesseri presenti o passati vissuti sulla propria pelle. 

É questo, a volte, che manca terribilmente: la voce che resta in silenzio, perché si ha il timore del giudizio, dell’etichetta, della derisione. “Univox” è da sempre un luogo di connessione nonviolenta e non giudicante, di pura inclusione e ascolto empatico: da qui la necessità di creare questo spazio di racconto personale. Si può scegliere di raccontarsi in anonimo o no, proponendo un tema di proprio interesse o offrendosi disponibile per la trattazione di un argomento connesso alla nostra nicchia tematica. 

Se hai in te l’interesse di partecipare, puoi contattarci sul nostro indirizzo email: apsunivox@gmail.com. Accoglieremo la tua richiesta e sarà nostra premura ricontattarti. Non c’è alcun vincolo di età o alcuna assoluta forma discriminante: qui troverai sempre un posto sicuro.

1. Cosa si intende per cyberbullismo?

Come si legge nella pagina ufficiale del Ministero dell’Istruzione e del Merito, il cyberbullismo è la manifestazione in rete di un fenomeno più ampio e meglio conosciuto come bullismo. Quest’ultimo è caratterizzato da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo, o un gruppo di bulli, su una vittima. Oggi la tecnologia consente ai bulli di infiltrarsi nelle case delle vittime, di materializzarsi in ogni momento della loro vita, perseguitandole con messaggi, immagini, video offensivi inviati tramite smartphone o pubblicati sui siti web tramite Internet.

Fonte: Pexels

Il bullismo diventa quindi cyberbullismo, che definisce un insieme di azioni aggressive e intenzionali, di una singola persona o di un gruppo, realizzate mediante strumenti elettronici (sms, mms, foto, video, email, chat rooms, instant messaging, siti web, telefonate), il cui obiettivo è quello di provocare danni ad un coetaneo incapace di difendersi.

2. Le tipologie di bullismo online

Il cyberbullismo può assumere varie forme e comportamenti ed è importante conoscerli per intervenire rapidamente:

  • Flaming: litigi online che avvengono tramite direct o nelle app di messaggistica, spesso con comportamenti volgari per provocare l’altra persona.
  • Molestie: invio di ripetuti messaggi offensivi che possono includere abusi verbali e contenuti sessuali non richiesti.
  • Denigrazione: diffusione di informazioni false o dispregiative su una persona per danneggiarne la reputazione.
  • Cyberstalking: invio ripetuto di minacce allo scopo di intimorire la vittima. In alcuni casi, questo comportamento può costituire un reato.
  • Furto di identità: creare un account falso spacciandosi per un’altra persona, a volte rubandone le credenziali di accesso alle piattaforme e caricando contenuti imbarazzanti o dannosi.
  • Trolling: disturbare altri utenti online facendo scoppiare polemiche e litigi.

3. Alcuni segnali per riconoscere la vittima di un cyberbullo

I principali segnali di pericolo includono:

  1. Evitare le attività sociali
  2. Mutamenti frequenti di umore
  3. Smettere di andare a scuola
  4. Tensione nell’uso del telefono
  5. Isolamenti frequenti
  6. Peggioramento dei voti
  7. Ansia o tristezza dopo essersi connessi a internet

Nei casi meno estremi, la soluzione migliore è bloccare il persecutore. Inoltre, consigliamo ai genitori di migliorare la sicurezza dei dispositivi digitali dei propri figli e monitorarne l’attività utilizzando un programma di parental control.

4. I dati statistici da conoscere

Come dichiara il Cyberbullying Research Center, il 31% dei giovani adulti afferma che i propri coetanei interpreta male i loro messaggi o post sui social media: questo rivela una scarsa relazione comunicativa, giustificabile solo dall’immediatezza peculiare delle piattaforme social, dove l’impulsività è sempre dietro l’angolo. Inoltre, il 9% dei giovani adulti afferma che altre persone hanno pubblicato foto che li ritraggono in situazioni imbarazzati sui social media senza il loro permesso (Pew Research).

Sorprende molto che i bambini di 9 e 10 anni hanno più probabilità di essere vittime di bullismo sui siti di giochi, mentre i ragazzi dai 13 ai 16 anni sono più esposti sui social media (Parlamento europeo). Inoltre, il 42% degli adolescenti ha subito un episodio di cyberbullismo su Instagram, mentre il 37% lo ha subito su Facebook (Ditch The Label). Il 38% delle persone subisce episodi di cyberbullismo sui social media quotidianamente (Statista).

Fonte: Pexels

Se volessimo soffermarci più sul contesto scolastico, circa il 9% degli studenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni ammette di aver finto di essere un’altra persona online (Cyberbullying Research Center): pur sembrando pochi, è una percentuale davvero preoccupante vista l’età così prematura. Inoltre, 1 studente su 5 afferma di aver saltato almeno un giorno di scuola a causa del cyberbullismo (UNICEF).

A livello mondiale, il 33% dei giovani di tutto il mondo subisce episodi di bullismo online (SDG 4), mentre il 70% degli studenti con disabilità fisica ha subito un episodio di cyberbullismo (Ditch The Label).

In materia di genere, le femmine hanno un 30% di probabilità in più di diventare vittima di cyberbullismo rispetto ai maschi (UNICEF). Il 49% degli studenti LGBTQ+ ha subito un episodio di cyberbullismo (GLSEN).

5. Come intervenire o prevenire?

Fonte: Pexels

Il contatto diretto tra adulti e giovani è estremamente complesso e instabile: è per questo che non può essere una pretesa che, in caso di difficoltà, si chieda aiuto ai propri punti di riferimento. Esistono però degli accorgimenti utili da prendere in considerazione per intervenire o prevenire rischi di cyberbullismo. Ecco qualche consiglio:

  • Indagare sempre, ma con rispetto e senza pressione, sull’iter scolastico;
  • Controllare periodicamente le cronologie dei siti visitati;
  • Stimolare alla creazione di una password segreta e complessa, suggerendo di non condividere i codici segreti o altre informazioni che li possano rendere vittime di episodi di bullismo, né di non dare in prestito cellulari o computer portatili;
  • Incentivare le relazioni funzionali e sane;
  • Chiedere aiuto alla tecnologia, attivando le funzioni di sicurezza disponibili su numerosi programmi e servizi, come ad esempio quelle di windows 10, Xbox LIVE, play station e il lettore multimediale digitale Zune.
  • In generale, monitorare ogni cambiamento d’umore del ragazzo, che lo porta ad essere più isolato, agitato o depresso, o che manifesti una mancanza di autostima, senza altro motivo.
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