La solitudine come arte di stare bene con Sé stessə
La solitudine come arte di stare bene con Sé stessə

La solitudine come arte di stare bene con Sé stessə

Condividici

In un mondo sempre più iperconnesso, la parola solitudine continua ad evocare immagini cupe: isolamento, mancanza, esclusione, come se il solo desiderio di stare da solə con Sè stessə fosse un segnale negativo, uno stato da evitare che, inevitabilmente, porta con Sé un giudizio implicito, una lettera scarlatta che implica un segno di disagio o, peggio ancora, di fallimento sociale.

Eppure, questa narrazione è riduttiva e profondamente sbilanciata, poiché, contro ciò che siamo abituatə a concepire a causa della nostra cultura di appartenenza, esiste una dimensione della solitudine che è tanto nutriente quanto arricchente: è un tipo di solitudine che andrebbe recuperato, se non addirittura conosciuto, poi difeso e praticato, quotidianamente, aiutandosi a coltivare quello spazio interiore in cui possiamo finalmente imparare a stare con noi stessə nel nostro personale giardino. Non per necessità, ma per scelta.

Stare con Sé stessə nella cultura in cui cresciamo

La cultura in cui cresciamo sia fortemente orientata alla socialità , difatti sin dall’infanzia ci viene insegnato a condividere, a cooperare, a integrarci nei gruppi, a costruire relazioni. Sebbene coltivare rapporti interpersonali sia di fondamentale importanza, finanche dal punto di vista neurobiologico come viene esplicato in questo articolo, proprio per la realtà sociale in cui gli individui sono intercalati, ciò di cui la nostra cultura d’appartenenza è pressoché carente è restituire, fin dalla primissima infanzia, l’importanza della costruzione , sempre dinamica e nuova, della più importante forma relazionale : il rapporto con Sè stessə.

Ma nessuno ci insegna a rimanere con noi stessə, ad ascoltarci, a riconoscere il valore del nostro mondo interiore. La relazione con se stessə è la più lunga che avremo nella vita, eppure troppo spesso viene trascurata, relegata ai margini, come se non fosse una relazione da attenzionare e da esplorare. In un mondo dove siamo sempre più spintə all’interconnessione con l’altro, quando ci ritroviamo da solə, con noi stessə, non sempre siamo in grado di curare il giardino interiore che abbiamo, esso sia innevato, ricco di fogliame autunnale da dover ripulire, o fiorito.

Tuttavia, è proprio in quello spazio silenzioso che possiamo iniziare a incontrarci davvero, tutte le volte che abbracciamo la nostra solitudine, che scegliamo di restare solə, non in termini abbandoni ma come atto di cura, amore, scoperta, curiosità verso il giardino, unico e solo, entro cui staremo sempre e per sempre.
In questo tempio, che è la nostra solitudine scelta, possiamo scoprire quali sono le piante che vogliamo per adornare il nostro giardino interiore, possiamo ascoltarci per conoscere con quali ritmi abbiamo bisogno di poter stare con noi, e da queste informazioni personali conoscere quali sono le persone, le statue, le fontane, i fiori che vogliamo ospitare nel nostro giardino.
Non di meno, quali sono gli strumenti per rendere il nostro spazio interiore ospitale anche nelle stagioni più rigide.

Solitudine e valore personale

Uno degli output più frequenti dell’asset educativo che ci spinge all’iperconnessione e alla perfomartività, è credere che il nostro valore personale debba essere continuamente validato al di fuori da noi: fin dalla più tenera età, infatti, apprendiamo modelli relazionali in cui essere amate come persone significa essere viste, riconosciute da qualcun altro. Sebbene il rapporto con l’altro sia fondamentale perchè è anche attraverso il rapporto con l’altro che si ri-conosce Sè stessə , non è unicamente appoggiato all’altro, attraverso l’altro, con l’altro e nell’altro che dobbiamo andare a conoscerci, ricercarci. Rimanere incastratə in questa narrazione- schema rischia di far sviluppare individui il cui amore per Sé si costruisce per riflesso, nascendo pertanto già fragile.

L’autenticità non può essere delegata, l’amore per Sè è un amore che nasce nel silenzio della solitudine, un amore che non ha bisogno di spettatori che non siano semplicemente quelli che appartengono al soggetto , all’individuo singolo. Solo così è possibile connettersi profondamente con i propri bisogni più autentici, con le proprie risorse, con gli strumenti che possano soddisfare quei bisogni.

Sapersi amare e saper amare la propria solitudine non significa rinunciare alla co-costruzione con l’altro, tutt’altro , significa invece imparare a stare in relazione con Sé stessə con la stessa cura che riserviamo agli altri, imparando ad ascoltarsi e a sintonizzarsi per conoscere nuovi modi di poter stare con l’altro. Significa sviluppare l’abilità di ascoltare i propri bisogni senza aspettare che qualcuno ce li legittimi, praticare gentilezza interiore nei momenti difficili, concedersi tempo per ciò che nutre, incuriosisce, diverte, anche quando nessuno applaude, così da aiutarci a radicarci in una solidità affettiva interiore. Ed è proprio quando questa base è stabile che possiamo entrare in relazione con gli altri in modo sano, libero, e non sentendoci invece mossə dal bisogno. Soltanto dalla scelta.

Una modalità d’essere che va allenata come competenza psicologica

Saper stare da solə con se stessə è una competenza affettiva e psicologica che richiede allenamento, proprio come il tempo che dedichiamo alle piantine ogni volta che le innaffiamo per poter godere della loro fioritura. Richiede tempo, pazienza, e soprattutto una rivalutazione culturale profonda, poichè soltanto partendo da un’educazione collettiva, che si va a riappropriare del benessere del singolo individui come mezzo che veicola il bene collettivo, si potrà allora invertire la rotta della narrazione attuale. In questo articolo vi avevamo precedentemente parlato dell’importanza del concedersi del tempo.

In una società che ci vuole sempre disponibili, performanti e socialmente attivi, stare solə è un diritto di cui dobbiamo riappropriarci, un diritto da rivendicare, al fine di poter amare noi stessə nella quiete della nostra compagnia, nel giardino della nostra solitudine, scelta e vissuta in modo consapevole.

Teniamoci in contatto!

Iscriviti alla nostra newsletter, cercheremo di darti un abbraccio virtuale e farti sentire meglio, quando ne avrai il bisogno.

Non inviamo spam!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *