“La certezza può essere dolore. L’incertezza è pura agonia.”
Giorgio Faletti
Quante volte, davanti ad una scelta o nel momento in cui dobbiamo prendere una decisione, sia essa più o meno importante e vitale, ci troviamo in seria difficoltà perché non riusciamo prevederne l’esito? quanto soffriamo emotivamente a causa del dubbio? Tutti noi ci siamo trovati in situazioni di questo tipo. Tutti abbiamo più o meno ritardato una decisione o scelta; tutti abbiamo sofferto l’insicurezza di un risultato e abbiamo cercato di ridurre al minimo il rischio e i dubbi.
Per alcuni di noi, però, potrebbe essere tremendamente difficile restare nell’insicurezza senza che i sentimenti di paura e ansia prendano il sopravvento, generando un vissuto emotivo altamente corrosivo e doloroso, chiamato in psicologia “intolleranza all’incertezza”.
Vediamo insieme di cosa si tratta e come poterci avere a che fare.
In-certezza e in-tolleranza: cosa svela l’etimologia della parola
Qual è il reale significato di questa parola che tanto ci fa tremare e sussultare?
La parola “incertezza” deriva dal latino incertitūdo (incertitudine) o direttamente da incertus (incerto), composto dal prefisso negativo in- (“non”) e certus (“certo, definito, deciso”). Il termine indica l’essere incerto, mancanza di certezza, dubbio, precarietà o esitazione, derivando la sua radice dal concetto di ciò che non è fissato o determinato.

Treccani aggiunge che il termine assume diverse sfumature a seconda del contesto di applicazione: se riferito ad una persona, in particolare, si riferisce a “a. Stato più o meno passeggero di dubbio circa la verità di qualche cosa o i futuri sviluppi di una situazione […]” e “b. Indecisione […]”.
A notar bene l’etimologia della parola, nell’incertezza non risiede un esito decisamente negativo, ma solo sconosciuto.
Stessa radice quasi, ha la parola “intolleranza”, che con la sua compagna di definizione condivide il prefisso in-: di nuovo, “senza”: l’ intolleranza è quindi l’incapacità o impossibilità di sopportare un disagio fisico e similare. In parole semplici, significa non riuscire, o non essere capaci, di tollerare o sopportare qualcosa; in questo caso, il dubbio, l’assenza di certezze. Quando si sperimenta questo doloroso sentimento, si ha quindi una reale reazione di insofferenza nei confronti dell’ignoto.
Ma come si arriva a non tollerare l’incertezza?
Credenze e comportamenti che sostengono l’intolleranza
Spesso l’intolleranza deriva da alcune idee nucleari alla base: credenze dure a morire che permeano la nostra realtà, ovvero il modo in cui stiamo al mondo, lo percepiamo e ci muoviamo al suo interno. Queste idee ci guidano nell’interpretazione della realtà, nell’espressione delle nostre emozioni e nell’emissione di specifici comportamenti.

Sono frutto delle nostre esperienze di vita: le abbiamo apprese in dati momenti di vita e tendiamo a mantenerle stabili nel tempo, spesso anche quando la realtà invece spinge a disconfermarle. Facciamo qualche esempio:
- Posso stare tranquillo solo se ho la certezza del risultato
- Non sapere come andrà è terribile
- Prima di fare una scelta devo esserne sicuro al 100%, altrimenti sbaglierò sicuramente
- Se non faccio nulla accadrà qualcosa di tremendo: devo per forza, è mia responsabilità
Più queste idee sono rigide e non ammettono altri punti di vista, più il dubbio è vissuto come intollerabile, non sopportabile, finanche ad avere episodi di forte ansia e disagio psicologico, che spesso producono determinati comportamenti per cercare di “gestire” quel disagio, anche se alla fine, purtroppo, non sono realmente risolutivi. Alcuni di questi sono:
- evitamento della situazione
- controlli ripetuti delle azioni o decisioni, dei dettagli
- rimuginio per prevenire esiti negativi (di cui abbiamo parlato qui)
- perfezionismo (es. iperpianificazione)
Piccole tips di viaggio nell’incertezza
Possiamo relazionarci al dubbio in una maniera più amichevole e agevole, così che non siano l’ansia e l’intolleranza a prendere il sopravvento, ma un’attitudine più comoda e confortevole che ci permetta, appunto, di “saper-stare” nell’incerto. È necessario un piccolo (ma sostanziale) sforzo per ricordarsi che:
- Possiamo relazionarci con l’ansia senza temerla (ma nemmeno assecondarla): attraverso tecniche di respirazione, mindfullness, o lo svolgimento di attività rilassanti (ognuno ha le sue);
- L’incertezza è, in realtà, un concetto neutro: non sapere come evolverà una data situazione non è per forza indice che finirà male. L’esito dubbioso di una esperienza apre invece ad una duplice possibilità, perchè si ha il 50% delle probabilità che sia positivo (e non solo negativo!).
- Possiamo pensare all’intolleranza come al nostro rivale sul ring. Possiamo mettere in un angolo del ring la nostra ansia e il dubbio, dopo averli opportunamente ascoltati, e chiederci anche cosa invece potrebbe andare bene e quali conseguenze positive avremmo per noi. Siamo bravissimi a prevedere esiti negativi, ma lo siamo altrettanto nel pensare positivo?
E se..andasse tutto storto?invece andasse bene?
- Anche davanti ad un esito infausto, forse forse, possiamo farci qualcosa.
- Possiamo rimediare? Se si come? Se no, che alternative abbiamo?
- Possiamo riprovarci?
- Possiamo portarci dietro qualcosa di utile/positivo comunque?
Ma soprattutto..
- E’davvero così terribile come me lo immaginavo?
- Posso accettarlo?
- Possiamo chiedere aiuto: quando la sofferenza è tanta, o ci si sente completamente sopraffatti, o ancora, non si riescono a frenare i comportamenti di controllo di cui abbiamo parlato prima, ma si è intenzionati a cambiare e stare meglio, si può chiedere aiuto.

Un percorso psicologico può aiutare ad affrontare l’ansia, imparare a gestire l’incertezza, aumentare la soglia di tolleranza e, soprattutto, sviluppare credenze più razionali e comportamenti più efficaci e funzionali.
Noi siamo qui.
“Vivi o muori, ma per amor di Dio non avvelenarti con l’indecisione.”
Erica Jong
