Dell’autostima e dell’importanza di darsi valore
Dell’autostima e dell’importanza di darsi valore

Dell’autostima e dell’importanza di darsi valore

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“Mi chiedi qual è stato il mio progresso? Ho cominciato a essere amico di me stesso.”
Lucio Anneo Seneca

L’autostima è un costrutto psicologico di difficile definizione, ma che nel pensiero comune viene ampiamente utilizzato e, talvolta, non appropriatamente. Rappresenta un tema non solo da sempre attuale, ma anche trasversale a tante aree tematiche e aspetti di vita, in quanto facente parte del costrutto di sè e della sua definizione. Spesso, quando si parla di autostima, ci si riferisce “semplicemente” alla capacità di auto-valutarsi, soprattutto positivamente.

In realtà, come spesso accade, a dispetto di questa semplicità l’autostima è un concetto complesso e multifattoriale, composto da diverse componenti, e in grado di impattare in maniera importante sul benessere del singolo e sulla capacità non solo di valutare se stesso, ma anche gli altri e le situazioni che si trova a sperimentare. L’autostima è quindi implicata nel modo in cui ci parliamo, dialoghiamo col nostro sè interiormente, e ci diamo valore.

L’etimologia ci dice che la parola “autostima” è composta da “auto” (dal greco: sé stesso) e dal verbo latino “aestimare”, ovvero valutare, e in base a questa definizione, costituisce il processo attraverso cui ciascuno di noi dà valore a sé stesso.

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Ma esattamente com’è che si costruisce una buona autostima? E perché è così importante?

Autostima: differenza tra sé ideale e il sé reale

Si deve a Carl Rogers (1951), figura di spicco della psicologia umanista, l’introduzione del concetto di sé reale e sé ideale. Il sé reale rappresenta tutto ciò che siamo al momento attuale, o comunque ciò che sentiamo di rappresentare o di riuscire ad essere, mentre il sé ideale equivale a ciò che vorremmo essere, racchiudendo al suo interno quelle caratteristiche che vorremmo avere o sviluppare e che sentiamo di non possedere nel momento in cui ci stiamo auto-valutando. I due sè possono essere congruenti o non congruenti, a seconda di quanto sentiamo di essere vicini, col nostro sé reale, al sé ideale.

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Più sentiamo poco distacco dall’ideale, più ci sentiamo soddisfatti e, conseguentemente, proviamo stima di noi stessi, ci sentiamo efficienti ed efficaci in ciò che facciamo, e stiamo bene nei nostri panni. Ma se questo divario invece è percepito come ampio e, soprattutto, difficilmente colmabile, la nostra autostima risulterà molto carente, ci sentiremo inadeguati, inefficienti e aumenterà il rischio di sviluppare sentimenti spiacevoli quali la tristezza, lo sconforto, la disapprovazione di sè.

Questa discrepanza tra sé reale e sé ideale può però dipendere da almeno due fattori:

  1. Obiettivi irrealistici: se a comporre il nostro sé ideale ci sono obiettivi irrealistici o irrealizzabili per le possibilità attuali, la possibilità di realizzare o tendere al sé ideale appare alquanto complessa e frustrante;
  2. Obiettivi assenti o poco ambiziosi: se l’immagine del sé ideale viene costruita su un sé reale percepito come inabile, inadatto, manchevole, è possibile che la persona non sia in grado di prevedere per sé degli obiettivi di crescita, o che gli obiettivi siano limitati e scarse (o assenti) le aspirazioni di autorealizzazione.

Sia in un caso che nell’altro, un grande divario tra i due sé, soprattutto se mantenuto nel tempo, comporta conseguenze su tre aspetti del nostro funzionamento:

  1. Aspetto emotivo: possono emergere sintomi legati all’ansia e alla tristezza, alla frustrazione per l’impossibilità di raggiungere il proprio ideale, per l’impotenza percepita o per la convinzione di non poter aspirare a niente di meglio per sè;
  2. Aspetto comportamentale: può avvenire l’abbandono progressivo di obiettivi che ci si era prefisso di raggiungere, l’adeguamento a situazioni “di comodo” ma ritenute più alla propria portata, o l’evitamento di potenziali esperienze di crescita perché ritenute “troppo impegnative” per sé;
  3. Aspetto cognitivo: avviene la formazione o il rinforzo di idee negative legate alla percezione di sé, visto come “fallimentare”, “inadeguato”, “impotente” o “destinato alla mediocrità”, al modo in cui vengono percepiti e giudicati gli altri, visti spesso come migliori, più intelligenti, più belli o più fortunati, e l’estensione di queste idee distorte al mondo, vissuto come cattivo, troppo arduo e complesso da affrontare.

Va ricordato che l’autostima, come altre componenti di natura psicologica, non è statica, ma oscilla lungo un continuum che vede ai suoi opposti livelli estremamente bassi o alti di autostima. La sua mobilità la rende da un lato influenzabile, quindi migliorabile, dall’altro soggetta a innumerevoli influenze, interne ed esterne, come un ambiente familiare particolarmente invalidante, esperienze scolastiche o tra pari svalutanti e traumatiche, il confronto sociale al ribasso. Frasi svalutanti durante l’infanzia, traumi non elaborati o fallimenti percepiti come “prova” di incapacità possono minarla profondamente.

Perché è così importante migliorare la propria autostima

Avere una buona autostima è quindi importante perchè è qualcosa che influenza, indissolubilmente, molti aspetti della nostra vita quotidiana, come ad esempio il valore che diamo a noi stessi o la nostra capacità di problem solving di fronte ad una nuova situazione da fronteggiare. Alcuni tra gli effetti positivi sono:

  • Maggiore resilienza: una buona autostima permette di trovare in sé le qualità e le risorse per fronteggiare eventi negativi e “risollevarsi” (Balgiu, 2017);
  • Rispetto per il sé e creazione di relazioni più sane: dando importanza e valore al proprio sé, si è più propensi a ricercare nell’altro le stesse qualità e lo stesso rispetto, e si è maggiormente in grado di comunicare all’altro le proprie esigenze, nonché di imporre dei limiti alle relazioni (Clucas, 2020);
  • Competitività e ambizione: una buona autostima favorisce la possibilità di mettersi in gioco, prendersi dei rischi, compiere delle scelte e impegnarsi per raggiungere il miglior obiettivo con il massimo delle proprie capacità, consapevoli che, anche se non si dovesse riuscire, quel risultato non mina il proprio valore nella tua interezza.

Quando e perchè chiedere aiuto

Possono esserci dei casi in cui problemi connessi con l’autostima possono essere piuttosto gravi e importanti, al punto tale dal generare sofferenza psicologica e isolamento sociale, tali dal compromettere la salute e il benessere psicologico delle persone. Possono insorgere sentimenti di forte tristezza, disprezzo per il sè, ansia del giudizio sociale, che possono presentarsi in molteplici situazioni, manifestarsi con grande intensità, ed essere vissuti con grande insofferenza. Talvolta può essere difficile modificare questi vissuti da soli, ed è possibile sentirsi diversi, percepire scarsa comprensione dall’esterno, o non sentirsi abbastanza fiduciosi dal poter condividere questa sofferenza con nessuno.

Per questi motivi, può essere utile rivolgersi a professionisti esperti nel benessere psicologico che possano sostenute e accompagnare lungo un percorso psicologico e di crescita personale che permetta la messa in campo di strategie efficaci volte a modificare gli aspetti cognitivi, emotivi e comportamentali che influiscono sul mantenimento della sofferenza. Univox, ad esempio, fornisce attraverso PuntoPsi un servizio di supporto psicologico a prezzi calmierati previsto per chiunque senta il bisogno di iniziare questo percorso.

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