De.sidera. FOMO: il timore di essere esclusi
De.sidera. FOMO: il timore di essere esclusi

De.sidera. FOMO: il timore di essere esclusi

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Oggi si parla di FOMO nella rubrica di “De.sidera“, il timore di essere tagliati fuori da ciò che ci circonda. É nostra priorità trattare il fenomeno del disagio giovanile dal punto di vista dei suoi veri protagonisti – i giovani d’oggi -, e questa volta si concentrerà su una questione d’attualità di un’urgenza tale da essere considerata come un problema sociale serio e sempre in crescita.

Fomo

La digitalizzazione e i social network hanno senz’altro ribaltato il sistema di comunicazione e scambio sociale, offrendo l’opportunità a milioni di persone non solo di riconnettersi ad amici e affetti lontani con maggiore facilità, ma anche di costruire un vero e proprio percorso professionale. Tuttavia, ogni abuso è nocivo: il superamento di un limite, in qualsiasi fronte, è da ritenersi un rischio che merita attenzione e un idoneo piano di intervento. A tal proposito, è fondamentale trattare l’argomento della FOMO: scopriamo insieme di che si tratta.

Cosa si intende per FOMO?

FOMO” non è altro che un acronimo inglese per “Fear Of Missing Out”, che letteralmente si traduce con “timore di essere esclusi” da amici e conoscenti o da esperienze che possono risultare piacevoli ed entusiasmanti.

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Si tratta certamente di un fenomeno sociale correlato alla digitalizzazione della vita quotidiana e i soggetti più a rischio sono gli adolescenti, che in questa fase delicata della propria esistenza cercano continuamente l’approvazione da parte dei pari e, attraverso i social, si illudono di soddisfare questo bisogno.

Tuttavia, i rischi della FOMO sono in agguato anche tra gli adulti, soprattutto tra coloro che vivono condizioni di precarietà, sia affettiva che lavorativa. Questa insoddisfazione nei confronti della propria esistenza spinge i soggetti più fragili a credere che la vita che si posta sui social sia totalmente veritiera e nutrire l’errata impressione che gli altri siano sempre più felici, amati e di successo.

Il timore di essere esclusi in età adolescenziale è fisiologico, quasi ormai inevitabile: il ragazzo non invitato ad una festa può sperimentare una sensazione di malessere e disagio, come anche l’essersi perso una serata o un concerto perché si è perso il link dell’evento sui social. Le circostanze in cui la FOMO diventa un fenomeno patologico sono sempre in crescita e questa sensazione di disagio incontrollato e a volte totalizzante va ad influenzare pesantemente il funzionamento quotidiano dell’individuo. 

Come si riconosce la FOMO?

Se il controllo del proprio telefono diventa il primo pensiero al mattino e l’ultimo prima di andare a letto, questo può rappresentare un grande campanello d’allarme da non sottovalutare. A questa abitudine si aggiunge lo scrolling compulsivo e l’esigenza di postare foto o stories sui social ad intervalli regolari.

La FOMO è strettamente correlata alla dipendenza da smartphone e si caratterizza per:

  • iper-controllo compulsivo dello smartphone;
  • necessità di essere costantemente connessi;
  • incapacità di trattenersi dal leggere eventuali notifiche.

Si caratterizza per la necessità di aggiornare costantemente le pagine web e, da un punto di vista cognitivo, la FOMO è caratterizzata da pensieri ossessivi rispetto alla connessione. Solo quando questa necessità diventa estremizzata può provocare delle vere e proprie condizioni patologiche:

  • ansia sociale;
  • elevati livelli di stress:
  • insoddisfazione;
  • insonnia; 
  • sintomatologie ansioso depressive. 
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Inoltre, esistono diverse tipologie di FOMO e tra quelle più diffuse vi è la nomofobia, di cui abbiamo già parlato in uno scorso articolo. Non è altro che la frustrazione causata dalla sola idea di non essere connessi o di avere la batteria scarica al cellulare.

Ciò crea una sorta di ansia che può diventare cronica e ingestibile a lungo andare tanto da condizionare la qualità della vita e l’andamento di una giornata. Spesso questa forma di disagio è accompagnata dalla sindrome da vibrazione fantasma: essa si verifica quando si ha la percezione errata di aver sentito squillare o vibrare lo smartphone.

Come nasce la FOMO?

Lo spiega la psichiatra Donata Pratesi: La FOMO è sempre esistita, anche prima dell’avvento digitale, ad oggi però ci sono tante più occasioni per provare questo tipo di esperienza poiché siamo ininterrottamente esposti all’esperienza altrui. È come se la nostra vita fosse costantemente in vetrina, così come quella degli altri.

Prosegue la dottoressa: Tutto è esploso maggiormente con la creazione delle stories di Instagram che consentono di avere un report quotidiano delle vite altrui entro le 24 ore dalla pubblicazione: questo comporta un continuo controllo del social e dello smartphone”.

Se ci sono tante opzioni di scelta, questo può portare alla percezione che le esperienze che stanno vivendo altre persone siano migliori e più interessanti. L’individuo perde il senso della realtà e si basa sull’interpretazione dei post dei social network, conclude la specialista.

La libertà di scelta, e quindi la presenza di più opzioni, genera nella singola persona con la FOMO la sensazione di non aver fatto la scelta migliore, lasciando senso di angoscia e di inadeguatezza.

Come si combatte la FOMO? La risposta è JOMO

É essenziale ricordare che, quando si scrollano i contenuti sui social, immagazziniamo una percentuale di apparenza fallace spropositata. Nel nostro inconscio, il bagaglio emotivo che custodiamo dentro di noi si accumula di macchie e crepe, che rendono una percezione della realtà falsa e ingannevole. Nei momenti di negatività, sono questi i pensieri a prevalere su tutto: quella persona sta meglio di me, si diverte meglio di me, dunque vale più di me.

Dobbiamo imparare a sottostimare sui social si tende la felicità e il successo degli altri: non vediamo la reale condizione dell’altra persona, ma vediamo ciò che gli altri vogliono farci vedere. È fisiologico avere rimpianti, essere indecisi e avere paura di aver preso una scelta sbagliata.

La FOMO può dunque essere contrastata attraverso:

  • consapevolezza del presente: chi vive nel timore di perdere qualcosa è come se fosse sempre proiettato nel futuro o nel passato, fa fatica a rimanere nel qui e ora. A tal proposito gli esercizi di meditazione sono un percorso consigliabile e percorribile;
  • dare valore alle piccole cose: a volte si pensa che per essere felici occorrono un viaggio in America, la borsa firmata, una cena romantica pagata, la serata in discoteca. Si vive l’ebbrezza dell’emozione autentica anche con un abbraccio, una cioccolata calda condivisa o una sera per parlare e raccontarsi con amici o familiari.
  • imparare ad accettare i sentimenti di solitudine: la solitudine non è per forza qualcosa da cui dobbiamo fuggire o scappare, ma dedicarci del tempo è il primo passo per acquisire una maggiore autonomia. 
  • diminuire l’uso dei social: se l’uso delle tecnologie diminuisse gradualmente a favore di incontri in presenza, in cui il contatto fisico sostituisca quello telefonico, si otterrebbero crescenti vantaggi anche a livello psico-fisico.

Perché, allora, non creare l’antitesi di FOMO? La JOMO, joy of missing out, è la gioia di perdersi qualcosa. L’idea è: okay, ho perso quell’evento a cui tenevo, non ho vissuto quell’esperienza, ma ora sono qui e posso ancora rendere questo un momento speciale. La chiave per contrastare questo fenomeno in crescita tra i giovani è accettare la realtà per quello che è, vivendo ogni momento senza l’ansia di perdere qualcosa.

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